menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Quando il cibo si mette in posa: intervista alla fotografa di gastronomia Lisa Sicignano

"Il rapporto tra quello che mangiamo e la gradevolezza dell’aspetto estetico sta nella memoria, nel rivisitare i piatti della nostra tradizione culinaria, ma in chiave contemporanea". L'intervista di NapoliToday

Chi di noi non è mai stato tentato dal dedicare uno scatto a un bel piatto servito al ristorante o cucinato in casa. Un bella insalata di mare con mezzo litro di vino bianco in riva al mare, una cenetta a lume di candela nel ristorante panoramico della città, una tenera e succosa costoletta di maiale accompagnata da pane casereccio nella sagra di paese, sono mille le combinazioni con il cibo protagonista, degne di essere immortalate in uno scatto da postare sui social. Fotografare il cibo o fare food selfie è divenuta una vera e propria “mania” che non riguarda più solo i fotografi o i blogger enogastronomici, ma anche la gente comune. Negli ultimi anni il food sta assumendo un ruolo sempre più importante e centrale all’interno della società: è divenuto il suo protagonista indiscusso. Oggi si parla tanto di Food Porn, il termine è stato coniato per descrivere quelle fotografie di piatti, pubblicate su riviste, giornali e sui social, che alla sola vista fanno venire l'acquolina in bocca. Si tratta di immagini “goduriose” di torte al cioccolato, arrosti succulenti, panini farciti con carne, formaggio fuso e salse di vario tipo, che rasentano quasi il pornografico. Ma qual è la differenza tra il Food Porn e la Food Fotography? La prima potrebbe essere definita una modalità della seconda. Il Food Porn esalta ogni piccolo dettaglio del cibo ritraendo il piatto da vicino, in modalità macro, con l’obiettivo, appunto, di stimolare l’appetito in chi la guarda.

NapoliToday ha affrontato il tema nell’intervista a Lisa Sicignano, fotografa napoletana specializzata in fotografia gastronomica. Tra i suoi clienti figurano l’Ammot Cafè, il RaMa Catering, l’Healty Food, DIMAV srl, Salumificio Campano srl, Muzzaré, PizzaRé – De Pizza Koning (L’Aia – Olanda), l'Antica Biblioteca Valle (Roma).

Lisa, come ti sei avvicinata al mondo della fotografia gastronomica?

“Mi sono avvicinata per caso, circa dieci anni fa. Avevo bisogno di un lavoro che mi permettesse di guadagnare qualcosina durante gli anni dell’università e risposi ad un annuncio di lavoro per fotografi nei locali. Poi un famoso Dj notò le mie foto e mi chiese di fargli un suo ritratto per le locandine del suo Tour. Nel giro di un anno pubblicarono la mia prima foto: il tour era internazionale e la prima affissione fu sui cartelloni di tutta Taiwan. In seguito ho collaborato con alcuni catering nel campano: mi accorsi sin da subito, tecnica a parte, che nelle mie foto veniva fuori l’appetibilità dei piatti che loro preparavano. Gli anni successivi sono stati di ricerca e di sperimentazione: ho approfondito le mie competenze in altri settori della fotografia collaborando come assistente di fotografi professionisti nel campo del fashion, dello still-life e del cerimoniale, senza mai tralasciare la fotografia di gastronomia. Tre anni fa poi sono sbarcata a Milano nello studio di Renato Marcialis, uno dei massimi esponenti in questo settore che mi ha insegnato e mi insegna ancora molto”.

Cosa ne pensi di questa “mania” di fotografare il cibo che riguarda non più solo i giornalisti e i blogger enogastronomici ma anche la gente comune che posta continuamente le sue foto sui social?

“Non la capisco e non la condivido. A casa abbiamo deciso di non tenere i cellulari a tavola. Quella dei social credo sia solo una moda tenuta in piedi per distogliere l’attenzione dalle persone reali e dalle cose importanti della vita. Questa mania di fotografare ogni cosa ci capiti davanti, compreso il cibo, ci ha fatto perdere la capacità di memorizzare e di allenare la nostra memoria visiva. Ho amici che quando fotografano i piatti, a distanza di tempo non ne ricordano nemmeno più l’aspetto. Per me aspettare a tavola lo scatto di un piatto per poi mangiare la pasta o la pizza freddi è una cosa inconcepibile e poco educata”.

Oggi si parla tanto di Food Porn, ma di cosa si tratta? Che differenza c’è tra il Food Porn e la Food Photography?

“Nell’ultimo anno è cambiato il mio rapporto con il cibo. Il cibo dà soddisfazione, e, in un certo senso, appaga. Ma non è tutto nella vita ed è giusto non esagerare, non bisogna scadere nell’eccesso. Quando si pensa al cibo in maniera ossessiva o esagerata vuol dire che c’è qualcosa che non va. Come si può pensare alla quantità e non alla qualità di quello che mangiamo!? Gli ingredienti vanno rispettati, vanno quasi venerati. Questa è per me la Food Photography, tecniche fotografiche a parte”.

