Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca San Ferdinando / Vico S. Anna di Palazzo, 7

Nove anni fa moriva Antonio Landieri: vittima innocente della camorra

Il 25enne fu scambiato per uno spacciatore e freddato con due colpi di pistola. Si trattò della prima vittima innocente con disabilità. Il dramma dei familiari: il ragazzo inizialmente fu dipinto come criminale

Il Il 6 novembre del 2004, esattamente 9 anni fa, moriva per mano dalla camorra Antonio Landieri.

LA VICENDA: Due proiettili alla schiena stroncarono la vita di un innocente durante un agguato ai "Sette Palazzi", rione in cui abitava, nella nota "Faida di Scampia". Landieri, che aveva solo 25 anni ed era disabile dalla nascita a causa di una complicazione durante il parto, fu scambiato per uno spacciatore del quartiere, insieme a cinque suoi amici. Si trattò della prima vittima innocente della camorra con disabilità. Gli altri ragazzi del gruppo furono feriti alle gambe, ma Antonio, a causa della sua difficoltà motoria non riuscì a fuggire e resto vittima di quell'assurdo attentato (i cui responsabili non sono ancora stati accertati).

Il dramma per la famiglia di Antonio, assunse connotati ancora più tragici, quando al giovane furono negati i funerali pubblici e fu seppellito come un boss. Il ragazzo venne dipinto come un criminale internazionale dalla stampa, tutto a causa di indagini troppo frettolose.

La battaglia dei familiari di Antonio ( che fanno anche parte del "Coordinamento dei familiari delle vittime di camorra"), per ridare la dovuta dignità al nome e alla morte del ragazzo, è andata avanti a lungo, anche nelle aule di tribunale. Intanto, nel 2007 a Scampia è nata l'associazione Vo.di.Sca (per il recupero e la promozione culturale del quartiere e che collabora con l'associazione contro le mafie "Libera"), acronimo di Voci di Scampia, dedicata alla sua memoria.

Ad Antonio è stato anche dedicato il libro Al di là della neve, storie di Scampia scritto da suo cugino Rosario Esposito La Rossa, vincitore del Premio Siani 2008, trasformato in reading teatrale curato da Mario Gelardi, con l’attrice Maddalena Stornaiuolo

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