Cronaca

Bambini armati, spacciatori e killer: quando la camorra ruba l'infanzia

I clan utilizzano spesso i minori per reati che riguardano la droga, il trasporto e la custodia di armi e persino per uccidere: le conseguenze giudiziarie sono infatti di minore entità

Napoli: bambini armati, assoldati dalla camorra per le piazze di spaccio e persino per uccidere. A svelare la realtà di questa infanzia rubata è un'inchiesta di Amalia De Simone per il Corriere TV. La giornalista stava facendo riprese nella zona orientale di Napoli per documentare il fenomeno della prostituzione minorile, quando si è imbattuta in un bambino di circa 10 anni, nei pressi del campo Rom di Gianturco, che aveva tra le mani un fucile, anche se senza caricatore. Il piccolo, che si è accorto di essere stato ripreso, è poi scappato con l'arma e si è rifugiato all'interno della baraccopoli.

Inevitabile chiedersi a chi stava portando quel fucile e come ne era entrato in possesso.

Purtroppo la camorra utilizza spesso bambini per il trasporto o la custodia delle armi, oltre che per molte altre attività illecite. La cosa è dimostrata da moltissime indagini, spiega ancora la giornalista. E non è difficile capire perché: le conseguenze giudiziarie per un minorenne sono di minor peso, quindi la malavita preferisce affidare ai ragazzini molti 'compiti' rischiosi.

L'inchiesta continua con le rivelazioni agghiaccianti di una ragazza di 17 anni di Secondigliano, che si lascia intervistare coperta in modo da non essere riconoscibile e che conferma, appunto, che il sistema arruola moltissimi minorenni sia per lo spaccio di droga sia per trasformarli in killer. Ragazzini mandati ad uccidere. La 17enne racconta che tanti dei suoi amici e persino i suoi fratelli sono stati assoldati dal sistema. Un sistema che al minimo errore non esita a punirli con molta violenza, come se non fossero bambini. E poi racconta dei guadagni: 150 euro al giorno per chi fa il palo, fino a 3 mila euro a settimana per chi spaccia, di più se si custodiscono armi o si diventa un killer. "Ma quelli che uccidono si drogano, perché se avessero un minimo di cervello non potrebbero avere la forza di uccidere uno che nemmeno conoscono" dice la ragazzina.

"A volte - spiega un'operatrice sociale intervistata - sono le stesse famiglie che 'propongono' i ragazzini ai clan, oppure si tratta di bambini che vivono in contesti così poveri e degradati che subiscono il fascino di queste figure della malavita organizzata, ma sicuramente parliamo di infanzie rubate"

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