Nuovi napoletani

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Ana, dalla guerra a Belgrado all'amore trovato a Napoli

Cresciuta nella Serbia martoriata dalla guerra ha trovato in un italiano l'amore della sua vita e ha deciso di seguirlo ovunque diventando una “migrante per amore”

Quando Ana viene al mondo la ex Jugoslavia è sconvolta da una guerra civile tra le più cruente del 20esimo secolo. La sua Belgrado diventa famosa per Slobodan Milosevic, a cui la storia ha dato le stimmate poco lusinghiere di criminale di guerra. “Serbia è là dove ci sono i serbi” ama dire, pronto a cavalcare l'onda nazionalista che infiamma tutta l'area. È duro far nascere una bambina nel 1991 nell'ex Jugoslavia, con una nazione in fiamme che da un giorno all'altro si è riscoperta in guerra con se stessa dopo anni di dittatura. Un unico popolo che si scopre essere tanti popoli, fratelli pronti a uccidersi da un momento all'altro. “Mio padre mi racconta sempre che non c'era la benzina e che arrivavano persone in continuazione”. Ana è troppo piccola, e i pochi mesi di vita le risparmiano i patemi di una guerra che ha sconvolto il mondo. Il fatto è che quella non sarà l'unica guerra che la piccola Ana è costretta a vivere. Un'altra la vive in prima persona, anche se con gli occhi di una bambina di otto anni. È l'ultima fase della repressione di Milosevic contro il popolo kosovaro a cui risponde la Nato bombardando anche Belgrado.

È il 1999 i caschi blu sono ovunque in città per provare a fermare un'emorragia di sangue che annega tutta l'ex Jugoslavia da 10 anni. “Avevo otto anni e immaginavo la guerra in maniera diversa. Avevo paura che arrivassero a casa degli uomini armati e che ci avrebbero uccisi tutti. In realtà il ricordo più vivo che ho è quello delle sirene dei bombardamenti. Quando le sentivamo, andavamo nei rifugi e la mia unica paura era quella che colpissero la mia casa. Ricordo che quell'anno nessuno finì l'anno a scuola ma la cosa che più ricordo erano le manifestazioni sui ponti. La gente scendeva in strada perché non ne poteva più della guerra e andava sui ponti anche durante i bombardamenti, in segno di protesta, portando con sé anche i bambini. Io stessa ci sono andata. Questa è una differenza che ho notato con l'Italia dove nessuno scende in piazza a protestare se le cose non vanno bene”.

Passano gli anni, Ana studia danza e continua a prepararsi a un futuro nel mondo del turismo. Un infortunio le blocca la carriera da ballerina e a 18 anni decide di cominciare a lavorare insieme all'università. Questa sua scelta la porta in giro per l'Europa. In Grecia, in Spagna per un Erasmus e poi in Montenegro. Lì Napoli entra nella sua vita. Lo fa grazie all'amore di un giovane, Paolo del quale si innamora immediatamente. È il 2015, ha 24 anni e fa avanti e indietro dal Montenegro per vedere il suo fidanzato. Può stare al massimo 90 giorni in Italia e poi altri 90 deve uscire dal paese. Così decide di trasferirsi a Napoli e di sposarsi. Ad aprile 2016 sposa Paolo e sceglie l'Italia come suo nuovo Paese. Una volta qui comincia a studiare l'italiano e soprattutto a preparare i documenti per ottenere il permesso di soggiorno. Dopo un mese dal matrimonio si presenta in Questura e le danno appuntamento a settembre. Poi ancora un altro a gennaio 2017 solo che in quel momento aspetta il suo bambino, Igor. Dopo tre mesi il permesso non arriva e intanto nasce il piccolo e cominciano anche i problemi. Non può avere la residenza e la carta d'identità e non può fare richiesta per le agevolazioni che le spettano come neo-mamma.

Il mese dopo allora Ana decide di andare in Questura con in braccio il suo bambino. Un gesto che funziona visto che le viene dato il primo permesso di soggiorno per due anni che poi le viene rinnovato per cinque anni. Adesso è in attesa di ottenere la cittadinanza italiana. In Italia Ana fa tanti lavori. Inizia a lavorare nel bar di Paolo poi trova un posto come receptionist in un residence che ospita un centro d'accoglienza. Il lavoro le piace ma a Napoli ha la possibilità di salire ancora una volta su un palco. A dargliela è Gigi Di Luca e il suo spettacolo “Le voci di un sogno”. Il 2018 sotto questo punto di vista è un anno speciale visto che partecipa anche al Festival Ethnos. A fine agosto però lascia il centro d'accoglienza, che di lì a pochi mesi chiuderà i battenti e si rimette in gioco ancora una volta. Le viene approvata la domanda per il servizio civile a San Giovanni a Teduccio. Fa da doposcuola ai bambini del quartiere. Con Paolo vive ai Camaldoli e percorre la città tutti i giorni dividendosi tra il suo Igor e i bambini della periferia orientale di Napoli.

Fino a quando non sfrutta una sua passione per inventarsi un altro progetto insieme a Paolo. Le piace disegnare abiti sartoriali e così dà vita alla sartoria Nakupenda, insieme ad altri migranti da ogni parte dell'Africa. Il suo sogno è far decollare questo progetto e farlo diventare un lavoro per lei e gli altri stranieri. Due o tre volte all'anno torna a Belgrado. «È cambiata tanto e si è ripresa dal decennio di guerra. Adesso la gente vive meglio e ha la possibilità di avere una casa propria anche se è meno libera perché il governo controlla tv e informazione. La Serbia è un Paese che ti prepara bene per andare all'estero. Tutta la mia generazione è fuori. Quando torno lì i miei amici storici sono tutti all'estero». Belgrado le manca e la vita lì è completamente diversa da quella a Napoli. «Qui la vita è tutta per strada mentre a Belgrado si sta nei locali e nei pub. Io preferisco quello stile di vita per come sono di carattere. Certe cose a Napoli non mi piacciono e un giorno mi piacerebbe tornare in Serbia ma al momento abbiamo la nostra vita qui. In futuro chissà, magari riusciremo a creare qualcosa che unisca Napoli e Belgrado. Per me non è importante dove sto ma i nostri progetti». Sempre al plurale, sempre con Paolo e Igor, la sua unica casa.

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