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Arrestato Ciro Nappo, l'ultimo latitante del clan Gionta

Finita la sua seconda latitanza. I carabinieri lo hanno arrestato tra Torre del Greco e Trecase

I carabinieri del Nucleo operativo di Torre Annunziata hanno arrestato pochi minuti fa il latitante del clan Gionta, Ciro Nappo. I militari, comandati dal maggiore Leonardo Acquaro, hanno stretto le manette ai polsi all'ultimo dei latitanti del clan di palazzo Fienga nel corso di un'operazione condotta insieme alle teste di cuoio dell'Arma. I carabinieri sono intervenuti nella strada panoramica tra Torre del Greco e Trecase dove l'uomo si nascondeva in un fondo agricolo. Nappo era latitante dal marzo 2015 e per lui era la seconda latitanza. Già il 1 ottobre 2009 venne arrestato dai carabinieri che lo trovarono all'interno di un bunker ricavato nella cucina di un'abitazione nel quadrilatero delle carceri. Dopo un periodo di detenzione tornò in libertà e si diede di nuovo alla fuga forte della sua capacità in fatto di latitanze. Nappo è uno storico rappresentante del clan Gionta di Torre Annunziata.

Nel 93' sponsorizzò, con Salvatore Palumbo, l'ingresso di Aniello Nasto nel clan dei “valentini”. A riverarlo è stato proprio il collaboratore di giustizia in uno dei numerosi interrogatori resi alla Dda, ricordandolo come un “esponente di spicco”. In particolare Nappo viene considerato dagli inquirenti, su conferma del pentito, uno dei killer del clan di Palazzo Fienga. Secondo Nasto, avrebbe commesso l'omicidio di Eliodoro Amo, alias il “puffo”, vicino al clan Limelli, il 20 luglio 1992. “L'omicidio venne eseguito da Nappo e Salvatore Palumbo, che utilizzarono una motocicletta XT600 rubata. A guidare la motocicletta fu Palumbo mentre Nappo sparò alla vittima con una 9x21”. Per questo delitto Nappo è stato processato e assolto dalla Corte d'Appello d'Assise di Napoli con una sentenza del 12 dicembre 2006, prima dell'inizio della collaborazione di Nasto. Il collaboratore lo ritiene già appartenente al gruppo di fuoco, nonostante la giovane età, della prima generazione del clan obbedendo agli ordini di Valentino Gionta e Ciro Paduano.

Per rispondere agli stessi nel maggio 2002 è stato condannato, per occultamento di un arsenale del clan, nel processo Nuvoletta + 46, il primo maxiprocesso ai “valentini”. Secondo Nasto era un esperto di latitanza godendo di appartamenti con cunicoli che sbucavano all'interno della sagrestia della Basilica della Madonna della Neve, di cui si è servito anche Nasto per sfuggire ai blitz e che ha indicato come possibili nascondigli di Umberto Onda. Secondo le intercettazioni, durante la sua latitanza Nappo si recava a casa sua a mangiare con la moglie e sfuggì alla cattura il 28 aprile 2006, quando gli agenti trovarono il suo piatto ancora fumante.   

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