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A Napoli c’è un nuovo museo sulla storia della cucina partenopea

Dal 24 aprile 2024 la Collezione Bonelli del Museo di Napoli ha una sede interamente dedicata all’enogastronomia. Documenti antichi, memorabilia e reperti storici per raccontare tre secoli di tradizioni e cibo di strada

Napoli città dai mille colori e dalle mille storie, passate, in buona parte, anche dalla sua tavola. Tra le città italiane, infatti, il capoluogo campano è forse quello più strettamente legato al cibo; basti ricordare che la pietanza maggiormente conosciuta e consumata al mondo è nata proprio qui: la pizza. Mentre dal 2017 c’è il Museo di Napoli con 19 aree tematiche a raccontare con un repertorio di manufatti il suo carattere, è del 24 aprile 2024 l’inaugurazione di una sezione sulla ‘Storia Enogastronomica della nostra città’. Tutta dedicata alla cucina partenopea, accoglie i visitatori in Piazza Riario Sforza, per spiegare come la cultura del cibo è cambiata negli ultimi tre secoli. Ecco di cosa si tratta.

Locandina dalla collezione Museo di Napoli

Il Museo di Napoli e la Collezione Bonelli: i molti lati della cultura partenopea

Diventa così oggetto del primo museo diffuso della città — ovvero con raccolte disseminate in varie sedi — la Collezione Bonelli, nata per iniziativa privata e ospitata presso la Fondazione Casa dello Scugnizzo a Materdei. Gaetano Bonelli, giornalista e storico per passione, si è concentrato negli ultimi quattro decenni (da quando, di anni, ne aveva solo 12!) su una varietà di filoni tematici, mettendo insieme un racconto a più voci sulla ‘napoletanità’ più verace. Urbanistica e trasporti, politica, economia domestica e migrazioni, in una serie di reperti originali scovati e disposti in un allestimento per settori, affinché “questo tesoro non fosse più soltanto mio, ma di ogni napoletano”, ha dichiarato.

Gaetano Bonelli, fondatore del Museo di Napoli Collezione Bonelli

Breve storia del cibo da strada, a Napoli e non solo 

Parlare della storia gastronomica di Napoli significa passare per il cibo da strada. In pubblico e al volo, infatti, si consumavano pasta, pizza e cuoppi fritti, ben prima della nascita del concetto, del tutto moderno, di ristorante. Il fiorire recente di chioschi, bancarelle e banchi di cucina al mercato porterebbe far pensare a una moda recente, a un trend contemporaneo (tanto che ci si cimentano anche alcuni grandi chef). Le cose, però, non stanno proprio così. Per restare nella nostra parte di mondo — in Oriente, mangiare fuori casa non è mai passato di moda — pensiamo all’Antica Roma: quasi nessuno era abbastanza abbiente da disporre di una stanza dedicata alla preparazione del cibo, e dunque ordinare un pasto da uno dei banconi pubblici era la norma.

Cuoppo napoletano

Sono le thermopolia le popinae e le cauponae che si vedono ancora, perfettamente integre, anche a Pompei. A Napoli l’usanza è rimasta più marcata, a colpire ad esempio i grand touristes stranieri di passaggio nel XVII e XVIII secolo, che osservavano gli abitanti mangiare i propri spaghetti — o meglio, maccheroni — ad ogni angolo di strada e a mani nude. Così la pizza, a portafoglio oppure fritta, era servita al pezzo ai passanti. Mentre è vero che la prima pizzeria di Napoli risale al 1738 (l’Antica Pizzeria Port’Alba), la diffusione di locali adibiti al suo consumo avvenne infatti su ampia scala molto più tardi.

Cosa c’è in mostra nella sezione enogastronomica del Museo di Napoli 

Parlano naturalmente di pizza e di maccheroni i reperti in mostra al Museo di Napoli, ma non solo. Per osservarli è possibile recarsi presso la Domus 19, proprio accanto al Duomo di Napoli e in pieno centro storico. Lì, con la collaborazione della famiglia Polito, proprietaria dello spazio, Gaetano Bonelli ha allestito i suoi cimeli. Documenti relativi a pizzerie, trattorie, antichi caffè e torrefazioni dal Settecento ad oggi; oltre a cartoline e fotografie relative a liquorifici, birrerie, cioccolaterie e pasticcerie.

La pizza a Napoli

Tracce anche dell’attività di venditori ambulanti di cibo e alcuni reperti speciali. Come il modulo di credito datato 1720 per una fornitura di vino da 6 ducati e 14 grana, la licenza di ‘potegaro de frutti’ concessa a Vincenzo Lauria nel 1765 e il menu del settimo congresso degli scienziati italiani del 1845. Poi, tra gli altri memorabilia, una caffettiera in rame da ben 100 tazze dello storico Gran Caffè Fontana alla Torretta, una fotografia originale dei ‘mangiamaccheroni’ degli Anni Cinquanta e un manifesto del Gran Circo Varietà in occasione dell’esposizione di vini, liquori e cioccolato tenuta nel 1893.

Museo di Napoli — Sezione Enogastronomia
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