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L'addio di Sepe: "La lotta alla camorra è la priorità"

Dopo 14 anni, il cardinale lascia la Curia di Napoli. Il suo successore sarà don Mimmo Battaglia: "Ho voluto lanciare messaggi contro la malavita da subito, è la zavorra che impedisce alla Campania di eccellere"

 

C'era commozione nelle parole di commiato di Crescenzio Sepe che dopo 14 anni lascia la guida dell'Arcidiocesi di Napoli. Il cardinale ha provato a mascherarla con la solita ironia e con qualche frse in napoletano, ma l'emozione era evidente. Sepe lascia il posto a don Mimmo Battaglia e al suo successore indica la strada: "Continuare con le opere di carit verso i poveri e con i messaggi contro la malavita organizzata". 

Anche nel giorno del suo saluto, il vescovo uscente ha voluto puntare il suo discorso sulla camorra, vero cancro della Campania "...un muro che impedisce ai cittadini di poter emergere, soprattutto ai giovani". Il suo, come in tante altre occasioni, è un monito alle istituzioni perché "...se la camorra prende piede è a causa del disagio sociale ed economico in cui vive la popolazione. Per questo, bisogna attuare ogni sforzo possibile affinchè ci sia più lavoro per i ragazzi". 

Sepe resterà al suo posto per l'amminstrazione ordinaria fino al giorno dell'insediamento ufficiale di Battaglia, del quale ha letto una lettera: "Napoli - scrive il nuovo arcivescovo - incrocio di bellezza e di ricchezze umane, con la sua complessità e i suoi evidenti problemi, alcuni antichi, altri nuovi, rappresenta il vero tesoro del Sud. La capacità di resistere al crollo di molte speranze, che trovo simile a quella della mia gente di Calabria, è la vostra e la nostra forza. Accanto al desiderio di questa umanità che vuole rialzarsi, ci sono tanti che sperano e lottano ogni giorno per la giustizia, l'onestà, l'uguaglianza e la preferenza verso i più deboli". 

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