A Chi l'ha visto parla l'altro indagato per l'accoltellamento di Arturo: "Ero al lavoro"

Il ragazzo lavora per un mastro pastoraio di San Gregorio Armeno: "Conosco 'o Nano, ma non lo frequento più". Il datore di lavoro conferma: "Era qui, lo testimoniano tante persone"

(frame da Chi l'ha Visto, puntata del 17 gennaio 2018)

Nella puntata del 17 gennaio la redazione di Chi l'ha visto è tornata sul caso di Arturo Puoti, il 17enne colpito da dodici coltellate potenzialmente letali nel pomeriggio del 18 dicembre a via Foria. Le indagini finora hanno portato un ragazzo in carcere (noto come ''O nano') con l'accusa di tentato omicidio e un altro iscritto nel registro degli indagati. Ad altri due minorenni sono stati sequestrati i telefoni cellulari, ma al momento non risultano tra gli indagati. La redazione del programma di RaiTre ha ascoltato la versione dei fatti del secondo indagato: "Io in quel giorno lavoravo, lavoro come apprendista da un mastro pastoraio di San Gregorio Armeno. Non ero lì. Conosco il ragazzo in carcere, lo frequentavo ma non l'ho più visto da quando lavoro. Nelle immagini diffuse dalla Polizia non riconosco nessuno". Questa la versione del giovane, peraltro confermata dal datore di lavoro, che spiega: "Era qui da me quel giorno, al 50mila %. L'hanno visto tutti i clienti. Se è stato lui allora io devo andare in carcere subito perché sto facendo falsa testimonianza". 

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I giornalisti di Chi l'ha visto hanno poi ascoltato la madre del ragazzo: "Spero prendano presto gli altri responsabili perché mio figlio non era neanche lì. Sono malata, non posso subire questi colpi. Sto aspettando che ''o purpo se coce 'int a ll'acqua sua', poi andrò io a fare una bella denuncia nei confronti di chi ha detto che mio figlio era coinvolto. Lui è un ragazzo pulito".

agg 3-2

La madre di Arturo, Maria Luisa Iavarone, in collegamento in diretta ha detto: "Mi auguro davvero che il figlio di quella signora non sia coinvolto. Ma a quel punto il quartiere deve essere coeso e indicare i reali responsabili. Sembra assurdo che in una strada affollata nessuno abbia visto. Mi auguro che quel ragazzo riconosca i reali responsabili".

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