Lo sapevi?

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Napoli, l’archeologia si fonde con la città moderna. Anche questo è bellezza

Tra passato e presente, tanti i tesori della città. Dopo questo periodo di isolamento possiamo certamente riflettere sulle possibilità di ripresa che il nostro territorio potrà fornirci

Fin dal IV – III secolo a.C. nella zona situata appena fuori la cinta muraria di Neapolis, la Necropoli Ellenistica. A causa del fenomeno delle “lave”, veri e propri torrenti generati in massima parte dalle acque piovane che copiosamente scendevano dalle colline, nel corso dei secoli si accumularono metri e metri di terra e di materiali rocciosi, facendo perdere le tracce dell’antico utilizzo. Nella Valle dei Vergini (il toponimo deriva da una fratìa religiosa greca dedita soprattutto alla castità) fu costruito nel corso del Medioevo, su quegli antichissimi reperti, un borgo. Il Borgo dei Vergini vide il massimo splendore tra la fine del XII e XIII secolo quando conobbe un’intensa attività costruttiva da parte di ecclesiastici e privati, in quanto quella zona era sottratta alle restrizioni imposte dai governanti all’interno delle mura. 

Qualche tempo fa ho incontrato Paola Silveri, Presidente dell’Associazione Vergini-Sanità, in via Arena Sanità.5. E’ stata questa una zona troppo a lungo sottovalutata, nessuno in passato aveva indirizzato i turisti in questo luogo, esempio di stratificazione dallo smisurato potenziale storico-culturale. L’attività di quattro associazioni presenti nel Borgo, ognuna delle quali gestisce un sito archeologico, ha come obiettivo quello di favorire una nuova progettualità per supportare la riqualificazione del territorio. Paola Silveri mi racconta che la sua associazione nasce nel 2010 e che da allora ha promosso: visite guidate, spettacoli, mostre ed eventi e anche progetti di riqualificazione degli spazi urbani e degli edifici storici, in rete con gli Ordini degli Architetti e Ingegneri di Napoli.

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Nel cortile di Palazzo Peschici Maresca, in via Arena alla Sanità, 6 dove c’è l’accesso (per molto tempo reso non visibile) al sotterraneo del palazzo. Attraverso una scala arriviamo in quel luogo riportato alla luce piuttosto recentemente. Accade che nel 2011, per un cedimento di un solaio di un locale a piano terra, si rende necessario un sopralluogo. Viene chiamato Ciro Galiano, dell’associazione “Riformisti nel Mezzogiorno” il quale, una volta trovata la porta d’accesso, cerca di arrivare al solaio da ispezionare. L’operazione non è tanto semplice anche perché l’area è colma di rifiuti e materiali di risulta. Al nostro non sfugge una ghiera d’arco in laterizio ed è da lì che parte una scoperta archeologica senza precedenti. Viene individuato un complesso sistema di fondazione con strutture antiche ed archi e pilastri integrati da setti murari ed arconi in tufo, riferibili al XVII secolo, epoca di costruzione del palazzo. Si è passati poi ad un’analisi delle strutture murarie e sono stati rinvenuti due serie di pilastri collegati da archi semicircolari, in pratica il palazzo risulta costruito su una struttura preesistente. Dopo tanto accurato lavoro svolto in quattro anni, e grazie anche a fonti bibliografiche antiche, è stato possibile operare con certezza l’attribuzione delle strutture murarie visibili al poderoso Acquedotto Augusteo del Serino. E’ stato davvero emozionante trovarsi con il naso all’insù per vedere quel segmento dell’acquedotto romano, immaginare come poteva essere il prato sottoposto e la quotidianità di quel tempo lontanissimo. Soprattutto l’emozione nasce dal racconto di quell’intelligente lavoro di ingegneria idraulica che correva per la maggior parte all’aperto e che risale al 10 sec. D.C. A partire dalla sorgente del fiume Serino, nell’altopiano Irpino, l’acquedotto garantiva, nel suo percorso di 96 Km, l’approvvigionamento a tanti comuni sia di area avellinese che napoletana, e dopo aver incontrato città come Nola, Atella, Capua, Neapolis e Puteoli, terminava il suo lungo percorso nella Piscina Mirabilis, spettacolare cisterna ad arcate nel porto di Miseno. La grande cisterna garantiva l’approvvigionamento idrico alla Classis Misenensis della Marina militare romana. Nel sito della Sanità sono stati anche ritrovati due pozzi, uno chiuso e uno visibile all’interno. Infine il luogo è stato utilizzato come rifugio antiaereo nell’ultimo conflitto mondiale, infatti sono stati ritrovati impianti di illuminazione riferibili a quel periodo. 
Tanta roba a Napoli! Dopo questo periodo di isolamento possiamo certamente riflettere sulle possibilità di ripresa che il nostro territorio potrà fornirci. 

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