Nuovi napoletani

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Hadi, una vita in fuga, col sogno di portare la sua famiglia a Napoli

Salvato in mare, vive a Napoli dal 2011 e da due anni aspetta il rinnovo del permesso di soggiorno

Quando sei in mezzo al mar Mediterraneo insieme a 1400 persone e senti un botto che proviene dal motore della nave che ti sta portando in Italia, ti passa tutta la vita davanti agli occhi in pochi minuti. La vita di Hadi non è esattamente una cosa bella da ricordare eppure lui non si è mai arreso. Sin da quando lascia il Ciad, la sua terra natia, per andare a vivere in Libia. Migliaia di suoi compatrioti hanno fatto il suo stesso percorso a partire dal 2005 quando comincia una sanguinosa guerra civile. Non esiste né lavoro né possibilità di educazione scolastica per i più giovani. Hadi resiste qualche anno poi per lui non c'è più futuro nel suo paese natale e così decide di andare nella nazione di Gheddafi. All'epoca si trattava di una delle mete più ambite nel continente africano. A differenza di altri stati la dittatura del generale, a fronte della cessione di tutti i diritti civili, garantisce un discreto livello occupazionale. Per questo sono tanti gli stranieri che la scelgono come meta per ricominciare da zero.

Così fa anche Hadi che a soli 18 anni si trasferisce lì per cercare lavoro. Lascia i genitori e quattro sorelle e riesce a trovare un'occupazione in una fabbrica come operaio. Il periodo di pace dura molto poco visto che a partire dal 2011 anche la Libia viene colta da un periodo di instabilità culminato con la deposizione e la cattura di Gheddafi. Hadi non può più tornare in Ciad. Lì la dittatura non tollera che chi abbia lasciato il Paese rientri. In automatico sei diventato un nemico della nazione e se sei scappato una volta, probabilmente hai avuto dei motivi di frizione nei confronti delle “politiche” di Idriss Déby, quindi non sei più benvenuto. Se rimetti piede in Ciad bene che ti vada finisci in carcere perché considerato parte dei ribelli. L'altra ipotesi è purtroppo facile da immaginare.

In Libia intanto i mesi che precedono la caduta del dittatore sono scanditi dai proiettili esplosi nel corso della guerra civile tra gli uomini fedeli al generale e l'esercito ribelle. Più il cerchio si stringe attorno al leader libico e più c'è bisogno di reclutare uomini per combattere e resistere all'assalto. Così i militari cominciano a reclutare chiunque possa tenere un fucile in mano e non si tratta esattamente di una chiamata volontaria. Lo stesso fanno anche i ribelli nelle zone di loro competenza. Hadi viene catturato dagli uomini del generale che vogliono costringerlo a combattere. In realtà già prima era diventato un bersaglio come tutti gli stranieri. I ciadiani poi spesso vengono arruolati da Gheddafi e per questo meritano un “trattamento” di favore. Quindi o ti arruoli con gli uomini del generale, e rischi la vita se provi a scappare, o rischi la vita perché sei un bersaglio per i ribelli. Un'altra possibilità in realtà c'è ma è rischiosa quanto quella di andare a combattere. Si può provare a scappare e imbarcarsi per passare il Mediterraneo.

Alla morte certa in battaglia, Hadi sceglie il rischio di morire in mare. Scappa dalle prigioni governative dopo tre settimane di reclusione. Riesce a pagare i 1500 dollari necessari per il viaggio e viene imbarcato su una nave insieme a circa 1400 persone. Non si tratta di un barcone ma le condizioni sono ugualmente pericolose visto il sovraffollamento sull'imbarcazione. A peggiorare la situazione è il maltempo che li costringe in mare per tre giorni e mezzo fino a quando non si sente il botto che denuncia l'inequivocabile rottura del motore dell'imbarcazione. I suoi compagni di viaggio provengono da diversi angoli del mondo. Sudan, Nigeria, Ghana, perfino Bangladesh. Tutti condividono la speranza di migliorare le proprie esistenze e il mare sembra intenzionato a rovinare i loro piani. A salvare le loro vite e i loro sogni arriva però la Guardia costiera italiana che riesce a portare tutti in salvo a Lampedusa.

Così comincia la sua nuova vita italiana. Viene trasferito prima in un centro di accoglienza a Campobasso poi arriva a Napoli. Qui soggiorna in hotel come tante persone in attesa dei documenti. L'attesa dura due anni, un periodo in cui la sua vita resta in stand-by. Ne approfitta, però, per studiare l'italiano che per lui che parla solo arabo non è esattamente una passeggiata. Il primo permesso di soggiorno ha la scadenza di un anno. Gli viene rinnovato per tre volte. Poi ne ottiene uno di due anni. Dal 2017 è scaduta l'ultima proroga ed è ancora in attesa di conoscere il suo destino. Intanto ha preso la patente di guida e si è iscritto alla scuola media. Lavora come cameriere e non può far altro che farlo a nero vista la sua situazione burocratica. A fargli compagnia qui a Napoli sono un gruppo di amici del Ciad che vivono in città e le telefonate alla sua famiglia.

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«Mi trovo bene qui. La città mi piace anche se ultimamente le cose sono un po' cambiate. Quando sono arrivato le cose non erano così. Adesso c'è sempre qualcuno pronto a dirti delle parole che possono farti stare male. Però Napoli è diversa dalle altre città italiane. Ho vissuto per un periodo anche a Roma e a Milano ma è tutto diverso. Qui si riesce a vivere con poco». Hadi vive in una casa in affitto a via Tribunali e ha il sogno di trovare un lavoro e far arrivare qui la sua famiglia. Per farlo però ha bisogno dei documenti e che gli venga riconosciuto il permesso umanitario che ha richiesto. «Loro vivono in campagna, in Ciad si vive molto di campagna. Mi piacerebbe farli vivere qui in Italia con me e anche a loro piacerebbe tanto».

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