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Antonio Zimbaldi

Antonio Zimbaldi

La battaglia di Antonio, sfigurato dal lavoro: “Dal 2009 senza rimborsi sanitari”

Da sette anni copre con una maschera le ustioni al viso. L'Inail non restituisce alla sua famiglia le spese anticipate per gli oltre 50 interventi chirurgici a cui si è dovuto sottoporre

La storia di Antonio Zimbaldi è un calvario lungo sette anni, da quando cioè un grave incidente sul lavoro gli sfigurò il viso e ustionò gran parte del corpo. Le spese necessarie per gli oltre 50 interventi chirurgici cui fu costretto a sottoporsi furono anticipate da suo padre. Una cifra importante, della quale Antonio e la famiglia aspettano ancora il rimborso da parte dell'Inail.

La trasmissione Radiazza, su Radio Marte, ha stamane ospitato Antonio. In diretta, i conduttori Gianni Simioli e Francesco Borrelli hanno telefonato al direttore dell'Inail. Questi prima ha risposto di non aver mai ricevuto la documentazione necessaria, poi incalzato da Simioli, Borrelli e dallo stesso Antonio ha riattaccato. “Sono disgustato – ha commentato Nino D' Angelo, anch'egli presente negli studi di Radio Marte – non ci si comporta così. Non permetterò che Antonio resti solo”.

"Io non chiedo l'elemosina o la pietà – racconta Antonio – ma solo di avere quello che mi spetta come infortunato grave del lavoro. Solo di creme, che non sono rimborsabili, se ne vanno ogni mese migliaia di euro e la mia famiglia è allo stremo. Non farci avere i rimborsi è crudele oltre che ingiusto”. “Quello che mi fa più male – continua Antonio – è la mancanza di umanità della gente. Molti ridono guardando la mia maschera di silicone pensando si tratti di uno scherzo, altri cambiano marciapiede spaventati. L'episodio peggiore è avvenuto in un noto ristorante della Riviera di Chiaia. Non mi permisero di sedermi a tavola”.

“Antonio è un figlio di Napoli e i locali che non lo fanno entrare perchè indossa la maschera – aggiungono Simioli e Borrelli – commettono un reato oltre che un atto vergognoso. Questi ristoratori, assieme al direttore dell'Inail che non paga ancora i rimborsi dal 2009, dovrebbero vergognarsi profondamente”.

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