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Domenica, 21 Aprile 2024
Lo sapevi?

Lo sapevi?

A cura di Laura Bufano

La scrittura compagna silenziosa ed autentica

L'intervista ad Elio Sabia

Elio Sabia, fisico e ricercatore napoletano, è passato, in età matura, dalle pubblicazioni scientifiche alla scrittura di romanzi. Il suo romanzo d’esordio risale al 2017, si tratta di un thriller dal sapore esoterico “L’incoscienza del tempo”. Segue nel 2021 “Initium”, romanzo fantasy-thriller, nel 2022 arriva “Vite sospese” che descrive l’evoluzione dall’età infantile e adolescenziale a quella adulta del protagonista, dove non manca un finale a sorpresa.  Sabia ci dimostra come Scienza e Scrittura di romanzi sono solo apparentemente incompatibili, in quanto i due lati del cervello, l’emisfero sinistro, quello analitico, e l’emisfero destro, quello della creatività, possono essere pienamente interconnessi. La lettura del suo romanzo di formazione è avvincente e porta il lettore ad affrontare tematiche presenti nella vita di ciascuno di noi. Sarà, quindi, sicuramente interessante porgli alcune domande

- Dott. Sabia sono tanti gli spunti di riflessione nel suo ultimo romanzo, a  partire dalla sorte. Cos’è per lei “la sorte”?

"La sorte, il destino o come dicevano gli antichi il fato ha assunto nell’accezione comune il significato di declinazione, cioè volgere verso il basso: si tende a pensareche il destino sia in genere nefasto. A mio modo di vedere, la sorte è una variabile casuale: si nasce in una determinata nazione, in una città o in un villaggio indipendentemente dalla nostra volontà, e non è nostro merito se nel luogo in cui viviamo regna la pace, se la nostra famiglia è benestante. Non è altrettanto nostro demerito se per sfuggire a tragedie, guerre, soprusi, violenze, carestie siamo costretti ad affrontare il mare in tempesta su un barcone. Altrettanto casuali, almeno per un certo periodo di tempo, sono i rapporti che stabiliamo con il nostro prossimo.Il romanzo “Vite sospese” racconta di come le circostanze possono cambiare il corso degli eventi e il destino delle persone". 

- Cosa si intende per “coincidenze”?

"La concomitanza di due eventi, l’accadere simultaneo o quasi di due o più fatti, questa è la definizione ordinaria di coincidenza. Ma il termine si presta a essere interpretato in varie forme. è dovuta al caso la manifestazione di certi eventi? A volte sì, a volte no. Possono essere provocate da circostanze di cui noi, volontariamente o involontariamente,siamo stati artefici? èun evento deterministico dovuto alla concomitanza di una serie di fattori che nonpotevano che non creare quell’evento? In genere attribuiamo alla coincidenza un significato ben preciso che può essere risolutivo in alcuni momenti della nostra esistenza perché magari ci provoca turbamento. A volte ci sembra quasi un’enorme stranezza perché la probabilità che due eventi si verifichino tra loro è talmente piccola che ci sembra impossibile che sia dovuta al caso. Coincidenze e destini, sono forse le due facce della stessa medaglia? E' la sorte o la coincidenza di eventi che fanno sì che i protagonisti del romanzo “Vite sospese”, Mario e Gennarino, vissuti in epoche diverse siano legati da un filo invisibile costituito dall’amore per la scrittura?". 

Quanto c’è di inventato dal vero in “Vite sospese”?

"Da anni avevo il desiderio di raccontare una storia che fosse a cavallo della seconda guerra mondiale e che abbracciasse un grande arco temporale partendo dagli anni '30 del secolo scorso fin quasi ai giorni nostri. Ne è venuto fuori un romanzo, reale e verosimile nelle storie narrate, nei personaggi che potrebbero essere esistiti veramente: Gennarino, Rachele, Salvatore, il capitano Ferguson, la crocerossina Aurora, Irina, in alcune parti si prende spunto dal cinema neorealista italiano. Un romanzo in un romanzo e, soprattutto, un romanzo di formazione. Gli anni ’30 del secolo scorso, con le sue miserie, l’emigrazione italiana, la mafia americana. E poi gli amori impossibili, gli amori ritrovati, la tragedia della seconda guerra mondiale, la furia di un tempo che si piega agli eventi e ne coinvolge i protagonisti senza chiedere loro il permesso; il dopoguerra, il boom economico, la mia Napoli nel corso dei decenni in alcuni tratti immutabile, le nostalgie. E poi c’è il Tunnel Borbonico che è stato realmente adibito a rifugio antiaereo durante la miriade di bombardamenti subiti dalla città di Napoli e poi c’è la voglia di risollevarsi di ricominciare a vivere. E infine l’alone del mistero che avvolge il romanzo".

- Quanto mai più attuale il racconto della guerra che con una breve frase incisiva e sintetica “Per non dimenticare” credevamo di averla archiviata per sempre e invece siamo ancora costretti a vedere tanta distruzione e dolore. Cosa le provoca l’impotenza di noi essere umani?

