Sabato, 24 Luglio 2021
Nuovi napoletani

Opinioni

Nuovi napoletani

A cura di Vincenzo Sbrizzi

Storie di essere umani che sono arrivati a Napoli per vivere una vita migliore e che la città ha accolto come nuovi cittadini. Paure, speranze e sogni di persone che dagli angoli più disparati della terra hanno scelto di vivere all'ombra del Vesuvio

Nuovi napoletani

Hadi, una vita in fuga, col sogno di portare la sua famiglia a Napoli

Salvato in mare, vive a Napoli dal 2011 e da due anni aspetta il rinnovo del permesso di soggiorno

Il 2005 è l'anno dell'esodo dal Ciad verso la Libia. Sono tantissime le persone che sono costrette a lasciare il Paese in preda a una sanguinosa guerra civile. Il Paese di Gheddafi a quel tempo viene visto come una vera e propria terra promessa. Per essere una dittatura, riesce a garantire un discreto tenore di vita alle persone che ci vivono e soprattutto non manca il lavoro. Hadi ha 18 anni quando decide di lasciare il Ciad. Non ci sono opportunità per lui lì. Si sposta in Libia in cerca di lavoro. Un'occupazione che riesce anche trovare. Diventa un operaio e inizia a lavorare in una fabbrica. I primi anni sono tranquilli ma la situazione precipita nel 2011. Tutta l'area subisce un periodo di instabilità e la dittatura del “generale” è sul viale del tramonto.

La guerra civile in Libia 

Hadi rimane praticamente intrappolato. Da una parte non può più tornare indietro, dall'altra la sua nuova casa diventa sempre più pericolosa. La battaglia tra gli uomini fedeli a Gheddafi e i ribelli si fa sempre più dura ed entrambi gli schieramenti si mettono a reclutare persone. In particolare sembra che le truppe governative abbiano un “debole” per i giovani che vengono dal Ciad. Per questo motivo dall'altra fazione si viene visti come un bersaglio. Una situazione assurda che non lascia scampo a Hadi. Seppure deve rischiare la vita, tanto vale provare la traversata del Mediterraneo e tentare di farsi una vita nuova. Non fa in tempo che viene catturato e viene messo nelle prigioni governative in attesa di essere utilizzato. Per sua fortuna, dopo tre settimane di detenzione riesce a fuggire insieme ad altre persone e si mette alla ricerca di un'imbarcazione che lo porti dall'altra parte del Mediterraneo.

La fuga verso l'Italia 

Ne trova una con a bordo 1400 persone. Gli costa un occhio della fronte ma riesce a salpare. Tre giorni e mezzo di viaggio sembrano essere il preludio alla loro fine quando l'imbarcazione subisce un danno al motore e comincia ad andare in avaria. C'è però la guardia costiera italiana a portarli in salvo a Lampeduda. Per lui comincia la trafila dei centri d'accoglienza. Viene portato prima a Campobasso e poi arriva a Napoli. Una volta arrivato in città viene sistemato in un albergo. Comincia il tempo dell'attesa, l'attesa che tantissimi migranti devono sopportare, l'attesa per i documenti. Nel suo caso si tratta di aspettare due anni.

La lotta con la burocrazia 

Come tutti prova ad ambientarsi e a studiare l'italiano. Il primo permesso dura un anno. Gli viene rinnovato per tre volte. Infine ottiene un'ulteriore proroga di due anni. Fino al 2017 quando tutto si ferma. Dal punto di vista burocratico la sua vita è ferma ad allora. In mezzo solo incertezza e lavori a nero. Vive per un breve periodo sia a Roma e a Milano ma è sempre a Napoli che decide di tornare. È riuscito a prendere il diploma di scuola media e la patente e adesso fa il cameriere. Divide un appartamento al centro storico con altri amici che vengono dal Ciad come lui e parte del suo tempo libero lo passa a telefono con la sua famiglia. La sua speranza è di far venire qui i suoi cari che vivono ancora in Ciad. È sicuro che a loro piacerebbe tanto vivere a Napoli.


 


 

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