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“Ora basta con le mozzarelle di bufala fake!”. I produttori inventano l’intelligenza artificiale anti-contraffazione

Si chiama Nina lo strumento di Intelligenza Artificiale che è stato creato dal consorzio per tutelare le mozzarelle che storicamente vengono realizzate in Campania e sono tra le più conosciute al mondo

26.000: sono le etichette registrate e approvate dal Consorzio di Mozzarella di Bufala Campana Dop, un cappello che riunisce sia soci produttori che soci caseifici di mozzarella di bufala campana a marchio. Il Consorzio è molto longevo, è stato istituito nel 1981 e dal 2016 ha stabilito la sua sede (piuttosto prestigiosa) all’interno delle Regie Cavallerizze del Palazzo Reale di Caserta, conosciuta ai più come la Reggia di Caserta. Sviluppa un fatturato annuo di 750 milioni di euro, tanto da essere il più importante marchio Dop del Centro-Sud Italia. Nel 2023 sono state prodotte 55.588 tonnellate di mozzarella di bufala con l’export che rappresenta il 40% della produzione, soprattutto verso Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Uno dei formaggi italiani mangiato di più nel mondo, non si fa fatica ad affermarlo.

La contraffazione delle mozzarelle campane, un lauto business

Proprio da questo successo sono nate numerose forme di imitazione e falsificazione. In particolare il “lookalike”, un fenomeno “che ormai si conosce da 20 anni” spiega Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio, “una strategia che induce il consumatore in errore. E questo accade in un posto in cui si sente tranquillo, magari un supermercato. Se compro una borsa per strada, so benissimo che ci possono essere dei problemi”. Con questa tecnica di contraffazione, che potremmo anche definire agropirateria, gli incarti, le confezioni, i testi e i bollini dei prodotti vengono imitati in modo da sembrare simili ad altri che hanno un posizionamento di mercato affidabile e riconosciuto, come la Mozzarella di Bufala Campana Dop. Si tratta di un processo complesso che può danneggiare in modo significativo sia i consumatori che i produttori e che riguarda anche altri prodotti della filiera agroalimentare.

L’intelligenza artificiale che scova le frodi alimentari

Per contrastare questo fenomeno, il Consorzio che riunisce i produttori ha deciso di puntare sull’Intelligenza Artificiale, plasmando un sistema che potesse sia incorporare che apprendere un’importante serie di dati (tutte le 26.000 etichette di cui abbiamo detto sopra, nonché testi e design) ed elaborarli, confrontandoli con i materiali che vengono diffusi soprattutto online e che dimostrano tentativi di contraffazione della mozzarella.

L’attività rientra nei percorsi di vigilanza del Consorzio (che ha investito direttamente su una forma di tracciabilità interna efficiente) per i quali viene destinato il 20% dell’intero patrimonio associativo dei produttori, dunque un’area particolarmente nevralgica. Per dare maggiore forma al sistema, che rimane un servizio B2B (al massimo condiviso con le forze dell’ordine), è stata ideata anche una persona, una sorta di carattere che incarnasse l’idea del controllore sul mondo digitale, Nina. Attivo da 20 giorni, il sistema è in grado di lavorare secondo un modello di apprendimento continuo elaborando dati che poi devono essere validati, gestendo però una grande mole di informazioni. Basti pensare che solo nel 2023 sono state eseguite 5mila verifiche da parte del Consorzio, alle quali vanno aggiunte quelle degli enti di controllo (per esempio Asl e Carabinieri) per un totale di 15.000 controlli. 

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