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Porto, truccati tutti gli appalti dal 2013: c'è anche via Marina

 

Manutenzione stradale, segnaletica, infrastrutture, alloggi. Sarebbe estesa a tutti i lavori all'interno del Porto di Napoli dal 2013 a oggi la mano criminale di un associazione a delinquere composta da imprenditori e funzionari dell'Autorità portuale. Almeno è questo che emerge dalle indagini della Procura, coadiuvata dalla Guardia costiera, che hanno portato all'arresto di sei persone per misura cautelare e all'interdizione ai pubblici uffici di un settimo soggetto. 

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Ai domiciliari sono finiti titolari di imprese e dirigenti pubblici che avrebbero pilotato gli appalti degli ultimi sei anni. A essere interdetto dai pubblici uffici, invece, è Emilio Squillante, attualmente membro dello staff della presidente dell'Autorità portuale, già ex segretario generale. Per quest'ultimo, il giudice ha rigettato la misura cautelare dei domiciari. 

Un'indagine partita per accertare la presenza del clan Mazzarella all'interno de Porto di Napoli e che ha portato a svelare un complesso sistema corruttivo con due enormi conseguenze: un costo fiscale spaventoso per lo Stato e una qualità dei lavori scadente e ben al di sotto degli standard di sicurezza. 

Secondo gli investigatori, l'apparato ruoterebbe intorno alla figura di Pasquale Ferrara, ufficialmente un consulente, ma in realtà considerato il dominus dell'associazione. E' a lui, a cui sarebbe riconducibile direttamente o indirettamente la guida delle imprese coinvolte, che i funzionari avrebbero girato informazioni per poter vincere senza difficoltà le gare. 

Secondo quanto emerge dall'ordinanza della Procura, Ferrara avrebbe fatto affidamento sulla collaborazione di diversi dirigenti e impiegati.

Per gli inquirenti, il gruppo era solito stanziare grosse somme di denaro con bandi criptici per la realizzazione di varie opere. Successivamente, con alcune modifiche, la quantità di lavori veniva diminuita mentre la somma restava sempre uguale. Negli anni, si sarebbero anche specializzati nel frazionamento degli importi tra più aziende compiacenti. Come se non bastasse, l'autorità giudiziaria ha appurato azioni di dissuasione ai danni di aziende che non facessero parte del sodalizio. Fino a oggi, però, nessun imprenditore ha sporto denuncia. 

Un'accelerazione decisa alle indagini è stata data dalla confessione rilasciata da un funzionario dell'Ufficio manutenzione. La vicenda di oggi è connessa anche alla frode fiscale per i lavori di via Marina. 

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