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Redazione

È stata Napoli a uccidere Francesco Pio Maimone

Assassinato innocente a soli 18 anni da una città matrigna che ruba vita e sogni ai suoi figli e poi li divora

Francesco Pio l'ha ucciso Napoli. Una città matrigna che ruba vita e sogni ai suoi figli e poi li divora.
Una Napoli che non è mai riuscita a fare città delle sue mille periferie e che bara facendo credere nell'esistenza di una città accogliente quando oppone mille e mille confini: tra strade, palazzi, pianerottoli, locali.
Una Napoli che ti fa credere che esiste il mare ma lo riserva a pochi e i più possono solo sognarlo o per guardarlo riversarsi sul lungomare concedendosi al massimo un gelato o un drink in un bicchiere di plastica perché sedersi costa troppo e comunque i posti sono troppo pochi.

Alzi la mano chi non ha pensato che un ragazzo di periferia che muore sparato sul lungomare se l'è cercata o meritata per poi mordersi l'anima quando è venuto a sapere che no, quel ragazzo non se l'era andata a cercare e non c'entrava niente con le logiche criminali, non era neanche un bullo, nemmeno un prepotente, e neanche era al posto sbagliato al momento sbagliato.

Francesco Pio, con il suo viso da bambino e le sue mani già indurite dal lavoro, era un bravo ragazzo, uno di quei tanti che il mare può vederlo ogni tanto, che stava con amici come lui che volevano vivere la bellezza di questa città matrigna. Poteva essere mio figlio, il figlio di chiunque di noi, un ragazzino, uno dei tanti, troppi figli che Napoli non sa difendere e lascia morire tra incuria, rabbia, violenza e solitudine.

"È capitato a mio figlio, ma poteva succedere a chiunque – ha detto Antonio, il papà di Francesco Pio, tra le lacrime – Questa città deve svegliarsi, ma per farlo ha bisogno di magistrati e giudici che ci mostrino la vera giustizia".
L'assassino vero di Francesco è questa Napoli triste e trista, che fa chiasso e stende tappeti rossi per passerelle inutili, e si commuove alle fiaccolate e piange e promette e poi rapida dimentica e lascia indietro. Una Napoli che non ha più anima perché Napoli, quella vera, i figli li amava, proteggeva, curava. Una Napoli che come comunità di cittadini non è in grado di trasformare l'indignazione del momento in scelta di vita, inclusione, futuro. E non si avvede che, continuando a divorare i suoi figli, giorno per giorno muore anche lei fino a diventare dolorosamente grottesca e caricaturale.

Giustamente don Enzo Cimarelli, il parroco della chiesa di San Lorenzo Martire a Pianura, ha chiesto raccoglimento, solidarietà, preghiera, silenzio per l'ultimo saluto al giovane Francesco Pio auspicando un tempo di cordoglio, preghiera, conversione personale e sociale: il dolore della sua famiglia, dei suoi amici, non è uno spettacolo da offrire in pasto al pubblico.
È la vergogna, l'ennesima, di una città intera.

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