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Continua senza soste la crisi del commercio al Vomero

Oramai è una vera e propria ecatombe

“ Mentre le vie del Vomero diventano sempre più adatte ad un Camel Trophy, visti i dissesti e le buche presenti sul manto stradale  e mentre dopo quasi due anni rimane ancora interdetto al traffico pesante il ponte di via Cilea, impedendo così il transito anche dei bus di numerose linee del trasporto pubblico – esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari - i negozi storici del quartiere collinare, presenti da diversi lustri e che hanno costituito per buona parte del secolo scorso il tessuto portante dell’economia del Vomero, quartiere commerciale per antonomasia, offrendo anche per diverse generazioni possibilità occupazionali ai tanti giovani alla ricerca di un impiego, continuano a chiudere “.

“ Dopo la libreria Guida chiusa all’inizio dell’anno scorso, i cui locali rimangono allo stato inoccupati e dopo la ditta Aiello arredamenti chiusa nei mesi scorsi, nei cui locali è in fase di allestimento un centro benessere, solo per citare i casi più eclatanti assurti alla ribalta delle cronache –  continua Capodanno –  in questi giorni altre ditte, anche con diversi lustri di attività alle spalle, stanno abbassando definitivamente le saracinesche ”.

“ E così, nell’indifferenza delle istituzioni preposte – prosegue Capodanno -, aziende che in decenni di attività hanno reso famosi gli esercizi commerciali di tradizione del Vomero, continuano a morire. Una trasformazione quella settore commerciale vomerese che ha subito una preoccupante ed emblematica impennata negli ultimi lustri con decine di negozi chiusi. Al posto delle botteghe artigianali e di esercizi commerciali di antiche famiglie vomeresi, che si erano sempre dedicate al commercio, trasmettendosi di padre in figlio, sono arrivate attività di ogni tipo, con prevalenza, negli ultimi tempi, di bar e ristoranti “.

“ Un’occasione questa – continua Capodanno - per sollecitare ancora una volta la Regione Campania a varare una legge per le antiche botteghe del capoluogo partenopeo, che stanno chiudendo a ragione degli elevati costi di gestione, a partire dai canoni di locazione ma pure per lo stato di abbandono nel quale si trova il capoluogo partenopeo, con strade piene di buche ed avvallamenti ed un trasporto pubblico carente e comunque inadeguato a rispondere alle esigenze della cittadinanza, come dimostrano anche gli eventi alla ribalta delle cronache degli ultimi tempi  “.          

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