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Abusi edilizi al Cmo, la proprietà: «Costretti a licenziare 70 dipendenti»

L'amministratore Luigi Marulo ha annunciato la decisione della proprietà per la chiusura del reparto di Medicina nucleare

Un'ipotesi che la proprietà aveva paventato durante i giorni successivi al rinvio a giudizio per presunti abusi edilizi e che adesso sembra essere diventata realtà. La famiglia Marulo, titolare del Centro medico Oplonti di Torre Annunziata, ha annunciato questa mattina di dover licenziare 70 dei 140 dipendenti della struttura. Il provvedimento arriva a seguito del rigetto dell'istanza di dissequestro della struttura che ospitava il reparto di medicina nucleare: «Dover oggi rinunciare alla branca di medicina nucleare del Cmo si ripercuote sull’intera attività aziendale.

Negli ultimi giorni, dopo aver abbandonato ogni speranza di poter riaprire il reparto, ci siamo interrogati sulla possibilità di salvare il resto dell’azienda, o in alternativa far decadere tutto. Dopo aver eliminato tutti i costi possibili, è emersa una necessità irreversibile. Oggi l’azienda è in esubero di circa 70 unità lavorative su 140. Pertanto saranno avviate nei prossimi giorni tutte le procedure previste dalla legge per poter addivenire ad una soluzione che tuteli tutti i dipendenti allo stesso modo».

A parlare è l'amministratore Luigi Marulo che ha reso nota la decisione dell'azienda nel corso di una conferenza stampa. «Dopo la decisione del Tribunale, anche con il contributo dei nostri consulenti legali e tecnici, abbiamo vagliato tutte le possibili soluzioni per poter riaprire la struttura ed erogare le prestazioni in regime di accreditamento. Ma allo stato è impossibile prevedere le modalità e i tempi per poter raggiungere tale obiettivo. Abbiamo dovuto, nostro malgrado, prendere atto di tale circostanza e dovuto maturare una serie di decisioni basate, tra l’altro, prendendo atto di provvedimenti giudiziali interlocutori ma con conseguenze reali incalcolabili.

L’iter giudiziale ed amministrativo, avviato nel marzo 2017, con azioni penali, amministrative comunali e amministrative sanitarie, ha già fortemente penalizzato la struttura, essendo stata la stessa chiusa per oltre sette mesi fino al fatidico 30 luglio 2018. In questi sette mesi (giugno 2017-gennaio 2018), l’impresa ha onorato gli impegni verso tutti i dipendenti, collaboratori e fornitori. Il danno subito, calcolabile per decine di milioni di euro, non sarebbe nuovamente sostenibile per un ulteriore, indefinito, periodo di tempo». Queste le parole della proprietà che mandano nello sconforto i dipendenti dell'azienda.

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