Il Cielo di Bagdad: non è una guerra!

I suoni post rock, che si rifanno da una parte alla tradizione scandinava, dall'altra alla sonorità tipica partenopea. Una trovata musicale di grande qualità

Nicholas Mottola Jacobsen, Luca Buscema, Giovanni Costanzo ( a cui poi si sono aggiunti anche Giulio Cestrone ed Enrico falbo) sono ragazzi che nel 2003 decisero di mettere su un gruppo musicale. Si parte da zero, anche con le sette note. Ed è così che dalla realtà di Aversa, nascono Il cielo di Bagdad.

Il primo ep esce dopo poco tempo, con il titolo "Manca solo neve", e subito riscuote un successo inaspettato in tutta Europa.
A seguire il primo album, "Export for Malinconique", un'insieme di canzoni quasi tutte strumentali, con un suono un po' distorto, e un po' romantico.

Nel 2007, Il Cielo di Bagdad raggiunge le finali dei concorsi Italia Wave e Six days Sonic Madness.
E poi nel 2010 c'è stato l'album " Love is not a democracy", un progetto musicale realizzato con la collaborazione di Port Royal e Dedo. Il titolo di per sè già affascina: una filosofia che rimanda a un clima di infatuazione, ma anche di strattonate.

Li abbiamo visti suonare tante volte, in diversi festival. È una band sicuramente dalla qualità indiscussa, che si allieta a pillole di post rock di primissima qualità. Una trovata musicale che da una parte si rifà alla tradizione scandinava, dall'altra riprende quei suoni tutti partenopei, quindi senza dimenticare da dove vengono.

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