Processi e poltrone, la "frittata" dei Palazzi

Sandra Lonardo a processo, gli ologrammi per la campagna elettorale possono aspettare. I vertici dei partiti a Napoli per l'accordo con l'Udc.

Cade come una scure sulle prospettive elettorali, la richiesta di rinvio a giudizio per Sandra Lonardo e Clemente Mastella in seguito alle indagini sulla cattiva gestione dell’Arpac. La prima udienza è fissata per il 15 marzo, quando le accuse mosse, potranno essere valutate dal procuratore aggiunto Francesco Greco e del pm Francesco Curcio. Oggi, invece il primo processo a carico dei vertici dell’Udeur, che vede coinvolte dieci persone, tra i quali la presidentessa del Consiglio regionale. Il sistema Udeur, improntato sulle distribuzione illecita di consulenti all’interno dell’agenzia per la protezione del territorio, sembra nascere proprio dalle mani della Lonardo. A carico dell’europarlamentare Mastella invece, pende il reato di associazione a delinquere e un’ipotesi di tentata concussione, in relazione a presunte pressioni al direttore generale dell’ospedale Santobono Nicola Mininni per nominare primario il medico Rolando Bruno, e per non farsi mancare nulla, anche un’ipotesi di abuso d’ufficio in una vicenda di presunte segnalazioni per un incarico esterno all’Arpac. Dal canto suo il Pdl fa sapere attraverso una nota ufficiale, che non ci sono: «indiscrezioni su alcune presunte esclusioni di candidati dalle proprie liste o da quelle degli alleati alle prossime elezioni regionali. Come è noto, si chiederà alla coalizione di condividere un codice etico per la determinazione delle candidature. Allo stesso tempo si è deciso, per motivi di trasparenza, di motivare politicamente le candidature che faranno eccezione, ma che rappresentano un segnale di scelta politica». Il ministro per le Pari Opportunità, sogna delle liste prive di rinviati a giudizio, ma paga per il suo partito, i sintomi di una crisi rifiuti, pubblicizzata e mai risolta. Durante un suo intervento a Boscoreale, un gruppo di manifestanti ha contestato la realizzazione di una discarica nel Parco del Vesuvio, scagliando contro l’auto blu che accompagnava la Carfagna, uova e sacchi di spazzatura. Cosentino, per il quale la Cassazione a ordinato l’arresto, auspica addirittura che non vi siano indagati. Questi limiti dovrebbero tagliare le gambe alle possibili convergenze con l’Udeur, non dovrebbe essere ammesso nessuno con un macigno giudiziario sulla testa, salvo questi non sia abbastanza basso da poter passare sotto la porta con tutto il masso. Il vicecapogruppo Italo Bocchino, preferisce invece sfumare i margini dell’etica: «Dobbiamo darci un codice etico con delle regole precise e rigide che mostri una differenza marcata tra noi e il centrosinistra. In questo contesto occorre, poi, fare le opportune valutazioni politiche. Ci può essere anche qualcuno che ha problemi giudiziari sorti nell’ambito dello scontro politico e altri per i quali si pone una questione di opportunità. Per esempio: uno che fa il sindaco da dieci anni e dopo aver prodotto diecimila atti risulta indagato per abuso di ufficio è come la rottura del menisco per un calciatore. Avrà pure trovato due persone che l’hanno denunciato perché si sono sentite danneggiate. Io penso che bisogna essere rigorosi dal rinvio a giudizio in poi. Ma l’ultima parola deve spettare alla politica. Insomma, liste trasparenti». A dare supporto alla squadra del centro-destra, ieri è giunto il ministro La Russa che interrogato sul prolungarsi dei tempi di un accordo con l’Udc, rasserena: «C’è grande entusiasmo, grande attesa per la svolta. L’intesa con l’Udc si può fare. Aver tardato a definire la squadra è stato alla fine un fatto positivo, nulla è piovuto dall’alto, e posso dire che la squadra della Campania è la migliore in assoluto. Con la Carfagna che ha accettato di mettersi in gioco, la stessa Mussolini. Sì, in Lombardia abbiamo Formigoni candidato presidente, anche altrove abbiamo scelto bene, ma qui c’è la squadra più forte». Il quadro sereno che il Pdl sta provando ripetutamente a dipingere è però macchiato dal nervosismo, e Gianfranco Rotondi cogliendo le contraddizioni suggerisce: «Se salta l’intesa con l’Udc, consiglio al mio amico Caldoro di rinunziare alla candidatura. Adesso basta togliere le castagne dal fuoco agli altri». Il segretario del Pd campano Enzo Amendola rafforza il concetto: «Diciamo da giorni di una rottura del Pdl con l’Udc dovuta alle mire dei veri padroni del Pdl campano: Nicola Cosentino e Mario Landolfi». Escono nel frattempo, nuovi scheletri dagli armadi a carico del sottosegretario all’Economia. L’impero dell’Aversana Petroli della famiglia Cosentino risulta, trascinarsi una multa da 3 milioni e 443 mila euro, comminata nel 2001 per la violazione dell’obbligo di preservare quantitativo minimo di scorte petrolifere, previsto d apposito decreto ministeriale.

 

Fabio Raimo

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