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Cronaca Ponticelli

Abusi su un minore. L'avvocato di don Mura: "E' innocente"

Parla il legale del parroco condannato in primo grado a risarcire Arturo Borrelli per violenza carnale ai tempi della scuola: "Ricorreremo in appello perché la responsabilità del mio cliente é stata accertata ricorrendo a presunzioni. Mancano prove dirette"

Proseguirà in appello il processo civile che vede Arturo Borrelli accusare don Silverio Mura di abusi sessuali, subiti ai tempi della scuola. La sentenza di primo grado ha riconosciuto colpevole il parroco, all’epoca docente di religione di un Arturo dodicenne, e ha condannato lui e il Ministero dell'Istruzione a un risarcimento di 320mila euro. Una sentenza definita storica perché arrivata trent’anni dopo i fatti denunciati.

Ed è questo uno degli elementi su cui si baserà l’appello del parroco affidato, come il primo grado di giudizio, all’avvocato Augusto Imondi: “Ricorreremo all’impugnazione della sentenza perché don Mura respinge con fermezza gli addebiti che lo dipingono come un pedofilo - spiega il legale - nega che gli episodi raccontati da Borrelli siano mai avvenuti. Inoltre, siamo convinti che la sentenza non sia sostenuta da prove sufficienti".

Avvocato Imondi, andiamo con ordine. Che cosa stabilisce la sentenza di primo grado?

Innanzitutto è doveroso ricordare che si tratta di un processo civile. Quello penale non si è tenuto perché, a seguito della denuncia del Borrelli nell’anno 2010, lo stesso pubblico ministero ha rilevato d’ufficio la prescrizione. Per questo motivo, il giudice civile ha dovuto incidentalmente accertare le responsabilità derivanti da un asserito reato di violenza carnale, pur senza disporre dei più ampi poteri inquisitori del giudice penale, per poi decidere sul conseguente risarcimento. Dopo la acquisizione di documenti, testimonianze e di una complessa perizia d’ufficio, la sentenza ha determinato in euro 320mila il risarcimento al quale il Mura ed il Miur sono tenuti per gli abusi che risalirebbero alla fine degli Anni ’80.

È corretto, quindi, affermare che il giudice di primo grado ha concluso che don Silverio Mura ha usato violenza nei confronti di Arturo?

Questa è la conclusione alla quale il Tribunale di Napoli è pervenuto, ribadisco ai soli fini risarcitori, e avverso la quale proporre appello.

Don Silverio Mura si professa innocente?

Assolutamente sì. Lui nega che ci sia stato qualsiasi episodio di violenza carnale. Inoltre, sarebbe un caso atipico di pedofilia. Il pedofilo è un soggetto seriale, che non riesce a controllare questo terribile istinto verso i minori. Invece, ad oggi, Arturo Borrelli è l'unico che lo ha denunciato.

Quali sono gli elementi su cui si fonderà il ricorso?

Tengo a precisare che il giudice di primo grado ha gestito il processo in termini assolutamente corretti, assicurando l’integrità del contraddittorio. Tuttavia, è pervenuto a conclusioni che non possiamo condividere. La decisione ci appare il frutto della sopravvalutazione di alcune circostanze e della sottovalutazione di altre importantissime circostanze di segno diverso. Manca in ogni caso una prova diretta dei gravissimi comportamenti ascritti al Mura e delle sue responsabilità.

Quali sarebbero gli elementi che, secondo lei, sarebbero stati sottovalutati?

Per esempio, il notevole lasso di tempo trascorso (almeno 30 anni) tra i fatti descritti e la loro denuncia. A questo, aggiungo che Borrelli ha conservato nel tempo costanti rapporti cordiali e, anzi, affettivi con il Mura, che è stato chiamato a celebrare il suo matrimonio e a battezzare i suoi figli. Inoltre, dobbiamo considerare la circostanza che il Borrelli ha avuto una vita normale, creandosi una famiglia e avendo un lavoro stabile di guardia giurata, che presuppone il possesso di perfette condizioni psicofisiche anche legate al porto d’armi.

Come se non bastasse, malgrado il Mura abbia per almeno venticinque anni esercitato l’insegnamento nelle scuole medie e ricoperto la carica di parroco, occupandosi prevalentemente di adolescenti, non ha mai subito nessuna altra censura. Vi è, ancora, il complesso tema del termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, che il giudice ha determinato in anni 15 decorrenti dal momento in cui il Borrelli avrebbe avuto consapevolezza dell’abuso e delle sue conseguenze: è evidente che un tale criterio, se non rigorosamente applicato secondo parametri certi ed inequivoci, finisce per creare una condizione di assoluta incertezza dei diritti, sostanzialmente vanificando del tutto il concetto stesso di prescrizione. Infine, ci sono l’esito del procedimento investigativo dalla Curia di Napoli, che non ha portato all’accertamento di responsabilità in capo a don Mura, e l’esito del procedimento penale canonico, nel 2019, con la quale il Mura è stato assolto da ogni imputazione.

Il Tribunale Ecclesiastico, però, non è riconosciuto dal nostro ordinamento. Non costituisce una prova.

Credo che si tratti di un ulteriore elemento sul quale il Tribunale avrebbe dovuto approfondire, poiché il procedimento penale ecclesiastico, di natura inquisitoria, è stato lungo e articolato, ha comportato l’acquisizione di numerosi elementi di prova e non poteva non essere considerato quantomeno quale circostanza distonica rispetto alle conclusioni alle quali il Giudice monocratico è pervenuto. D’altra parte, sono stati molto frequenti negli ultimi anni i provvedimenti giurisdizionali con i quali la Chiesa ha invece condannato e allontanato i preti che si sono macchiati di pedofilia.

C'è anche la testimonianza di chi sostiene di essere stato abusato a sua volta e di aver visto Arturo Borrelli nella casa di don Mura.

Ritengo che anche questo punto sia dubbio. L'esito delle prove orali raccolte ha un contenuto assai controverso. Si tratta di fatti risalenti agli anni 1986-1990 allorché uno dei testimoni, considerato decisivo, aveva meno di dieci anni, più piccolo di Borrelli stesso, quindi circa 8 anni. Dopo trent'anni riferisce che ricorda nitidamente quegli episodi, di aver riconosciuto Arturo, di averlo visto uscire dalla casa del parroco e che, secondo lui, c'era stata una violenza sessuale come quella da lui subita. Inoltre, questa persona ha espressamente dichiarato di voler chiedere a sua volta un risarcimento. Per tale sola ultima ragione, la sua testimonianza appare inattendibile, se non addirittura inammissibile. Potrebbe infatti verificarsi il paradosso per cui il teste, che con la sua deposizione ha consentito nel caso in esame di pervenire all’accoglimento della domanda risarcitoria del Borrelli, potrebbe nel prossimo processo che egli intenterà contro il medesimo Mura avvantaggiarsi proprio della testimonianza Borrelli.

La sua valutazione cambierebbe se si dovesse arrivare a un giudizio definitivo di colpevolezza?

Non credo. La responsabilità del mio assistito é stata accertata ricorrendo a presunzioni. Sono poi senz’altro d’accordo sul fatto che la pedofilia e gli abusi sui minori costituiscono reati riprovevoli e che vadano adeguatamente perseguiti. Su questa vicenda, ripeto molto controversa, resterà sempre un dubbio che non potrà mai essere fugato con certezza. Nessuno potrà mai stabilire in maniera incontrovertibile se la violenza carnale si sia o meno verificata.

Per rivedere l'intervista di Napolitoday ad Arturo Borrelli, clicca sul link

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