Pandemia e mercato immobiliare: cosa sta cambiando

Ancora in discesa i prezzi, dopo il timido recupero del 2019

La pandemia continua ad incidere sulle scelte abitative. I dati raccolti dall’Ufficio studi del Gruppo Tecnocasa, in particolare, indicano che sono sempre più richiesti gli spazi esterni o, comunque, metrature più ampie.

La motivazione è semplice: tra restrizioni agli spostamenti e lockdown regionali, vanno di pari passo con un ricorso importante all' home working per gli adulti e alla didattica a distanza per i giovani. Occorrono quindi spazi diversi, che consentano una minore codivisione ai fini di una migliore concentrazione nel lavoro o nello studio. Da qui l'attenzione all'offerta in località semicentrali e periferiche, in particolare nelle grandi città come la nostra.

In ogni caso, nelle grandi metropoli continuano a scendere i prezzi: nel primo semestre del 2020 le aree centrali delle metropoli, Napoli compresa, registrano una discesa dell' 1,2%, quelle semicentrali dello 0,3% e quelle periferiche dell’1,6%. Proprio a Milano, Napoli, Bari e Verona le zone periferiche mettono comunque a segno una performance migliore rispetto alle aree centrali e semicentrali, perché hanno attirato gli acquirenti grazie ai prezzi più competitivi e accessibili e alle caratteristiche di spazio più confacenti alle aspettative 

statistica

In particolare a Milano e Napoli si sono messe in evidenze delle maggiori sofferenze in centro il cui trend molto positivo degli anni scorsi era dovuto soprattutto alla presenza di investitori che acquistavano con la finaltà di realizzare acquisti con finalità ricettive. L’analisi sui dieci anni evidenzia che nelle zone centrali gli immobili hanno perso il 13,8% del loro valore, in quelle semicentrali il 29,8% mentre in quelle periferiche il 34,2%. La migliore performance spetta al centro di Firenze che nell’arco temporale considerato ha visto un aumento del 17,9%, seguito dal centro di Milano con un aumento del 12,9% e da quello di Verona con un aumento dell’1,9%. Gli immobili delle zone periferiche sono stati maggiormente penalizzati a Genova (-56,5%) e a Bari (-45,8%) dove si è fatta sentire la presenza di soluzioni spesso di tipologia popolare.

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