Cronaca

Arresti clan Sibillo, cellulari nascosti in parti intime: così i capi comunicavano dal carcere

Secondo le intercettazioni, erano le donne a introdurre gli apparecchi all'interno delle case circondariali. Dalle prigioni partivano gli ordini ai sottoposti

Telefoni cellulari introdotti illecitamente in carcere. Così i capi del clan Sibillo gestivano gli affari anche dall'interno dei penitenziari. E' un dato che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Dda di Napoli nei confronti di 21 persone che, secondo la magistratura, sarebbe affiliate al sodalizio criminale. 

Dall'ordinanza si legge: "Napoletano Antonio, Gambardella Giuseppe e Matteo Giovanni, esponenti di rilievo del clan, utilizzavano telefoni per conversare con l'esterno". E ancora: "...per continuare a gestire le attività illecite devono mantenere costanti rapporti con chi è in libertà e per far questo devono essere in grado di impartire ordini a qualsiasi ora del giorno".

Da decine di intercettazioni si evince che erano le donne del clan a portare gli apparecchi all'interno delle case circondariali, nascondendoli in parti intime del corpo che sfuggivano alle perquisizioni degli agenti della polizia penitenziaria. In una conversazione del marzo 2019 con il figlio Antonio Napoletano, detenuto a Teramo, Assunta Manzo, raggiunta il 28 aprile dall'ordinanza cautelare, chiede: "Ti devo portare il telefono? Me lo mettevo sotto 'parti intime' e lo entravo. Il caricabatterie ti serve? No? Allora mi devo mettere sotto 'parti intime' solo il telefono". 

In un'altra intercettazione, risalente a quel periodo, Napoletano parla con il padre Giosuè, chiedendogli di "...andare alle cinque e mezzo fuori da Lello delle granite, perché ci stanno certi amici miei che devono darti un telefono". A questo punto il padre si interroga: "Che ci devo fare". pronta la risposta del figlio: "Me lo devi portare". 

Invece, in un dialogo telefonico tra Giuseppe Gambardella e la moglie Carmela Napoletano, viene spiegato uno dei metodi per passare il telefono dalle mani di chi lo porta a quelle del detenuto. La donna spiega al marito come si è organizzata con la madre per il trasporto degli apparecchi: "Le ho detto 'mamma Giuseppe si mette il Giubbino lungo, tu mentre lo saluti prima te lo metti nelle scarpe perché li non ti controllano. Quando lo abbracci che ce ne stiamo andando, te lo levi dalla scarpa e te lo metti nella manica. Poi mano mano te lo scendi e quando saluti Giuseppe glielo metti nella mutanda indietro". 

Secondo gli inquirenti è proprio dal carcere che, sempre nella primavera 2019, partirono gli ordini per reagire alla pressione che i Mazzarella, cartello rivale dell'Alleanza di Secondigliano, cui è affiliato il clan Sibillo, stavano esercitando nel centro storico per conquistare terreno . 

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