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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Nel carcere femminile di Pozzuoli c'è una torrefazione di caffè che ora chiude causa terremoto

I recenti fenomeni sismici nei Campi Flegrei stanno lasciando una pesante traccia sul territorio. Anche nelle aziende alimentari

Nato nel 2010 quello del Caffè Lazzarelle “è un progetto di oltre dieci anni che è stato spazzato via nel giro di un giorno”. A dare la comunicazione sono direttamente le fondatrici di questa cooperativa sociale a composizione femminile che da anni ha coinvolto le detenute del carcere di Pozzuoli – Napoli nella produzione di caffè secondo lo stile tradizionale napoletano. Un’attività nata all’interno di una Casa Circondariale femminile nell’intento di dare un’occasione formativa e qualificante anche in un contesto difficile e complesso come quello penitenziario. Ma in seguito al terremoto avvenuto il 20 maggio, nonché al continuo manifestarsi di scosse di piccola e media intensità nell’area di Pozzuoli, il carcere è stato chiuso e così anche l’attività che dentro si svolgeva.

Tisane e infusi delle Lazzarelle

La chiusura del carcere di Pozzuoli (e con esso anche del laboratorio del caffè)

Dopo l’evacuazione di emergenza, abbiamo atteso questa settimana nella speranza che le verifiche tecniche dessero un altro esito. Invece, siamo costrette a sospendere la produzione di caffè e dei nostri prodotti di cioccolateria perché non vi è agibilità. Le donne che lavorano con noi, come tutte le altre detenute, sono state trasferite in altri istituti della Campania. Stanno bene, sebbene la paura e lo spavento siano stati grandi” hanno scritto dalle Lazzarelle, rendendo nota l’idea di continuare con la produzione in futuro anche in un altro contesto e ancora del tutto ignoto. Non gioca a favore di questa e di altre attività della zona la situazione di totale incertezza che pende sull’intera area. 

Il bistrot, la torrefazione e il futuro delle Lazzarelle  

I caffè delle Lazzarelle

Rimane intanto attivo il bistrot Lazzarelle dentro la Galleria Principe di Napoli in città, nella speranza di poter recuperare in qualche modo le fila del progetto avviato da tempo, grazie alla cooperazione con la Cooperativa Shadhilly che forniva caffè proveniente da piantagioni di diverse aree del mondo, (tra cui Uganda, Guatemala e Nicaragua). I caffè venivano poi lavorati e tostati nella torrefazione del carcere per essere venduti in chicchi, in miscele o in cialde. Con essi anche tisane e piccoli lotti di tè. Lazzarelle è un progetto che negli anni è stato lodato proprio per l’apporto positivo portato sul territorio, un contesto che però ora è messo a dura prova dai recenti accadimenti.

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