Che rapporto ci deve essere tra il piacere estetico di un piatto e il gusto di ciò che effettivamente mangiamo? Quanto il primo può condizionare il secondo?

“Quando vivevo in Olanda una volta mangiai in un ristorante una pietanza che aveva l’aspetto della fragole ma il suo sapore non aveva niente a che vedere con questo frutto: questo, secondo alcuni, è il futuro dell’alta ristorazione! Per altri, me compresa, è solo un modo di vedere in maniera differente il nostro rapporto con il cibo, un modo per stimolare in maniera nuova i nostri sensi visivi, olfattivi e gustativi. Il cervello, ovviamente, non trova una corrispondenza logica e nei ricordi conservati nella memoria a lungo termine. Appunto, memoria… per me il rapporto tra quello che mangiamo e la gradevolezza dell’aspetto estetico sta, in parte, nel rivisitare i piatti della tradizione culinaria, ma sotto una chiave estetica molto più contemporanea. Sembrerà strano ma non sono una che sa cucinare: ho solo una decina di “cavalli di battaglia” (così mi piace chiamarli), ma ho comunque acquisito delle competenze di food-stylist che mi consentono di rendere appetibili i piatti e quindi di fotografarli. Insomma, non sono una che sta spesso ai fornelli se non per lavoro. Sicuramente amo il cibo, amo mangiare e sono molto attenta agli sprechi…. finisco tutto quello che ho nel piatto!”.

Sul tuo sito personale ho letto che “prima scatti una foto con gli occhi e poi prendi la macchina fotografica”. Come ti prepari per questo genere di scatti?

“La mia è una continua ricerca del “bello e dell’armonico”. Sono una che ha fatto sue le regole della psicologia della Gestalt. Cerco di appagare costantemente il mio senso estetico per le cose, in tutto quello che faccio, anche nell’arredamento. Ovviamente questo aspetto della mia persona viene fuori anche dai miei scatti. Preparo sempre prima il set e la composizione, se questi appagano il mio senso estetico, cioè se gli elementi che lo compongono hanno il giusto equilibrio prospettico e cromatico, allora prendo la macchina fotografica e scatto. Un bravo fotografo si distingue per progettazione e padronanza delle tecniche fotografiche e conoscenza di quello che sta fotografando”.

I colori saturi e profondi delle tue foto hanno un grande impatto su chi le guarda. Qual è la chiave per utilizzare con successo i colori forti?

“Il segreto è non esagerare! Io cerco di fare in modo che nella composizione tutto sia equilibrato e piacevole da guardare. Ci sono delle regole da seguire, come ad esempio l’abbinamento dei colori secondo la “ruota cromatica”, però è anche vero che è bello esplorare. Sono una che sperimenta e che, consapevole delle regole, prova a non rispettarle. Qualche volta funziona, si scoprono soluzioni veramente interessanti…”. 

Per quanto riguarda, invece, la luce e il flash, quali sono le tue scelte?

“Più o meno sempre la stessa scelta: scelgo in base all’alimento o al piatto che devo fotografare. Magari una luce ne valorizza più di un’altra le caratteristiche”.

C’è un fotografo a cui ti ispiri, che hai considerato un esempio da cui imparare?

“Sì, Renato Marcialis. Le foto del “Caravaggio in cucina”, di cui lui è autore, sono vere e proprie opere d’arte”.

Ho letto che hai avuto esperienze lavorative anche in Olanda. Ci sono differenze tra il loro modo di approcciare al mondo della fotografia gastronomica e il nostro?

“Degli olandesi ho conosciuto e apprezzato molto il loro modo (molto diverso dal nostro) di concepire il lavoro e la professionalità. Ma le differenze più evidenti e che tengo a sottolineare sono tra il nord e il sud del nostro paese. A Milano il fotografo di cibo esiste già da 40 anni, a Napoli, invece, è una figura professionale sconosciuta. Qui non esiste il fotografo specializzato in foto gastronomiche, non esiste il food-stylist. Il problema di questa città è che è sempre un passo indietro rispetto alle novità. A Napoli tutto tarda ad arrivare e il “nuovo” ha difficoltà ad essere accettato. Ma al di là di questo a questa città devo molto, devo la mia creatività e, come spesso mi ripete il mio maestro Marcialis, la mia anima Barocca, oltre alle competenze di problem solving che ci invidiano un pò in tutto il mondo, tradizione culinaria a parte”.

Stai lavorando a nuovi progetti?

“Da qualche mese sto lavorando insieme ad altri colleghi ad un progetto da noi ideato: ‘Discover Naples Magazine’. Si tratta di un mensile in lingua italiana e inglese che ha come scopo la diffusione della cultura napoletana nel mondo, per questo è rivolto a turisti che vengono a Napoli. Nel mensile abbiamo inserito una rubrica di ricette napoletane e di street food dove pubblichiamo le mie foto. In programma c’è quindi la diffusione di questo nuovo progetto e forse una mostra a Napoli di mie foto”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Vendita e Affitto

Villa mozzafiato in vendita a Marechiaro

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

NapoliToday è in caricamento