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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Sant'antonio abate

Sequestrata nota azienda di pomodori: il motivo

Ad agire i carabinieri in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, emesso dal giudice per le Indagini Preliminari

I carabinieri del comando gruppo per la tutela ambientale di Napoli, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, emesso dal giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, hanno proceduto al sequestro di un’azienda conserviera. In particolare, dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata ed espletate dai Carabinieri del NOE di Napoli, che si sono avvalsi della collaborazione tecnica dell’ARPAC, è emerso che l’attività produttiva dell’azienda “LA ROSINA s.r.l. ” di Sant’ Antonio Abate (NA), consistente nella lavorazione, nel confezionamento e nella vendita di passata di pomodoro, con marchio “bio”, si sarebbe svolta in violazione della normativa ambientale, soprattutto con riferimento allo scarico dei reflui industriali e alla gestione dei rifiuti. Nello specifico i militari del NOE hanno accertato, a seguito di prova idraulica, condotta con l’utilizzo del colorante naturale — cd. fluorescina - : - la presenza di un uno stabile collegamento abusivo (cd. by pass), senza soluzione di continuità, tra la vasca di raccolta dei reflui, prima di essere immessi in fogna, tramite pompe ad immersione, ed il canale di bonifica, che confluisce nel torrente Marna, tributario del frume Sarno; - l’esistenza di un collettamento diretto nel predetto canale di bonifica, attraverso un sistema a pressione, di una vasca di raccolta delle acque di dilavamento del piazzale, provenienti dal lavaggio dei pomodori e degli automezzi; - la confluenza dei reflui relativi ai servizi igienici, direttamente in fogna, by passando il trattamento depurativo.

I presunti illeciti

La condotta illecita accertata avrebbe cagionato una compromissione ed un deterioramento significativi delle acque del citato canale MARNA, per effetto della presenza, nelle acque di scarico, di sostante inquinanti, che avrebbero dovuto formare oggetto di una preliminare attività di depurazione mai realizzata. Le indagini hanno consentito, inoltre, di accertare lo stoccaggio di varie tipologie di rifiuti speciali anche pericolosi (fresato di asfalto, imballaggi in plastica, imballaggi in ferro contaminati da sostanze pericolose, batterie al piombo) in aree dello stabilimento non ricomprese nell’atto autorizzativo, con conseguente realizzazione di un deposito incontrollato di rifiuti. Il provvedimento cautelare reale, che riguarda la totalità dell’azienda conserviera e alcune aree pertinenziali della stessa non censite sulle planimetrie e sull’atto autorizzativo, si è reso necessario al fine di evitare la compromissione ulteriore dell’ambiente circostante e del fiume Sarno. Per la prima volta risulta accertato il reato di “impedimento al controllo”, previsto dall’art. 452 septies c.p., in quanto i titolari dell’azienda sequestrata avrebbero immutato artificiosamente lo stato dei luoghi, predisponendo una serie di artifici finalizzati ad intralciare l’attività di controllo della Procura della Repubblica e della Polizia Giudiziaria.

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