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Antigone Campania: “Chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari, sono manicomi”

Il portavoce dell'associazione Antigone Campania e componente dell'Osservatorio nazionale sulle condizione della detenzione denuncia le condizioni di inumanità e degrado degli ospedali psichiatrci giudiziari

Dario Stefano Dell'Aquila, portavoce dell'associazione Antigone Campania e componente dell'Osservatorio nazionale sulle condizione della detenzione dichiara: "Le conclusioni del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa (Cpt) confermano, purtroppo quanto da anni abbiamo denunciato e cioè che gli Ospedali psichiatrici giudiziari altro non sono che manicomi e che come tali andrebbero chiusi".


"Il giudizio del Cpt è netto - ha dichiarato il portavoce dell'associazione - ed evidenzia le condizioni di inumanità e degrado che vivono gli internati dell'Opg di Aversa. Un problema che non deriva solo dalle condizioni di sovraffollamento (che certo sono una aggravante) ma dal meccanismo manicomiale in sé e dalle sue dinamiche di annullamento sociale del sofferente psichico. Un elenco di criticità - condizioni igieniche e di vivibilità minime, carenza di personale civile, assenza di attività di reinserimento sociale, insufficienza del livello di assistenza sanitaria - che va affrontato, come lo stesso Cpt chiede in sede nazionale e non può essere più tollerato. Solo pochi mesi fa abbiamo registrato il decesso di un internato morto per il proprio rigurgito e di un altro morto per tubercolosi".


"In merito alla coercizione - ha concluso Dell'Aquila - vorrei ricordare che non è possibile archiviare questa pratica come un residuo del passato se fino a un anno fa era praticata con regolarità (ed è ancora utilizzata nell'OPG di Napoli e in Italia), né attribuire lo stato di crisi al passaggio della sanità penitenziaria al sistema sanitario nazionale. Anzi. Lo spirito della riforma è chiaro e mira alla chiusura e al superamento del manicomi giudiziari. Ci sono le condizioni amministrative per chiudere e trasformare questi posti. A nostro avviso le difficoltà sono di tipo culturale e di sensibilità istituzionale, visto che abbiamo bisogno che sia un organismo europeo a ricordarci la brutalità di questi luoghi ai quali ci siamo assuefatti".

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