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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Paese, città e coscienza

Opinioni

Paese, città e coscienza

A cura di architetto Mariano Lebro

Libera analisi di un Paese in “caduta libera” .

Paese, città e coscienza

Venite a Napoli, prima tappa “O’fuoss” di piazza Garibaldi

"Se lo Stato abbandona il territorio ne fa una terra di nessuno, ove disperazione e criminalità ne fanno da padroni"

È vero, dobbiamo dare il tempo di organizzarsi al neoeletto sindaco di Napoli prof. Gaetano Manfredi. Non vi è dubbio che l’augurio di grandi successi è conveniente soprattutto per noi, perché questi saranno i nostri. Con tale ovvia e sincera premessa attendiamo giorni di buon governo. Vorremmo assistere al traghettamento della città fino alla soglia di un periodo di “grazia”. Perché ciò avvenga faremo l’ingrato mestiere di “vedette” della legalità e di quel buon governo urbano, sociale, culturale. Quello da tutti auspicato e sventolato durante la campagna elettorale. Non possiamo proprio per questo evitare di mostrare, proprio al neo eletto sindaco ed alla sua giunta, alcune situazioni che senz’altro conosce, ma che riteniamo più incresciose e assurde. Per questi e tanti altri motivi spero che il sindaco voglia considerare il viaggio che oggi inizio nella metropoli partenopea alla stregua di di un vademecum, un blocco note dove ci apprestiamo a indicare quelle “criticità” evidenti e dannose ai cittadini ed all’immagine della nostra città. Alcune davvero possono e devono essere risolte in tempi brevissimi.  

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La vocazione turistica di Napoli

Napoli ha ormai dichiarato la sua vocazione turistica e per questo evidenziamo, con un bel pennarello fluorescente sul “nostro” blocco note, i problemi inerenti alla gestione del turista dal suo arrivo in città. Iniziamo da piazza Giuseppe Garibaldi perché la maggior parte di essi, indipendentemente da come vi arrivino (aereo, nave, autobus, treno) finiscono per giungere in quello che è di fatto un cul-de-sac: piazza Giuseppe Garibaldi, ossia “la ferrovia”. Di certo non si può agire sul progetto di Dominique Perrault, che giusto per dare i termini dell’apprezzamento da parte di molti napoletani, ne sottolineo il toponimo popolare: “O’fuoss”. Forse qualcosina sarebbe ancora possibile fare ma non è questo il tema dell’articolo, e dunque taccio. Indipendentemente dai risultati, la ristrutturazione della piazza ad opera delle FF.SS. a seguito del progetto denominato “le grandi stazioni”, ha notevolmente sconvolto quell’area trascinandola per circa 30 anni ai limiti della vivibilità. È ovvio che in tali situazioni criminalità e degrado si siano infiltrate nel tessuto sociale, commerciale ed in fine urbanistico. Negli anni passati l’area compresa tra corso Novara, via Alessandro Poerio e piazza Mancini è divenuta un’area mercatale promiscua, intrisa di un’alta concentrazione di extracomunitari provenienti dalla Cina, dall’est europeo, dal nord africa da tanti altri Paesi. Non voglio essere immediatamente indicato quale razzista e dunque chiarisco che il problema non possono essere loro, ma la gestione delle risorse e dell’ordine pubblico. Una piazza con scarsissima manutenzione e vari errori progettuali: basti pensare agli odori provenienti dagli scoli delle acque piovane…

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 Nelle foto sono ben visibili i bivacchi e i giacigli notturni. Se lo Stato abbandona il territorio ne fa una terra di nessuno, ove disperazione e criminalità ne fanno da padroni. Chiunque si inoltri la sera, ma non solo, sul lato destro della piazza (per chi viene dalla stazione FF.SS.) è colto da uno spettacolo assurdo per un Paese civile. Un odore acre, e altri inenarrabili effluvi superano ogni barriera –mascherina compresa– e puniscono violentemente i malcapitati passanti, turisti compresi. La situazione igienico/sanitaria è all’inverosimile rispetto qualsiasi momento storico… se poi facciamo i conti con l’epidemia di covid in atto diventa non solo insostenibile ma ai limiti della legalità. Quanto mi chiedo è se una città come Napoli possa consentire questo scempio sociale. Ma in che Stato viviamo? Una soluzione deve essere trovata. Questa situazione deplorevole è presente a macchia di leopardo in tutta la città. Ma il problema non si risolve cacciando i malcapitati imbrattatori che, gioco forza, poi torneranno. Occorre trovare, c on un coordinamento delle associazioni di volontariato e una politica attiva, un’alternativa dove far dormire in sicurezza questi disperati fratelli, secondo quella dignità umana che tutti conosciamo a parole, ma che in pochissimi mostrano di esercitare.

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