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Cronaca

Antimafia, relazione sulla camorra: clan sempre più integrati con politica e economia

Il documento della Dia sottolinea anche i nuovi interessi imprenditoriali della malavita campana e la sua capacità di muovere capitali verso alcune regioni italiane e alcuni stati esteri

La camorra prosegue la sua fase di evoluzione economica, con i clan più all'avanguardia che continuano a delocalizzare le loro attività volte al riciclaggio del denaro oltre i confini della Campania e dell'Italia. È quanto emerge nella relazione semestrale al Parlamento della Dia, la Direzione investigativa antimafia, relativa alla prima metà del 2022 e pubblicata in queste ore.

Commistione con politica e imprenditoria

Alcuni aspetti dell'agire camorristico trovano particolare sottolineatura nel documento. Innanzitutto viene evidenziata la “grave crisi valoriale che interessa ampie fasce di amministratori locali, funzionari della pubblica amministrazione e operatori economici che, sensibili al fascino del facile guadagno, si rendono disponibili a comportamenti collusivi e a pervasive pratiche corruttive, consentendo alla camorra di integrarsi a 'sistema' all'interno del circuito legale”. Insomma politica corrotta ed economia illegale fanno una loro parte nell'espansione dei clan.

Il “sistema”

“Le organizzazioni camorristiche più strutturate e dotate di una solida tradizione criminale – prosegue nella relazione l'organismo guidato da Maurizio Vallone – riescono a capitalizzare le proprie capacità di relazione e di intermediazione sul piano sociale, politico ed economico, creando pericolose contiguità all'interno di interessi di tipo criminoaffaristici”. La camorra “si muove nel tessuto economico e sociale con formidabile efficacia finanziando imprese e attività produttive in difficoltà e sfruttando le proprie capacità di mediazione per costituire reti di relazioni trasversali, funzionali alla capitalizzazione degli ingenti profitti illecitamente accumulati".

Nuove e vecchie attività

Una rete tentacolare sempre alla ricerca di nuove fonti di sostentamento, come risultano ora essere diventati il commercio di idrocarburi all'ingrosso e al dettaglio, o anche la raccolta di oli alimentari esausti. “La galassia camorrista in Campania – evidenzia ancora la Dia – è costituita da clan storici connotati da una stretta appartenenza familiare dei rispettivi componenti. Questi sodalizi hanno raggiunto nel tempo una posizione dominante all'interno del panorama criminale della regione in grado di esercitare un'incisiva regolazione dei mercati illeciti, soprattutto in materia di stupefacenti, nonché un capillare controllo dell'economia legale tramite la partecipazione finanche diretta in aziende, imprese e attività commerciali, sino a occupare talvolta intere filiere produttive”.

Tornando all'espansione degli affari camorristici, questi riguardano in particolare alcune regioni italiane e alcuni stati esteri. In Italia le ricchezze si muovono verso Lazio, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Molise e Sardegna. All'estero invece verso Spagna, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Austria e Romania.

La vera camorra nel tessuto economico e sociale

E di questa rete sommersa che pervade il tessuto economico e sociale, la Dia sottolinea un aspetto particolarmente inquietante: il fatto che sia nascosta agli occhi dell'opinione pubblica, “distratta” dalla violenta camorra di strada. “Il contesto criminale dell'area metropolitana di Napoli è caratterizzato da una iper-competitività tra clan – spiega infatti la relazione – cui corrisponde un frequente ricorso ad atti violenti, commessi anche con l'uso delle armi, che suscita allarme sociale e molto spesso distrae l'attenzione dell'opinione pubblica dalla crescente capacità collusiva/corruttiva dei grandi cartelli cittadini che, sfruttando radicate tradizioni criminali e stretti vincoli fiduciari, infiltrano il locale tessuto economico e sociale”.

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