Venerdì, 18 Giugno 2021
Nuovi napoletani

Opinioni

Nuovi napoletani

A cura di Vincenzo Sbrizzi

Storie di essere umani che sono arrivati a Napoli per vivere una vita migliore e che la città ha accolto come nuovi cittadini. Paure, speranze e sogni di persone che dagli angoli più disparati della terra hanno scelto di vivere all'ombra del Vesuvio

Nuovi napoletani

Abrar: aiuto-cuoco in Italia con una laurea in Economia in tasca

Napoli lo ha accolto con un'aggressione da parte di una baby-gang. Sogna di avere i documenti per iniziare la sua attività online

Una laurea in Economia in tasta, a 43 anni è costretto a lavorare come aiuto-cuoco al Vomero. È questo ciò che al momento Napoli riesce a offrire ad Abrar. È partito da Sialkot in Pakistan per andare a vivere in Polonia. Lascia la sua terra natia per problemi familiari. È benestante lì. Ha un lavoro come manager nel settore della lavorazione della pelle. Aveva preso un biglietto per Varsavia con scalo a Roma. Uno scalo che è diventato uno snodo fondamentale della sua vita. Una volta controllato in aeroporto si è reso conto di non avere i documenti necessari per lasciare il Paese. A un tratto si trova in Italia senza poterne più uscire e deve adattarsi.

L'arrivo per caso a Napoli e l'aggressione

Così contatta un amico che sapeva vivere ad Acerra. È il 2018 quando arriva per la prima volta a piazza Garibaldi. È lì che trova la sua prima sistemazione. Senza i documenti necessari deve mettere da parte le competenze acquisite con anni di studio. I lavori che trova gli servono per sopravvivere e non hanno nulla da vedere con le sue abilità. Inizia a lavorare in un ristorante dove gli danno pochi euro per 12 ore di lavoro. Una sera di febbraio rischia addirittura di perdere la vita per mano di una baby-gang. Mentre torna a casa da lavoro, viene aggredito da un gruppo di ragazzini lungo corso Umberto. A dispetto della giovane età sono armati di mazze da baseball e di innocente non hanno più nulla. Abrar viene colpito più volte e una ferita alla testa lo costringe ad andare in ospedale. La paura è tanta ma per fortuna se la “cava” con un trauma cranico.

Le baby gang 

«Non ho paura di camminare per le strade di Napoli. Il giorno dopo ho rifatto esattamente la stessa strada. Quello che ti resta è l'umiliazione. Devi reprimere te stesso. Vorresti reagire ma non puoi permettertelo». Quello che vive quel giorno purtroppo non sarà l'ultimo sopruso che vive in città. Lui stesso assiste ad altre aggressioni ai danni di migranti sempre da parte di giovanissimi. La violenza però, paradossalmente, non è la parte più dura della sua vita in città. C'è la frustrazione nel vedere sprecato il suo talento e anni di studi. Tutto a causa della lentezza della burocrazia. Solo il permesso di soggiorno potrebbe permettergli di cambiare vita. Il suo sogno è quello di aprire l'attività che svolgeva in Pakistan qui in Italia sfruttando internet.

L'attesa dei documenti 

Per farlo però ha bisogno dei documenti per aprire conto in banca e far partire il business. Nonostante tutto immagina di rimanere per sempre qui, diversamente crede che lo faranno sua moglie e i suoi tre figli che vuole rimangano nella propria terra. Ha molti amici sia napoletani che pakistani in città. Sta studiando l'italiano per integrarsi maggiormente, aspetta i documenti e nel frattempo resiste. È convinto che un giorno potrà tornare a fare quello che sa fare e per cui ha studiato, nonostante debba ripartire da zero, ancora una volta, a 43 anni.


 

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