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Curarono un latitante ferito, medici assolti: “Prevale il diritto alla salute”

Ribaltate le sentenze dei primi due gradi di giudizio in cui erano invece stati condannati per favoreggiamento

"Il diritto alla salute prevale sulle esigenze di giustizia": la Corte di Cassazione ha così motivato l'assoluzione di due medici campani che curarono un camorrista latitante ferito in un conflitto a fuoco. I due sanitari non denunciarono l'accaduto, né stilarono un referto medico, ed operarono il ferito nella sua abitazione. In primo e secondo grado i due erano stati invece condannati per favoreggiamento.

Tutto iniziò da una telefonata ricevuta da uno dei due, una richiesta d'aiuto che il medico – poiché l'intervento richiesto era "estraneo alle sue competenze" – girò ad un suo collega chirurgo, avvertendolo che la famiglia in questione "non era buona". Ai due sanitari si è risaliti perché il ferito fu comunque successivamente arrestato, e sottoposto a radiografie dovette spiegare ferita ed operazione subita.

Secondo i magistrati non c'è “dubbio sulla consapevolezza in capo agli imputati della situazione di illegalità in cui versava il paziente destinatario delle cure richieste”. Una circostanza che però non è valsa loro il reato di favoreggiamento a causa della “non procrastinabilità delle cure mediche da prestare”.

La Corte di Cassazione ha poi sottolineato quello che ritiene un errore dei giudici nei precedenti gradi di giudizio, in quanto essi hanno condannato i due imputati per un favoreggiamento concretizzatosi non nell'aver aiutato il camorrista ad eludere le indagini, ma per “non aver favorito le ricerche dell'autorità”, ovvero non rifiutandosi di eseguire l'intervento a domicilio e non spingendo il ferito a rivolgersi ad un ospedale pubblico.

Perché si configuri il favoreggiamento a carico di un medico, spiega la sentenza, è necessario che il suo dovere professionale vada oltre “il limite della diagnosi e quello della terapia”, un limite che non è superato per il solo fatto che sia stato operato a domicilio un camorrista ferito. Infine, sul mancato referto, la Corte di Cassazione ha aggiunto che i camici bianchi possono ometterlo “ogni qualvolta dalla sua redazione derivi la possibilità di esporre a procedimento penale la persona alla quale egli ha prestato assistenza”.

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