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Cronaca

L'avvocato risponde: il Diritto-Dovere di vivere i figli e il loro bisogno di ascolto

Il parere dell'avvocato Sabrina Sifo per NapoliToday

“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”. È partendo dal pensiero di Leonardo Da Vinci che  si può comprendere quanto, per i bambini e i minori, sia fondamentale l'essere ascoltati. L'atto dell'ascolto, infatti, per i giovanissimi rappresenta un modo per sentirsi riconosciuti come individui capaci di avere consapevolezza di se stessi. O meglio, come esseri dalla spiccata intelligenza emotiva in grado di crescere serenamente e di gestire le proprie emozioni nella piena  conoscenza di ciò che si viene percepito. L’ascolto per i minori si trasforma in una condizione basilare per l'attuazione di un vero e proprio diritto. Così come quello sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Ed è partendo da questi presupposti che i soggetti di minore età devono essere messi in condizione di esprimere il proprio pensiero in ogni  situazione.

Ascoltare i minori, in altre parole, è un preciso dovere degli adulti e delle istituzioni che devono rispettare tale obbligo dalla famiglia alla scuola, fino all'aula del tribunale. Un diritto umano, quello dell'ascolto, che, tuttavia, considerata la sua notevole importanza, deve lasciare ai minorenni anche la possibilità di scegliere di non essere ascoltati. Una chance che può addirittura sembrare contraddittoria ma ben presente tra i punti cardini della  Convenzione di New York. Definire le modalità migliori per l’ascolto dei bambini e dei ragazzi in sede giurisdizionale rappresenta, dunque, un momento fondamentale per la tutela concreta dei loro diritti. Tant'è che a proposito di separazione e divorzio,  la valorizzazione del minore come soggetto nella fine della relazione dei genitori, risulta sempre più ampliata con il minore ascoltato nel giudizio nonché portatore di specifici diritti che incidono sulla sua persona. A tale riguardo, il minore può richiedere anche al giudice la nomina di un curatore (un legale che lo rappresenti).

In sintesi, l'ascolto del minore infradodicenne diventa basilare anche nel momento in cui il giudice deve decidere circa il suo affidamento e il cosiddetto “diritto di visita”. Ossia quel potere-dovere riconosciuto al genitore non collocatario o non affidatario di incontrarsi con i propri figli a seguito dell’insorgere della crisi coniugale. Un dovere che prima trovava tutela per la sua inosservanza quasi esclusivamente in sede penale (art 388 cp, mancata osservanza di un provvedimento del giudice) ma che attualmente, con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia, trova maggiore tutela con delle sanzioni in sede civile capaci di sostenere il minore in termini di speditezza e concretezza.

Con l’introduzione dell’art. 473 bis che riguarda i provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni, il giudice può, d’ufficio modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: a) ammonire il genitore inadempiente; b) individuare ai sensi dell’art. 614 bis la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento; c) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro fino a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende. L’attuazione delle sanzioni previste per l’inosservanza del “diritto di visita” da parte del genitore non collocatario, con l’inosservanza dell’analitico piano genitoriale predisposto, ci potrà far concludere che lo stesso si è trasformato in un dovere per il genitore ed in un'ulteriore possibilità per i figli di poter avere una relazione significativa e continuativa con il padre e la madre al di là della loro crisi coniugale". 

(Avvocato Sabrina Sifo)

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