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Paese, città e coscienza

Paese, città e coscienza

A cura di architetto Mariano Lebro

Un’estate difficile, nel Golfo di Napoli anche il sottomarino nucleare

Talvolta restare in città in questo torrido agosto può procurare delle strane sorprese. Il desiderio di trovare refrigerio e conforto ci spinge a guardare verso quel mare che tanto desideriamo. Stamani però questo desiderio si è tinto di meraviglia. Difatti spaziando con la vista verso l’orizzonte nella contemplazione di uno dei più belli golfi del mondo ho notato all’orizzonte un sottomarino di grande stazza che, agli occhi di un profano come me, appare assai simile al sottomarino nucleare statunitense Florida segnalato nelle nostre acque nel mese di maggio. Ma quale sia e a chi appartenga è relativamente poco importante. Ovviamente, se ho colto nel segno, si tratta di un mezzo militare “amico” appartenente a quella coalizione di Paesi denominata NATO a cui apparteniamo. Dunque dare ospitalità all’esercito statunitense, che probabilmente è venuto in rada per qualche necessità, appartiene alla sfera dei nostri doveri. Dunque non ci deve meravigliare questa presenza né deve produrre un qualche sentimento di avversità. Tanto allo status quo. Quanto invece mi piace sottolineare è che tanto conferma il ruolo del nostro Paese in uno scenario di guerra che così appare sempre più prossimo. Chi pensa che la guerra non ci tocchi e che sia un “problema d’altri”, viene così evidentemente smentito.

sottomarino nucleare

La sola presenza di un mezzo a propulsione nucleare, probabilmente armato con testate nucleari, non può passare inosservato a quei Paesi a noi ostili ed oggi impegnati nei vari conflitti in atto. Purtroppo ciò fa di noi un bersaglio qualora i conflitti assumano un carattere “mondiale”. Proprio quest’ultima nota mi spinge a chiedermi cosa significhi ciò se consideriamo che sono ben una sessantina i conflitti bellici nel mondo. Alcune riguardano conflitti interni, altre vedono da subito la contrapposizione tra Paesi.

I conflitti interni non devono però far pensare a minore pericolosità: lo dimostra la stessa dinamica della guerra in Ucraina. Il dubbio è che con il termine “mondiale” si voglia classificare una guerra che coinvolge i territori dei Paesi ricchi e tracotanti, mentre il coinvolgimento dei Paesi economicamente poveri o politicamente ininfluenti sullo scacchiere globale, non hanno nemmeno questa “dignità”. Pietà e commiserazione? Perché mai, sono fatti loro… Ma questo non solo non è corretto, ma nemmeno utile a noi stessi. Se permettete, vorrei esortarvi ad essere realmente “egoisti” ed a mettere in campo ogni misura civile e democratica utile e necessaria a conseguire una Pace giusta e condivisa.

Mariano Lebro
Ambasciatore di Pace Lions,
Distretto 108 Ya

Un’estate difficile, nel Golfo di Napoli anche il sottomarino nucleare

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