Camorra, la relazione della Dia: "Sovrapposizione organizzata di clan"

I gruppi storici operano nell'ombra e si infiltrano nel tessuto economico, quelli emergenti, subalterni, si occupano di racket e spaccio: il quadro del fenomeno camorristico oggi in Campania

Immagine d'archivio

L'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia ha fatto il punto sulle attività criminali di camorra, mafia e 'ndrangheta sul territorio italiano.

In Campania, "la criminalità organizzata di tipo mafioso si conferma un fenomeno in continua trasformazione - recita il testo della Dia - anche in ragione di un tessuto sociale molto complesso. Ci si trova di fronte non tanto, come potrebbe apparire, a una caotica e più o meno violenta miriade di gruppi in continua contrapposizione, quanto piuttosto a una sovrapposizione controllata e organizzata di livelli criminali: in quello superiore, trovano posto le storiche famiglie con una radicata incidenza nel tessuto sociale, pubblico ed economico; in quello inferiore si collocano gruppi meno strutturati a livello organizzativo e strategico, deputati al controllo delle attività illegali su piccole porzioni di territorio".

Un'analisi inedita del fenomeno, che mette insieme contemporaneamente il suo presente ed il suo passato. Meno nuova è invece la capacità della camorra di fare impresa. Storiche organizzazioni camorristiche hanno creato col passare dei decenni "veri e propri apparati imprenditoriali, capaci di influenzare ampi settori dell'economia, locale e nazionale: giochi, ristorazione, compartoturistico-alberghiero, edilizia e rifiuti".

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A Napoli e nell'hinterland, "i sodalizi più strutturati continuano ad operare tenendosi prudentemente lontani dai riflettori, traendo beneficio dall'azione criminale dei gruppi minori, cui viene relegato lo spaccio di droga, il racket sui piccoli esercizi commerciali e l'usura". La Dia invece per Caserta parla di "figure di imprenditori-camorristi riusciti ad inserirsi in appalti per la realizzazione di opere pubbliche, con la spinta di organizzazioni camorristiche e la complicità di amministratori pubblici, ma anche a monopolizzare la gestione di interi comparti produttivi".

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