Il bivio dell'energia, nucleare o alternativa?

Il Governo dopo l'accordo con la Francia per la costruzione di centrali nucleari in Italia, cerca di abbattere le leggi regionali che ostacolano i suoi piani energetici. Campania a rischio.

«In merito alla decisione del CDM di impugnare davanti alla Consulta le leggi regionali di Campania, Puglia e Basilicata relative all’installazione di impianti nucleari, siamo fiduciosi che la Corte terrà nel dovuto conto i fondamenti giuridici contenuti nella nostra legge. Così com’è già avvenuto per la legge elettorale regionale, impugnata dal governo ma confermata dalla Corte, siamo convinti di aver agito nel pieno rispetto delle norme costituzionali e delle competenze attribuite allo Stato e alle Regioni. La nostra legge regionale, infatti, prevede l’intesa col governo per quanto riguarda – cito letteralmente - “l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonché di depositi di materiali radioattivi”. Le materie oggetto di legislazione dunque non riguardano la tutela dell’ambiente, la sicurezza interna e la concorrenza, bensì la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia e il governo del territorio, che sono materie concorrenti. Infine, va sottolineato che la stessa legge sul nucleare è stata approvata dal governo senza alcun confronto con le Regioni ed è stata impugnata davanti alla Consulta da ben 11 amministrazioni regionali, che ritengono lese le loro prerogative. L’udienza è fissata il prossimo 22 giugno».

 

La risposta di Bassolino, alla decisione di impugnare le leggi regionali che la Campania ha proposto insieme alla Puglia e alla Basilicata, da parte del Consiglio dei Ministri non si fa attendere. Il Pdl che ancora non ha chiarito, per via delle conseguenze che ripercuoterebbero sulle regionali, quali saranno i siti delle nuove centrali nucleari, non vuole ostacoli. Le centrali nasceranno con ampia possibilità nei luoghi dove sono state abbandonate in seguito al referendum contro il nucleare del 1987, con indicazione della centrale del Garigliano per lo stoccaggio temporaneo delle scorie. Sono stati invece ben 10 negli ultimi due mesi, i sopralluoghi di tecnici dell’Enel e del Governo per verificare le possibilità di costruzione di un impianto alla foce del Sele. Poco più di 20 giorni fa, il presidente di Legambiente Campania dichiarò:

 

«Insistere sul nucleare è una miopia politica, ai politici campani che continuano a chiedere il nucleare ricordiamo che il nostro territorio ancora oggi continua a pagare la scelta sbagliata di oltre quaranta anni fa». Il riferimento è agli incidenti avvenuti nella centrale del Garigliano nel 1976 – 79 e 80, il cui triste passato sembra rivelarsi tuttora in una traccia di Cesio-137 e Cobalto-60 che si riversa in mare. Inoltre, prosegue Buonuomo: «Vale la pena ricordare, poi, che secondo l’Istat nella piana di Garigliano il tasso di mortalità per leucemia e cancro è 6 volte più alto rispetto a quello del Lazio».

 

A questo bisogna aggiungere le enormi difficoltà di costruzione delle centrali, secondo alcuni studi oltre al bilancio negativo tra costi di produzione-stoccaggio delle scorie e quantità di energia prodotta, c’è una percentuali probabilistica di 1 incidente ogni cento anni per sito. Considerando le quattro centrali che si vogliono costruire si arriva ad un incidente ogni 25 anni. A tirarsi fuori da questa politica energetica c’è anche il ministro Zaia, che la esclude tenendo conto delle possibilità alternative del Veneto, regione per la quale è candidato a governare. La Campania, su questo tema vede, anche per necessità di Governo, Caldoro interessato allo sviluppo nucleare, contrario invece De Luca, che all’ipotesi risponde:

 

«Di cosa parliamo? In Campania dobbiamo partire con l’alternativa dell’energia elettrica a biomasse, con gli impianti di compostaggio. Anzi, il primo di questi lo inauguriamo a maggio, nel salernitano».

 

Fabio Raimo

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