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Martedì, 16 Luglio 2024
Storie

Mimì alla Ferrovia. Storia del leggendario ristorante di Napoli che compie 80 anni

Nei pressi di Piazza Garibaldi, una trattoria a conduzione familiare che ha fatto la storia del quartiere Vasto di Napoli e che, partendo da una fortissima matrice tradizionale, cerca di evolvere verso una cucina più contemporanea

Ci sono ristoranti che solo a nominarli indicano la città di appartenenza. Così è per “Mimì alla Ferrovia”: si dice Mimì e si dice Napoli. La sua storia inizia nel 1943, in piena seconda guerra mondiale: Ida ed Emilio Giugliano – conosciuto appunto come Mimì – aprono, incuranti e determinati, la loro trattoria. “Alla Ferrovia” fa riferimento proprio alla sua localizzazione, strategicamente vicina alla stazione centrale. Tanta è la bontà dei piatti che il ristorante diviene in breve tempo il riferimento di Napoli: frequentatissimo dai locali, sarà molto amato da uomini e donne illustri dello spettacolo, del cinema, della musica, tant’è che alle pareti delle sale interne campeggiano fotografie di personaggi famosi in compagnia dei proprietari, come Totò, De Filippo, Marisa Laurito (grande frequentatrice del locale, spesso la si può vedere pranzare qui), fino ai più attuali Robert De Niro, Albert Adrià, Sting. Emilio Giugliano diverrà così famoso e così ben voluto che si guadagnerà il titolo di Don Mimì.

L'interno di Mimì alla Ferrovia ph. Luciano Furia

La nuova generazione che conduce Mimì

Attualmente a condurre le danze è la terza generazione: Salvatore Giugliano (nipote di Don Mimì), chef e co-proprietario della trattoria, insieme a suo padre Michele e altri membri della famiglia, pare essere artefice di un cambio di rotta verso la contemporaneità, pur nel rispetto delle tradizioni dell’indirizzo. Classe 1991, gioviale ed energico come suo padre, che accoglie gli ospiti ogni giorno in trattoria, ha intrapreso un cambio di rotta ben riuscito: l’imperativo era rinnovare la proposta culinaria del ristorante, sui binari già tracciati.

Lo chef Salvatore Giugliano di Mimì alla Ferrovia ph. Luciano Furia

Per la trattoria Mimì il menu guarda al futuro

Così, accanto ai capisaldi del menu di Mimì, come i ricchi antipasti classici – peperoni ‘mbuttunati quelli ripieni di carne, pane e formaggio, la parmigiana di melanzane, il crocchè di patate e friarielli, la caprese (tra i 3 ei 16€) – o gli irrinunciabili primi piatti della tradizione – candele spezzate alla genovese (sugo di carne e cipolle), pasta patate e provola, spaghetti alle vongole (tra i 14 e i 20€) – e poi baccalà fritto, filetto di manzo (secondi tra i 14 e 20€) e i dolci della pastry chef Carolina De Caprariis, troviamo incursioni contemporanee presentate in modo accattivante e abbinamenti dal sapore orientale.

Il taco bao con lo stracotto di manzo alla genovese

Degli esempi: bene la genovese, ma servita in un taco-bao; e certamente le alici ripiene ma con la maionese al wasabi; vada per il polpo scottato, ma col kimchi. Ispirazione giapponese e coreana dunque, ma se volessimo scostarci da queste influenze, la forza del nuovo menu sta nella presentazione dei piatti cardine della trattoria in modo più vivace, più moderno. Merito di chef Sasà, come viene chiamato Salvatore Giugliano, e di una comunicazione giovane che sui social fa scintille. Meraviglia la sua giovane età e tutti i traguardi già raggiunti: non solo la trattoria era e rimane un luogo del cuore dei napoletani, ma ormai è molto celebre anche tra i turisti, italiani e non, ed è stata insignita di molti riconoscimenti, come il Leone d’oro alla carriera ottenuto nel 2018.

La trattoria più buona di Napoli che è anche sui social

Dicevamo i social: Mimì è diventato un brand, nella sua accezione più positiva. L’uso intelligente della comunicazione, specialmente su Instagram, ha fatto sì che il ristorante diventasse ancora di più un luogo d’incontro, merito non solo della palese qualità dei piatti, ma anche del carisma di Salvatore. Grazie alla sua carica fresca e vivace, la clientela trattiene i clienti storici, ma si arricchisce anche degli avventori più giovani. Persone che frequentavano il locale con i genitori o i nonni, ora ci portano gli amici, la consigliano ai turisti, la includono in itinerari food.

I tubetti in padella di Mimì alla Ferrovia

Tutto questo chiaramente ha un riverbero in termini di visibilità e di numeri. Eppure il servizio e il livello qualitativo non scema: a servire ai tavoli ci sono camerieri storici che lavorano da decenni e ad accogliervi ci sono sempre Salvatore e suo padre. Tanto famoso è diventato il ristorante che viene celebrato anche attraverso il suo merchandising: magliette che recitano J’adore Mimì si vedono spesso addosso ai clienti del ristorante, chiamati giovialmente “gli amici di Mimì”.

Mimì alla Ferrovia con il libro

Non si può dire che Mimì alla Ferrovia sia diventato un ristorante gourmet e speriamo che non lo diventi mai. “Quello che spero non cambi mai è lo spirito autentico del popolo napoletano” ha detto Sasà nel corso di un’intervista a NSS Magazine, “I clienti sono altrettanto importanti: persone che scelgono di passare del tempo con noi e a cui dobbiamo dedicare tutta la nostra attenzione e accoglienza”. Infine, sono molteplici le collaborazioni con altri ristoranti, ancora una volta, merito dell’intraprendenza dello chef. Per fare qualche esempio a giugno c’è stata una serata a quattro mani insieme allo chef di Vrasa, ristorante e braceria di Sorrento, a luglio insieme a Rena, beach restaurant e cocktail bar di Ischia, e Raraterra, ristorante di Frattamaggiore che condivide con Mimì l’amore per la tradizione abbinata a un’intelligente contemporaneità.

La genovese di Mimì alla Ferrovia ph. Luciano Furia

Mimì alla Ferrovia
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