Napoli: il quadrato semiotico dei quartieri per sapere dove abiti e prevedere l'andamento del mercato immobiliare

Elaborato da un'azienda milanese specializzata in ricerche di mercato in versione "pop", il grafico individua 4 tipi molto diversi di quartiere

Il termine semiotico viene dal greco σημειωτική e significa «studio dei segni». In economia indica l'applicazione sistematica di dati statistici per la previsione economica o l'elaborazione di «termometri»,  per delineare scenari o individuare tendenze. Ed è appunto quello che fa il team di Squadrati, specializzato in ricerche di mercato comunicate in maniera "pop". 

Dopo Milano, l'attenzione del team si è concentrata sulla nostra città, per capire i possibili andamenti del mercato immobiliare.

Il "quadrato semiotico" elaborato è decisamente facile da capire:

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  • attrattivo vs. non attrattivo: suddivide le zone in base a quanto risultano frequentate da chi non ci vive;
  • inclusivo vs. non inclusivo: valuta quanto le comunità di quartiere sono aperte e inclusive.

4 i tipi di quartiere individuati dalla ricerca:

  1. Quartieri dormitorio: poco frequentati da chi non è di quelle parti e poco inclusivi, cosa che si traduce in un senso di appartenenza al quartiere debole o comunque poco ostentato da parte dei residenti.
  2. Quartieri Stato: poco frequentati dai napoletani di altri quartieri e dai turisti, ma con una identità forte e quasi la dignità di città a sé, tanto che i loro abitanti sentono di appartenere prima di tutto al loro quartiere (“sono di Ponticelli”, “sono di Secondigliano”).
  3. Quartieri Comunità: molto frequentati da tutti i napoletani e dai turisti, anche grazie al lavoro che le associazioni di quartiere hanno fatto per trasformarli in punti di riferimento culturale, artistico e di intrattenimento aperti e inclusivi.
  4. Quartieri Cartolina: molto frequentati da tutti i napoletani e dai turisti ma poco inclusivi, anzi un po’ esclusivi ed elitari, il “salotto buono” della città insomma.

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