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Napoli, quando eri la padrona del mondo...

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A cura di Januaria Piromallo

La Casa di Ninetta è una poesia per immagini. Un film per le donne sulle donne che piace a Sgarbi che fa pure pace con Sangiuliano

La Casa di Ninetta, una e trina. Prima un libro, un flusso di coscienza. Poi una mise en scene per il teatro. Adesso un film, una poesia di immagini. Gran debutto di Lina Sastri, come regista, al Metropolitan con tanta gente dello spettacolo, da Eugenio Bennato a Enzo Gragnaniello, passando per i produttori Andrea e Alessandro Cannavale, Marco Zurzolo e il critico Vittorio Sgarbi. Uno Sgarbi inedito che dice di sentirsi napoletano che fa pure pace con il ministro Sangiuliano alla presentazione all’Albergo dei Poveri. Che non comizia, non afferra il microfono, non presenzializa. Non urla e fa la sua campagna elettorale per il Parlamento Europeo sottovoce. Uno Sgarbi pensieroso e sfervorato anche a Casa di Generoso di Meo. Una bollicina, una stretta di mano e via, nessuna predica vota/mi/vota/mi… Non sarebbe elegante. Un solo pistolotto lo riserva a Michelangelo Pistoletto: la sua Venera fuoripista non rappresenta la bellezza e i suoi stracci offendono Napoli.

Applausi anche e soprattutto a Lina. Talento multiforme, cantante appassionata e attrice, dirige se stessa con e si racconta in film di donne, madri, figlie, vecchie e giovani, tutte ruotano intorno alla figura di Ninetta, malata di Alzheimer, interpretato da una straordinaria Angela Pagano. Si parla dell’amore, della violenza, della famiglia, del dolore, del doppio tradimento del padre. Strappo e ferita che ancora fanno male. Napoli sullo sfondo, città misteriosa e magica, sospesa tra realtà e immaginazione, tra presente e passato. La bella Antonella Stefanucci, cartomante e consigliera, autentica, verace e intensa nel suo ruolo. Il resto è solo la necessità di raccontare con tocco leggero ma profondo che scava dentro. “Un tributo immenso alla donna più bella e straordinaria che io abbia mai conosciuto, Anna, detta Ninetta, che era mia madre. E, attraverso la sua vita degli ultimi anni, crocifissa da una malattia che non perdona, che umilia il corpo e la mente, come l’alzheimer, una casa, una città sorprendente, bellissima e spietata come Napoli, un popolo di donne, e l’uomo, impossibile, e presente, a volte, come una condanna, o un destino immutabile”,scrive Lina. Un racconto senza lacrime, che parla di lacrime, ma anche di risate improvvise e capricciose, come quelle dei bambini, con la grazia e la leggerezza di chi guarda al dolore con la dolcezza del perdono. Un film emozionate da vedere assolutamente magari tenendo per mano la propria mamma.

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