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"Alleanza di Secondigliano", de Magistris: "Dimostrata l'eccellenza del contrasto al crimine a Napoli"

126 le misure cautelari nei confronti di altrettanti presunti esponenti dei clan Contini, Mallardo e Licciardi

“Esprimo grande soddisfazione per le ordinanze di custodia cautelare eseguite oggi dal raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, unitamente ad altre Forze di Polizia, su indagini molto importanti effettuate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Ancora una volta si dimostra l'eccellenza delle forze dello Stato e di contrasto al crimine organizzato presenti nella nostra città". E' il commento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris sulle 126 misure cautelari nei confronti di altrettanti presunti esponenti dei clan Contini, Mallardo e Licciardi componenti l'”Alleanza di Secondigliano. Il sodalizio criminale, ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, esercitava una "pressione estorsiva asfissiante su ogni genere di attività commerciale e controllava un numero impressionante di attività”. A nessun caso documentato, però, è mai corrisposta una denuncia dell'esercente vessato.

Blitz all'alba, sgominata l'Alleanza di Secondigliano

La camorra che ha le mani sulla città”

Melillo ha definito l'Alleanza un "cartello mafioso che controlla in maniera pervasiva le attività criminali dell'intera area metropolitana di Napoli", una "camorra che ha le mani sulla città". "Questo cartello mafioso – ha proseguito il procuratore – ha una struttura federativa, ciascun gruppo è dotato di ampi margini di autonomia organizzativa e operativa, ma al contempo esiste una funzione direttiva comune alla quale sono affidate le decisioni sulle questioni più importanti".
È emerso anche il modus operandi del gruppo: “Ricorre solo in casi estremi all'omicidio, e controlla direttamente o tramite prestanomi un numero impressionante di attività d'impresa nei settori più disparati".

Il caso dell'ospedale San Giovanni Bosco

Una situazione particolarmente grave è emersa, dalle risultanze investigative, nell'ospedale San Giovanni Bosco. "Era diventato la sede sociale dell'Alleanza di Secondigliano – ha spiegato Melillo – gli uomini dei Contini controllavano il funzionamento dell'ospedale, dalle assunzioni, agli appalti, alle relazioni sindacali". In sostanza, ha sottolineato il procuratore, "l'ospedale era diventata la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione certificati medici falsi". "Il controllo mafioso del funzionamento dell'ospedale San Giovanni Bosco – ha quindi aggiunto – si realizzava attraverso la partecipazione anche di sanitari, a volte indotta dalla paura e a volte dalla coincidenza di interessi".

"OSPEDALE DON BOSCO SEDE DELLA CAMORRA"

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