Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio ordinato dal carcere: così i Bidognetti regnano ancora

Secondo gli inquirenti, la fazione del clan dei Casalesi gestisce i traffici dal penitenziario di Poggioreale: 37 arresti

Un omicidio ordinato dal carcere, utilizzando uno dei tanti telefoni cellulari introdotti illegalmente.  La fazione Bidognetti del clan dei Casalesi sarebbe ancora organizzata su vincoli di sangue e guidata dai familiari più stretti dello storico capo clan Francesco Bidognetti, detto Cicciotto 'e mezzanotte, da tempo detenuto in regime di 41-bis.

In particolare, secondo le indagini, il clan sarebbe stato gestito da uno dei figli, che, sebbene in carcere, avrebbe utilizzato telefoni cellulari introdotti illegalmente nella struttura penitenziaria, rinvenuti dal personale del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria. Quarantacinque indagati e 37 arresti, tra carcere e domiciliari, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Dda di Napoli sulla riorganizzazione del clan dei Casalesi. Un'inchiesta che riaccende un faro sulle fazioni Schiavone e Bidognetti e che ha portato agli arresti di Gianluca e delle sorelle Katia e Teresa Bidognetti, tutti figli del boss.

L'uomo avrebbe impartito ordini e direttive funzionali a dirigere il gruppo e a promuovere le attività illecite eseguite da affiliati liberi, arrivando a organizzare un omicidio ai danni di un noto affiliato allo scopo di ridimensionare la sua ascesa criminale all'interno del clan. Altre due figlie dello storico capoclan avrebbero, invece, continuato a percepire stabilmente somme di denaro provento delle diverse attività criminali.

La fazione Bidognetti eserciterebbe, inoltre, il controllo delle attività delle agenzie di onoranze funebri dell'agro aversano, in virtù di accordi criminali stretti già negli anni '80, attraverso un "consorzio di imprese", che è stato sottoposto a sequestro e condurrebbe attività usuraie con la cessione di somme di denaro a imprenditori e cittadini, che, sebbene in condizioni di forte difficoltà economica, si sarebbero visti applicare tassi d'interesse del 240 per cento.

I Bidognetti avrebbero, inoltre, avuto la disponibilità di armi attraverso le quali esprimere la propria forza intimidatrice per assicurarsi il controllo del territorio. Oltre al reato associativo, a carico di esponenti delle due fazioni sono stati contestati reati come le estorsioni ai danni di numerosi operatori commerciali (un imprenditore sarebbe stato ferito alle gambe da colpi d'arma da fuoco per poter ottenere il denaro richiesto), traffico di sostanze stupefacenti e controllo della vendita della droga realizzato da pusher che sarebbero stati costretti a versare denaro a esponenti del clan per garantirsi la gestione delle piazze di spaccio.

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