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“La mia vita è finita, 30 anni di carcere, non ce la faccio”: la resa del ricercato Cirillo

Durata 25 minuti la trattativa con i carabinieri per scendere dal tetto dello stabile di Acerra dove era nascosto

Quando ha realizzato che con quell'arresto la sua vita era segnata ha tentato un gesto estremo, salire sul tetto dello stabile dove era nascosto. Chissà cosa avrà pensato in quegli attimi Francesco Cirillo atteso da 30 anni di carcere per l'omicidio dell'imprenditore Domenico Noviello che aveva osato ribellarsi al clan dei casalesi. “La mia vita è finita, 30 anni di carcere, non ce la faccio” ha urlato ai carabinieri che lo hanno trovato ad Acerra. Ha voluto parlare solo con il tenente colonnello Salvatore Sferlazza che ha fatto allontanare tutti i colleghi e ha intavolato una “trattativa” per riuscire a convincerlo a non fare gesti avventati.

La resa 

Dopo 25 minuti Cirillo si è consegnato ai militari e agli agenti della polizia di Caserta. Gli investigatori hanno trovato nella sua disponibilità quattro cellulari e una carta d'identità valida per l'espatrio. Secondo le ipotesi degli uomini che ne hanno seguito le tracce avrebbe potuto recarsi in Spagna per proseguire lì la sua latitanza. Cirillo è considerato uno degli elementi dell'area stragista di Setola. L'omicidio per cui è stato condannato a 30 anni di carcere è quello di cui fu vittima l'imprenditore Domenico Noviello. Quest'ultimo ricevette una richiesta estorsiva da parte di alcuni uomini del clan dei Casalesi tra cui proprio Cirillo.

L'omicidio di Domenico Noviello 

L'imprenditore decise di denunciare tutto insieme al figlio Massimiliano ma fu vittima della ritorsione del clan. Setola avrebbe sfruttato Cirillo per permettergli di vendicarsi di Noviello e allo stesso tempo lanciare un segnale forte a tutti gli altri imprenditori che non avrebbero voluto pagare. Cirillo, a seguito della denuncia di Noviello, era stato condannato a quattro anni di carcere per estorsione. Il 16 maggio 2008 si consumò la vendetta di Cirillo. Noviello fu assassinato a Castel Volturno da un commando che trovò la base d'appoggio grazie al latitante arrestato ieri. Cirillo provò anche a costruirsi un alibi ma la collaborazione di Setola rovinò tutti i suoi piani visto che una volta pentito il killer dei casalesi vuotò il sacco e chiamò in causa anche Cirillo. Per questo motivo, il suo coinvolgimento nell'assassinio dell'imprenditore gli è valso una condanna definitiva a 30 anni che dopo l'arresto di ieri sarà costretto a scontare in carcere.

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