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La protesta dei comitati per la bonifica (Ansa)

La protesta dei comitati per la bonifica (Ansa)

Bonifica Bagnoli, più ombre che luci nella relazione della Corte dei Conti su Invitalia

Per una bonifica di fatto mai avvenuta, sono stati finanziati ad Invitalia interventi per 442,7 milioni (87,5 già effettivamente erogati), che si aggiungono ai 117 milioni e ai 285 milioni erogati precedentemente a Bagnolifutura

Non una stroncatura, ma una mezza bocciatura sì. La Corte dei Conti ha analizzato quanto fatto da Invitalia a Bagnoli nel trienno che va dal 2015 al 2018, ovvero quello in cui l'Spa del Ministero dell'Economia ha fatto da soggetto attuatore (lo è tuttora) della riqualificazione nel quartiere ex industriale a Napoli Ovest. E le risultanze – pubblicate nella relazione conclusiva approvata oggi – non sembrano entusiasmanti.

La bonifica del Sin (acronimo di Sito di Interesse Nazionale), opera iniziata addirittura nel 1996, viene definita dalla Corte dei Conti "ancora lontana dalla sua conclusione, malgrado l’enorme onere finanziario sostenuto nei 25 anni di attività", questo a fronte addirittura di "risultati talvolta anche peggiorativi dell’inquinamento dell’area, causati da interventi di bonifica non idonei". Il cronoprogramma parla – approssimativamente – di un fine lavori fissato per il 2027, ma sono molti i punti critici che al momento fanno pensare si possa andare ben oltre quella data.

Intanto, per una bonifica di fatto mai avvenuta, sono stati finanziati ad Invitalia interventi per 442,7 milioni (87,5 già effettivamente erogati), che si aggiungono ai 117 milioni e ai 285 milioni erogati precedentemente a Bagnolifutura – Stu (Società di Trasformazione Urbana) partecipata dichiarata fallita ed al centro di un processo ora arrivato al secondo grado di giudizio. La somma? È la ragguardevole cifra di 845 milioni di euro, di cui 490 già spesi per ottenere quello che si vede oltre il perimetro di via Diocleziano e via Coroglio: il deserto.

Invitalia dal 2015 a oggi

Le responsabilità di Invitalia non sono però precedenti al 2015. Da allora, spiega ancora la Corte dei Conti nella sua relazione, sono state "realizzare soltanto attività di studio e di 'caratterizzazione' delle aree, propedeutiche alla progettazione degli interventi di bonifica e di risanamento [...], tuttora in corso, e che allo stato vedono il Commissario impegnato nell’attivazione degli atti necessari alla configurazione urbanistica dell’area e alla programmazione delle opere di bonifica".

Nel giugno 2019, poi, il commissario ad acta Francesco Floro Flores ha adottato lo stralcio urbanistico del Piano di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana (Praru), con il quale è stata individuata la destinazione urbanistica dell’area all’interno del sito, step fondamentale per la programmazione delle bonifiche. "Lo stesso, però – rileva ancora la Corte – presenta criticità sia sotto il profilo della definizione delle strutture da realizzarsi, sia sotto quello di una non puntuale previsione finanziaria".

I punti critici rilevati

Innanzitutto secondo la Corte dei Conti "è necessario affrontare urgentemente la problematica della colmata, la cui rimozione è prevista,da oltre venti anni". Serve inoltre un "maggiore livello di dettaglio, nei documenti di programmazione dell’opera, sia sotto il profilo operativo che sotto quello finanziario".

Al momento – per un'opera in cantiere dal 1996 – non sono stati ancora individuati i siti nei quali destinare i materiali inquinati, questi provenienti anche dal fondale marino circostante.

Altro problema, questo apparentemente in via di superamento, è l'Eternit. Spiega la relazione che "malgrado i fondi siano stati posti a disposizione del soggetto attuatore già dal 2017, la bonifica dell’ex area Eternit, all’interno del Sin, non è stata ancora ultimata". La gara ad ogni modo risulta aggiudicata lo scorso maggio, e – assicura Floro Flores – il cantiere è prossimo all'apertura.

Il futuro a breve

La Corte dei Conti nella sua relazione sottolinea che il commissario governativo ha già stipulato una nuova convenzione con Invitalia che prevede un cronoprogramma di 18 mesi per quantificare meglio risorse finanziarie e attuazione dei progetti. Una temporizzazione del da farsi per cui "è necessario assicurare la piena funzionalità della cabina di regia dell’intero intervento e delle relative conferenze dei servizi, al fine di giungere alla definizione di una cornice programmatica condivisa e della conseguente esecuzione del progetto di bonifica".

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