rotate-mobile
Lo sapevi?

Lo sapevi?

A cura di Laura Bufano

“Quando ti trovi davanti ad una foto e, osservandola, ti fa desiderare di starci dentro, allora ti trovi probabilmente davanti ad una buona foto"

Marco Maraviglia, napoletano, fotografo professionista, specializzato per l’editoria di viaggi e turismo, è un artista che si lascia contaminare dal contesto in cui vive e più in generale dai nostri tempi

Napoli è stata ed è ancora un serbatoio di ispirazione, di idee, ma manca l’ausilio di menti illuminate per poter attingere a questa ricchezza. Marco Maraviglia, napoletano, fotografo professionista, specializzato per l’editoria di viaggi e turismo, è un artista che si lascia contaminare dal contesto in cui vive e più in generale dai nostri tempi. Mi racconta il suo disorientamento e la conseguente perdita di entusiasmo per la precarietà generale che non permette di far intravedere un possibile progetto di vita. Sensibile, anzi succube, di ciò che accade nel mondo e nelle vite di ciascuno di noi, analizza accuratamente il nostro momento storico che conduce, sempre di più, ad una regressione morale generale a causa del controllo e della manipolazione della volontà delle  persone. Marco cita Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, colui che è convinto che siamo solo all’inizio di una trasformazione che modificherà radicalmente il modo in cui viviamo. Una trasformazione che Schwab non esita a definire “quarta rivoluzione industriale” che sarà caratterizzata dalla presenza di nuove tecnologie che insieme alla sfera fisica, digitale e biologica, genereranno conseguenze in tutte le discipline e in tutti i settori economici e produttivi, arrivando a mettere in discussione persino il significato di “essere umano”.

Marco Maraviglia è un idealista, vive nel mondo che gli piace, mi parla di bellezza e di come donarla per vedere sorridere le persone. Il suo strumento espressivo lo incontra nel 1984 quando, in viaggio con gli amici, ha con se la macchina fotografica. Quel reportage gli cambierà la vita. Lascia, dopo un anno, la facoltà di Architettura, per fare il fotografo. Ha anche la passione per la scrittura, scrive per "Napoli Oggi", e grazie alla giornalista napoletana Santa Di Salvo, pubblica una quarantina di racconti. Questo lavoro gli permette di affrontare le spese per potersi formare come fotografo. Intanto scrive per ILAS, scuola di comunicazione visiva, e per “Il Fotografo” la rivista della fotografia d’autore. Arriva anche la pubblicazione del suo primo libro “Ritracordi” prontuario raccontato sul ritratto, per fotoamatori e amici del ritratto - Gengotti Editore. Le sue mostre raccontano il  desiderio di oltrepassare la realtà, come “Impossible Naples Project”, una ricerca iniziata nel 2000 e resa ufficialmente pubblica solo sedici anni dopo al PAN - Palazzo delle Arti di Napoli. “Le inesistenze”, nell’ambito del progetto, raccontano di luoghi napoletani ricreati decontestualizzando porzioni di immagini dell’archivio fotografico dell’autore e assemblate in maniera inverosimile. Il suo bisogno di conoscere lo conduce ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e nel 2011 consegue la laurea triennale del corso di Graphic Design. Arriva poi Metamorfosi Reloaded, un omaggio alle Metamorfosi di M.C. Escher, con la realizzazione del panorama di Napoli più lungo del mondo. L’autore ha permesso al pubblico esperto presente (fotografi, grafici, photoshoppisti, architetti…) di segnare suggerimenti sulla bozza dell’opera per la realizzazione della versione finale, è questo un esempio di fotografia partecipativa, tanto amata da Marco. Il suo pubblico si caratterizza sempre di più, si tratta di persone curiose con il senso della convivialità, creativi in genere, e di persone che amano la lettura lenta delle cose.

Nel 2018, l’associazione fondata da Marco, Photo Polis, organizza e coordina la I Edizione di PAM – Photo Art Market, una rassegna itinerante per il collezionismo accessibile di immagini fotografiche.Sperimenta Marco, coinvolge, e nel 2019 realizza Metropolis XXI sec. , ispirata a Metropolis 1923 del dadaista Paul Citroen, contiene oltre 35 edifici e dettagli architettonici di Napoli che attraversano 800 anni dell’architettura partenopea. Nessun grandangolo o fish-eye avrebbe mai potuto concepirlo, perché è stato possibile realizzarlo solo grazie ad un lungo e certosino lavoro. Anche in questo caso si tratta di fotografia partecipativa in quanto Marco apre a suggerimenti e modifiche per la sua messa a punto definitiva. E poi? Oggi Marco si trova in una fase interlocutoria, tiene aperto il dialogo con se stesso, riconosce che la sua creatività sopisce, prova a ristabilizzarsi, a reinventarsi, nonostante il controllo e la manipolazione dei nostri tempi. Pensa che tornare indietro nel tempo non sia possibile e ha individuato, ancora una volta, come oltrepassare la realtà. Mi racconta dei Villaggi Kibbutz (dall’ebraico letteralmente: riunione, comune), una forma associativa che si ispira ai valori della condivisione e dell’uguaglianza generati da una società dinamica che sa unire la tradizione con l’innovazione e la natura. Marco Maraviglia è un visionario che si avvale della filosofia e dell’entusiasmo come suoi motori, e lavora cercando di mantenere e promuovere la dimensione umana degli individui, a questo scopo ha in mente due performance, “Strette di mano“ e  “Art on the road”, foto di oggetti finiti nell’immondizia.

“Quando ti trovi davanti ad una foto e, osservandola, ti fa desiderare di starci dentro, allora ti trovi probabilmente davanti ad una buona foto"

NapoliToday è in caricamento