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Santobono, estintore contro un'infermiera. Il primario: "Vogliamo presidio di polizia"

L'allarme lanciato dal personale dell'Ospedale pediatrico: "Aggressioni verbali e minacce tutti i giorni. In due casi si è sfiorata la tragedia". Una dipendente: "Abbiamo paura, ci sono giorni in cui credo di non farcela"

Aggressioni verbali e minacce quotidiane, due aggressioni fisiche nell'ultimo mese. E' il bilancio di guerriglia del pronto soccorso dell'Ospedale Santobono di Napoli. In un paio di occasioni si è sfiorata la tragedia, come quando un utente ha preso un estintore e lo ha scagliato contro un'infermiera, salva grazie allo scudo umano di colleghi e guardie giurate. 

"Sono così frequenti che alcune neanche le denunciamo più" afferma Enzo Tipo, primario del pronto soccorso. Ed è per questo motivo che i medici dell'ospedale pediatrico hanno scritto una lettera al Ministero per chiedere un presidio di polizia nell'area destinata all'emergenza. Drappello che pare sia stato riconosciuto solo al Cardarelli: "Questo - prosegue il primario - è l'unico pronto soccorso pediatrico della Campania, registriamo 200mila accessi all'anno, quasi 300 al giorno". 

Tra medici e infermieri serpeggia una preoccupazione crescente. Ne è testimone Sabrina Abate, infermiera, oggetto di diverse aggressioni verbali e testimone di quelle fisiche: "Madri e padri ne dicono di tutti i colori. Minacce, offese. Spesso mi dicono che mi aspettano nel parcheggio. Ho visto gli occhi dei colleghi che hanno avuto scontri fisici e c'è paura. Io amo questo lavoro, ma il pensiero che quando vado via posso essere aggredita mentre raggiungo l'automobile non mi fa stare tranquilla". 

Carichi di lavoro e atti di violenza sono tra i principali motivi per cui il personale fugge dalla rete d'emergenza. Lo conferma anche Enzo Tipo: "Il nostro è un pronto soccorso diverso dagli altri. Qui si viene a lavorare ancora con piacere, ma nei giorni successivi agli episodi violenti l'umore è pessimo e spesso c'è qualcuno che dice basta". 

A dire basta ci ha pensato spesso anche Sabrina: "Me lo sono detto tante volte, ma è un pensiero che non ho mai concretizzato. Mi chiedo quanto riuscirò a resistere". Il personale attende il presidio di polizia: "Ben venga - conclude il primario - Noi vogliamo solo lavorare tranquilli. Senza un'opera di repressione non si può ricominciare". 

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