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‘A ‘Nzegna, le origini dell'antica festa popolare

In origine la festa, che risale all'800, era celebrata da marinai e pescatori e si svolgeva il 10 agosto nello storico rione di Santa Lucia con un pittoresco corteo guidato dal “Pazzariello”

Durante il periodo borbonico la vocazione festaiola del popolo napoletano ebbe momenti di pura esaltazione grazie alla politica perseguita dal sovrano, riassunta nelle famose tre effe: feste, farina e forca. Lunga vita ha avuto l’antica festa popolare della ‘Nzegna che risale all’‘800 e che si svolgeva il 10 agosto nello storico rione di Santa Lucia.

I luciani, gruppo partenopeo caratterizzato da modi di vivere propri, dediti alle attività marinare ed eccellenti marinai della flotta borbonica, il giorno della ‘Nzegna, oltre al berretto rosso che li distingueva, indossavano l’abito nuovo, costituito da una camicia di lana bianca ed un paio di brache di fustagno. Essi erano fedeli sostenitori dei Borbone ed erano molto orgogliosi che alla ‘Nzegna assistesse il re in persona, Ferdinando IV di Borbone.

In origine la festa era celebrata da marinai e pescatori con grande solennità. Il 10 agosto, dopo la celebrazione religiosa in onore della Madonna della Catena, a Santa Lucia, si formava un pittoresco corteo guidato dal “Pazzariello”, banditore napoletano, che con abiti da generale Borbonico e accompagnato da una sua piccola banda di suonatori composta da un tamburino, uno scetavajasse, un putipù e triccheballacche, si dirigeva verso piazza del Plebiscito. Strada facendo, il corteo si arricchiva sempre di più di partecipanti e giunto a Palazzo Reale accoglieva tra le sue fila la carrozza con il re e la regina, per portarsi infine allo specchio di mare davanti al Castel dell’Ovo. Lì avveniva la ‘Nzegna, cioè l’insegnamento al nuoto, l’ammaestramento al mare ed agli scherzi del destino. Le cronache narrano che ad un certo momento quattro o cinque persone, si staccavano dalla folla, individuavano un soggetto, scelto con molta evidenza per l’espressione particolarmente mite e remissiva, l’afferravano, lo trascinavano verso la riva del mare e lo lanciavano, incuranti delle sue implorazioni. Anche il re pare si divertisse moltissimo nel beffeggiare il malcapitato.

La festa popolare della ‘Nezegna durò fino al 1953, edizione che fu funestata da un grave incidente, durante la festa un ragazzo fu gettato in mare e rischiò la vita, fu allora che i sacerdoti della Chiesa di Santa Maria della Catena chiesero la sua sospensione. Intanto per molti anni ancora, anche se in tono minore, la zona di Pizzo Falcone ebbe la sua ‘NZìegna, grazie ad un venditore ambulante: “Zì’ Bbacchiello”, che per l’occasione impersonava Ferdinando IV. Il poeta napoletano, Vincenzo De Simone, lo ricorda e lo immortala in una sua poesia intitolata proprio “Zi’  Bbacchiello”, ecco alcuni versi:

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… Chesta folla t’arravoglia
   Cchiù se scenne e cchiù se mbroglia
   Zi’ Bbacchiè, ma addo’ se va’?
   A marina…à parte ‘e llà.
…’ Sti guagliune e Zi’ Bbacchiello
    So’ arrivat’ a llu castiello;
    vide llà, ncopp’ ‘a banchina!
    votta votta…ih c’ammuina!
    Tutt’ ‘a mmare caciuttielle,
    gente grosse e piccerelle,
    furastiere cu ‘a livrea
    e quaccuno musechea.
    Si pe caso v’affetete, 
    Chest’ ‘è a “ Nzegna”, permettete,
    cca nisciuno rusechea 
    E ‘o rre ch’è, Zì Bbacchiello, 
    mo cumanna a chist’ e a chillo;
    ma dimane, si ‘o vulite
   ‘o truvate mpont’ o vico…

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