Nuovi napoletani

Nuovi napoletani

Bechir, l'agente di credito che la burocrazia stava ammazzando

A Napoli da un anno, ha seguito sua moglie napoletana lasciando la sua Tunisi. Non sa ancora nulla del suo permesso di soggiorno

Da un anno la sua vita è in stand-by. In attesa che arrivino i documenti la sua vita si è fermata. C'è stato un momento in cui ha temuto di perderla la vita. È troppo forte il torto che sente di subire tanto da essere colpito da un attacco ischemico che poteva costargli molto caro. Bechir è un giovane tunisino arrivato a Napoli per amore e innamorato dei napoletani e della città. Per seguire sua moglie, una logopedista napoletana, ha deciso di lasciare la sua Tunisi e mettere su famiglia qui in città. Laureato in matematica, è arrivato in Italia con il sogno di proseguire la sua attività anche nel nostro Paese. La realtà, invece, gli ha riservato un calvario che dura da un anno e che è fatto di carte bollate e controlli delle forze dell'ordine. Ma andiamo per gradi. Bechir sposa sua moglie a Tunisi, lì dove si sono conosciuti. Insieme hanno la passione per il volontariato ed entrano in contatto grazie a un gruppo che aiuta bambini in Palestina. Stessi ideali, stesse passioni e l'amore non tarda ad arrivare.

Lei ha una bambina adolescente e decidono di stabilirsi a Napoli dove vogliono realizzare il loro progetto di vita. La donna ha una professione ben avviata, Beshir ha un “know-how” che gli permetterebbe di fare diversi lavori nel campo del marketing e della finanza. In Tunisia era un agente di credito nel settore della microfinanza, presente soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Si occupava di inserire le donne all'interno del mondo del lavoro. Riesce a trovare una posizione di alto livello in un'azienda d'abbigliamento sportivo che vuole affidargli l'area francese e dei paesi arabi. Ha, però, bisogno dei documenti per poter aprire un conto e una posizione fiscale in Italia. Qui comincia il suo calvario. Vive con la moglie e la figlia di lei a Secondigliano. Per ottenere la residenza sono necessari dei controlli delle forze dell'ordine che attestino l'effettiva presenza di entrambi i coniugi nell'abitazione a dimostrazione che il loro non sia un finto matrimonio. «Una volta un carabiniere ci ha detto “non avete l'aspetto di una famiglia ordinaria”. Gli ho risposto “non siamo una famiglia ordinaria”. Cosa vuol dire? Noi non vogliamo esserlo».

Così altri controlli per i quali dovevano essere entrambi in casa e «mia moglie deve andare a lavorare. Non può restare a casa tutto il giorno». Bechir non si capacita che una procedura lasci la sua vita in stand-by. Intanto il tempo passa e lui si impegna a imparare l'italiano alla Scuola di pace. Frequenta napoletani e fa da mediatore culturale per un'associazione. Organizza delle visite guidate nel centro storico e con delle associazioni di volontariato cucina per i nostri concittadini. Incontra il sindaco insieme alle associazioni con cui collabora e con altri volontari pulisce il lungomare. Vive la città in pieno e se ne innamora. «Avete una città stupenda e il popolo è generoso. La cosa più bella è l'accesso all'arte libero per tutti. C'è arte ovunque. Se tornassi indietro e dovessi scegliere una città, sceglierei sicuramente di nuovo Napoli». Solo che i documenti non arrivano ed è passato quasi anno. Bechir non può lavorare e si sente imprigionato.

«Così ti spingono o a restare a casa o a lavorare in nero. Io non voglio farlo. Io voglio solo un mio diritto. Avere dei documenti e un codice fiscale temporaneo così posso lavorare e pagare le tasse. Non voglio fare cose irregolari. L'unico problema in questa città è la burocrazia. Sembra di non essere in Europa. Le persone non mi hanno mai fatto sentire delle differenze qui. Non mi sento straniero l'unica a essere razzista con me è la burocrazia. Io mi sono innamorato di questa città ma la burocrazia me la sta facendo odiare e questo non è giusto. Ho tre sorelle in Francia e loro non hanno avuto nessun problema con i documenti. Sono arrivati subito».

Una situazione che debilita piano piano Bechir fino a quando non rischia addirittura la vita a soli 35 anni. Lo stress gli provoca un attacco ischemico dal quale riesce a salvarsi per miracolo, senza subire danni. Il suo calvario dura da un anno ormai e non può nemmeno tornare indietro per rivedere la sua famiglia altrimenti la procedura si blocca. A Tunisi ha i genitori e due sorelle che non vede da tempo nonostante viva a meno di due ore d'aereo di distanza. Non gli resta che aspettare e sperare che arrivi il permesso di soggiorno che comunque sarà temporaneo. Ha il sogno di diventare direttore commerciale di un'azienda qui in Italia e vuole vivere qui per sempre con sua moglie.

«Abbiamo tante cose in comune noi tunisini con i napoletani. Qui c'è il calore umano delle persone. Quando hai avuto una brutta giornata c'è sempre qualcuno pronto a scherzare. Mi dice una brutta parola in dialetto che non capisco ma che mi fa ridere lo stesso. Poi me la spiega e così uno si sente meglio. Qui ci sono tante brave persone e siete un popolo straordinario. Avete giovani che hanno studiato e avete la storia. Non è differente da Tunisi e abbiamo tanta bellezza in comune. Poi c'è il mare e il cibo che pure non è tanto diverso dal nostro, solo che noi usiamo più piccante. Un grande potenziale economico e turistico ci vorrebbe solo più volontà politica di sfruttarlo. Napoli è una perla e dovete curarla bene. A Napoli gli italiani e gli stranieri vivono in serenità e non ci sono differenze. D'Altronde essere straniero è solo un'indicazione».

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