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Napoli, quando eri la padrona del mondo...

Napoli, quando eri la padrona del mondo...

A cura di Januaria Piromallo

Libertà dove ti sei nascosta? Oggi come 100 anni fa ci censurano e glielo lasciamo fare. Vergogna

Il messaggio è potente, da vedere assolutamente, soprattuto in un momento come questo dove nel mondo si è scatenato l’iradiddio. Oggi come 100 anni fa ci censurano e glielo lasciamo fare. Vergogna. Esattamente come 100 anni (e ancora non avevamo la Costituzione) si cerca di imbavagliare la stampa e di calpestare i diritti sanciti dalla stessa Costituzione.

CINEMAMUTO, testo di Roberto Scarpetti, regia di Gianfranco Pannone in prima nazionale fino domenica 19 maggio al Teatro San Ferdinando. Quel cinema - di una donna - che seppur “muto” dava molto fastidio al “regime” Iaia Forte è Elvira Notari e Andrea Renzi l’impiegato Censore. Negli anni dieci e venti del Novecento Napoli è tra le città del cinema con una più cospicua produzione di film e la conseguente presenza di diversi teatri di posa. Tra tutte spicca Elvira Notari, produttrice insieme al marito Nicola per la Dora Film, attrice, sceneggiatrice e soprattutto regista, la prima donna in Italia, autrice di melodrammi, documentari, dall’impatto fortemente visivo, rivolti soprattutto agli emigranti meridionali d’oltreoceano. Il cinema sta cambiando con l’avvento del sonoro, mentre in Italia si imponeva il fascismo che torturava i dissidenti. Una di queste era ll’olio di ricino, glielo facevano ingurgitare per poi farli c…are sulla loro stesse idee trascritte su pezzi di carta. Il massimo dell’umiliazione. Anche Elvira, trapiantata a Napoli da Cava dei Tirreni, ne ha subite tante: i film che dirige, ambientati nei bassifondi del “ventre di Napoli”, non piacciono al prepotente regime dittatoriale, specialmente perché all’estero godono di gran successo. Insomma, nell’Italia che si dice nuova i panni sporchi si lavano in casa e Leone, il censore di turno, rimbrotta, consiglia ma soprattutto ordina a Elvira di tagliare, ammorbidire, cambiare le sceneggiature poco gradite al credo fascista. Elvira, che paga anche il suo essere donna, non intende accettare i consigli e i ricatti dell’uomo, camuffati di blanda benevolenza.

Il funzionario si dice essere esecutore di direttive, stabilite in vista di un futuro migliore. Elvira non si arrende, ma non voglio spoilerare il finale. Correte a vederlo.

P.S. Iaia è un’amica di sempre dall’ingegno multiforme. Forma un duetto perfetto con Andrea. Vedere Andrea è una continua sorpresa. Ai ruoli “scomodi” è abituato, mi portò in scena al Teatro Mercadante “Il Sacrificio di Eva Izsak, una spaventosa storia insabbiata. La storia crudele di Éva, mandata a morire quando già si sentiva salva, vittima di fuoco amico. La condanno’ al suicidio Imre Lakatosh quello che poi sarebbe diventato il pilastro della London School of Comics. Totem e tabù che pensavo a settantacinque di distanza, fosse possibile affrontare. MI sbagliavo. Eva ed io siamo state censurate.

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