Clan Gionta, agguato al genero di don Valentino

Giuseppe Carpentieri, marito di Teresa Gionta, è stato ferito mentre era sul balcone

Giuseppe Carpentieri, il marito di Teresa Gionta, è stato ferito da colpi d'arma da fuoco nel primo pomeriggio a Torre Annunziata. Il genero del fondatore della cosca Valentino, è stato sparato da sicari appostati sul tetto di un palazzo vicino al suo. L'uomo era sul proprio balcone quando è stato raggiunto da diversi colpi d'arma da fuoco che l'hanno ferito alla gamba e all'inguine. È stato soccorso immediatamente e portato all'ospedale di Boscotrecase. I medici gli hanno prestato le prime cure in ambulanza e, dopo averlo stabilizzato, l'hanno trasferito d'urgenza all'ospedale Maresca di Torre del Greco. Dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico urgente. Al momento non si hanno notizie certe sulle sue condizioni di salute. L'indagine è affidata ai carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Torre Annunziata.

Il ruolo di Carpentieri 

Carpentieri era stato da poco scarcerato dopo aver scontato 27 anni di carcere. Cinquanta anni, venne condannato a 30 anni di carcere per aver partecipato nel 1993 al duplice omicidio di Alfredo Nasti e Ciro Fraschetta. È stato poi coinvolto in un'altra inchiesta, quando l'antimafia scoprì che gli uomini del clan Gionta riuscivano a comunicare dal carcere con i membri del clan ancora liberi.

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Le parole del sindaco 

A distanza di poche ore dalla notizia di un agguato consumatosi in un palazzo di corso Vittorio Emanuele III a Torre Annunziata nei confronti di un esponente del clan Gionta, arriva la ferma condanna del sindaco Vincenzo Ascione.

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«Neanche l’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo da circa due mesi riesce a fermare la mano armata della camorra. Il gravissimo episodio avvenuto oggi pomeriggio, testimonia come la criminalità organizzata, seppur fortemente ridimensionata da arresti e condanne, grazie al lavoro incessante delle Forze dell’ordine e della Magistratura, continua nel tentativo di distruzione del tessuto sociale ed economico della città. È evidente – continua il primo cittadino - che la lotta per estirpare questo cancro non è ancora terminata e che bisogna sempre mantenere alta la tensione e l’attenzione nei confronti di questi fenomeni malavitosi. Abbiamo totale fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine – conclude Ascione -, e sono più che certo che investigatori e inquirenti sapranno far luce su quanto accaduto, assicurando alla giustizia i responsabili del raid consumatosi oggi pomeriggio. Ahinoi, questa vicenda getta nuovamente ombre su un’intera comunità che tenta in ogni modo di scrollarsi di dosso l’etichetta di città di camorra, che ormai appartiene al passato. Perché indietro non si torna. Lo dobbiamo alle forze sane della città e ai tanti imprenditori che stanno scommettendo sulla definitiva rinascita di Torre Annunziata».

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