"Prendo a prestito il titolo di un famoso romanzo di Honoré de Balzac “Illusioni perdute”. Credevamo che con la nascita di un’Europa unita ci fossimo affrancati definitivamente dallo spettro della guerra, credevamo altresì che la caduta del muro di Berlino e la conseguente fine della guerra fredda ci avesse allontanato definitivamente dagli orrori, dalle rinunce, dalle tristezze, dal dolore di perdere un parente, un amico in un agguato o in uno scontro diretto. Un senso di desolazione mi prende, ma nel contempo il mio profondo ottimismo nella rinascita delle coscienze mi porta a sperare che in tempi ragionevoli si possa arrivare a un altro lungo periodo di pace. Non credo all’impotenza del genere umano, ma come diceva Gramsci “Odio gli indifferenti”. Nei miei romanzi ad un ineluttabile destino contrappongo la speranza di un futuro migliore e lancio sempre il messaggio di non arrendersi mai".

- Nel suo romanzo ci parla degli effetti benefici della natura sull’animo dell’essere umano, ma anche di come viviamo una vita frenetica che non ci consente di poterne godere. Il suo parere?

"La natura che ci circonda ci offre di continuo stimoli per il nostro benessere psicofisico e dobbiamo fin dalla tenera età abituarci ad ascoltarne i richiami, e sono richiami gratuiti senza secondi fini. Spesso l’abbandonarsi, in compagnia o da soli, ad ascoltare le pulsioni che ci vengono da una giornata di sole, in un sentiero di montagna o lungo il bagnasciuga in riva al mare, magari in un periodo non affollato, ci procura quegli attimi di felicità senza che siano stati richiesti. Il segreto è non farsi distrarre dagli affanni quotidiani. Ma non è sempre così facile, spesso siamo invischiati in una vita frenetica che non ci consente attimi di pausa, ciononostante dobbiamo cercarli. I miei protagonisti rilanciano questo messaggio: con le loro azioni e con i loro pensieri si lasciano travolgere dai panorami, dal mare tranquillo in lontananza, osservato magari al crepuscolo e da quel sottile piacere nell’odorare il profumo dei fiori della terrazza di Rachele. Quando è necessario usiamo pure l’aereo, il treno ad alta velocità, ma se non è indispensabile proviamo alternative se possibile".

- C’è tanta Napoli nel suo romanzo e tanto amore per chi ci vive e sofferenza per chi vive lontano. Noi conosciamo le tante mancanze sociali eppure avvertiamo una sorta di seduzione che non ci consente di privarcene. Per lei Napoli cos’è?

"Me lo sono chiesto tante volte e ne ho dato risposte le più disparate ma ad alcune sono affezionato. Ho vissuto altrove per una ventina d’anni, sentivo dentro di me quel “sottile dispiacere”, come direbbe Lucio Battisti, di trovarmi distante da Napoli. Per un napoletano, ma forse mi sbaglio potrebbe essere un sentimento comune a tutti, c’è un legame profondo con la sua terra, una specie di filo invisibile che lo tiene sempre ancorato alle sue origini. Saranno i panorami mozzafiato che si snodano sul lungomare, dalle alture della città, dalla villa Floridiana, dalla piazza d’ armi che è la sommità di Castel Sant’Elmo, sarà il percorrere i corridoi panoramici situatisulla piazza per godere della vista delle isole, del golfo e dei monti, che non si lasciano mai completamente afferrare dallo sguardo, tanto è la loro bellezza. Sarà il calore delle persone, la loro ironia, il dialetto così coinvolgente, la storia millenaria nascosta o palese nei tanti monumenti, sarà la cultura che si percepisce. Saranno le passeggiate sul lungomare Caracciolo, la visione di Castel dell’Ovo, sarà il parco Virgiliano che dall’alto a strapiombo si affaccia sull’isola di Nisida e sui campi flegrei con in lontananza Procida e Ischia. Non bisogna vivere di rimpianti, ma coloro che si allontanano per qualche anno o per sempre da Napoli mantengono un turbamento interiore che è difficile rimuovere, è come se fossero “sospesi” come il titolo del mio ultimo romanzo rimarca con velata emozione".

- La scrittura compagna silenziosa ed autentica, come lei la definisce nel suo romanzo. Ecco mi piacerebbe concludere con questa domanda per cercare di conoscerla almeno un po’. Cosa significa essere autentici?

"Da sempre ho coltivato l’amore per la narrativa che, seppure lontana dai miei interessi professionali, mi permetteva di dare sfogo al mio carattere un po’ nostalgico, soprattutto del passato recente ma anche di quello remoto. Nell’intraprendere la mia nuova avventura, quella dello scrittore, ho mantenuto fede a un mio proposito: non inseguire le mode letterarie contemporanee ma lasciarsi trasportare dai propri desideri e dai propri valori. Ma soprattutto evitare di snaturarsi per accodarsi al trend del momento. Quando si scrive una storia essa è frutto delle migliaia di pagine che hai letto; faccio mia la storiella di un vecchio Maestro Zen “Quando leggi dei libri tu sei il setaccio ed essi sono come l’acqua dei fiumi. Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti, la conoscenza, la verità che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito e ti renderanno una persona migliore e rinnovata". Ecco, quando scrivo cerco di dare il mio piccolo contributo con una minuscola quantità d’acqua. Quanto di me si racchiude o si nasconde tra le pagine della storia che sto scrivendo? I personaggi vivono una vita propria e mi saranno compagni, fratelli, sorelle, figli nel mio trascorrere quotidiano. Mi sono lasciato trasportare ancora una volta dalla mia vena poetica. Questo è quello che considero autentico: essere se stessi sempre". 

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