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A cura di Nicola Clemente

Per chi è stanco delle narrazioni pessimistiche su Napoli, ecco uno spazio dedicato a tutto ciò di positivo che la città può raccontare

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Da Napoli all'Africa, Il Console Gambardella: "Quando vado in Bénin mi curo l'anima"

Tanti i progetti realizzati dal Consolato di Napoli per aiutare i beninesi, dalla realizzazione di scuole sino ai pozzi per l'approvvigionamento di acqua potabile. L'intervista al Console Giuseppe Gambardella

Il Consolato della Repubblica del Bénin, inaugurato 10 anni fa, rappresenta la porta d’ingresso a questo meraviglioso paese dell’Africa subsahariana.  La sede è all’interno della Galleria Umberto I di Napoli ed è qui che abbiamo incontrato per una intervista il Console Giuseppe Gambardella, scelto dal Ministero degli Affari Esteri beninese per l’impegno pregresso profuso in Africa, in cause umanitarie con il supporto sia di associazioni laiche che ecclesiastiche.

Già Console d'Ucraina, laureato in giurisprudenza e specializzato in diritto internazionale, sposato con Angela Luisa De Stefano e padre da pochi mesi di due splendidi gemelli Luigi Maria e Filippo Maria, Gambardella guida il Consolato con grande passione, con l'ausilio del suo staff formato da Lucrezia Angela Botta, capo segreteria e responsabile Affari Consolari, Toure Issaka Fatou, responsabile delle relazioni con la Diaspora, Flavia Scotto Di Luzio, responsabile  dell'Europrogettazione, Camilla Barile, responsabile della Cooperazione Internazionale, Silvana Attianese, responsabile degli Affari Commerciali.  

Come è diventato Console e come è nato il rapporto con il Bénin??

"Nel 2007 ho terminato di lavorare come Console d'Ucraina. La morte di mia madre è stata dura da superare, mi faceva anche da padre da quando era mancato anche lui. Ho collaborato con la Bolivia, ho conosciuto Morales ed è stata davvero una grande esperienza, ma la distanza era troppa. Grazie a mia sorella Paola Gambardella che ha girato il mio curriculum al già Console Generale del Bénin a Torino Maria Luisa Badinotti e all'Ambasciata del Bénin a Parigi  è nato il mio rapporto con la nazione africana che dura ancora oggi. Quando ho visitato il Bénin sono rimasto due mesi con i frati francescani e mi ha giovato molto per conoscere il Paese".

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Come si vive oggi in Bénin e quali sono le problematiche?

"Si stanno registrando grossi progressi nel Bénin negli ultimi anni. Era molto legato all'Unione Sovietica fino al suo smembramento. Gli ultimi presidenti stanno cercando di costruire infrastrutture per agevolare la crescita del Paese e migliorare le condizioni dei cittadini, ma non mancano ovviamente le problematiche. Ci sono bambini che devono fare chilometri per l'acqua o costretti a stare sotto un'unica fonte luminosa per studiare ad esempio. Però il Paese è in grande evoluzione. Oggi il Bénin è considerato tra i più rispettosi per i diritti civili degli uomini. I miglioramenti maggiormente tangibili sono nel settore sanitario, scolastico e nell'accesso alle fonti idriche". 

Quali sono le attività precipue del Consolato?

"Rilascio di pratiche e supporto ai beninesi nel campo amministrativo e sociale. Supporto umanitario, promozione del turismo e promozione della cultura e dell'integrazione. Abbiamo giurisdizione in tutto il territorio del Sud Italia".

Sono tante anche le iniziative sociali che portate avanti. Quali sono quelle di cui andate maggiormente fieri?

"Abbiamo contribuito alla realizzazione di otto scuole, di 24 pozzi per l'approvvigionamento di acqua potabile, all'installazione pannelli solari sul tetto dell'Orfanotrofio Yeten, alla ristrutturazione e allestimento di tre reparti maternità, a cinque campagne del progetto "Uno zaino per tutti", per agevolare l'istruzione dei piccoli alunni beninesi e alla donazione di apparecchi acustici per i bambini sordomuti dell'Istituto San Filippo Smaldone di Natitingou. Tutte queste iniziative non sarebbero state possibili senza le istituzioni, le associazioni e i privati cittadini che nel corso degli anni sono stati i principali attori della realizzazione di queste importanti opere e non voglio dimenticare la supervisione e la guida dell'Ambasciata della Repubblica del Bénin in Italia e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione della Repubblica del Bénin, per sostenere il programma di azione governativa di S.E. il Presidente Patrice Talon". 

E' diventato anche un cittadino del Bénin...

"E' stato un grande onore per me ricevere la nazionalità del Benin e nutro una grande soddisfazione nel vedere la gioia negli occhi della popolazione quando ci rechiamo in loco per i nostri progetti umanitari". 

Cosa pensa del problema emigrazione e quanto è presente nel Paese?

"Bisogna evitare nuove tragedie. Il Mediterraneo è diventato una tomba a cielo aperto. E' vergognoso. Bisogna far sì che le persone non partano da quei territori dando delle possibilità di lavoro sul posto. Sono 10 anni che vado in Benin e vedo che l'Occidente vuole imporre i propri metodi alla popolazione. Bisogna lasciarli fare. Gli aiuti economici devono essere orientati a progetti utili".

Com'è è stata gestita la pandemia Covid nel Bénin?

"Il governo ha fatto campagne informative importanti, facendo rispettare il distanziamento e con controlli rigidi attraverso i tamponi, anche per chi entra nel Paese. I vaccini sono arrivati e la popolazione si sta iniziando a convincere e a fidarsi". 

Dal punto di vista turistico cosa consiglia a potenziali turisti?

"Il Bénin ha una storia secolare e culturalmente è molto interessante. Il nuovo governo sta facendo rientrare i tesori che erano in altre Nazioni. C'è un bel mare, è stata ristrutturata recentemente una strada lunga 50 chilometri lungo la costa, ci sono i parchi nazionali della Pendjari e W, Patrimonio Unesco, dove si fanno Safari soprattutto fotografici e città ricche di storia come Abomey e Ouidah".

Qual è il rapporto Bénin-Napoli e tra le due popolazioni?

"Sono popoli del Sud, calorosi. Ci sono molti punti di contatto e similitudini. C'è molto rispetto anche per la famiglia e per le tradizioni, assimilabile a quanto accadeva 50-60 anni fa da noi. Oggi sono 500-600 i beninesi residenti a Napoli centro, anche se ce ne sono sicuramente di più nelle provincie. Molti sono mediatori culturali, commercianti e veterinari. Ci sono tanti funzionari beninesi anche nell'amministrazione francese.  Quando vado in Bénin mi curo l'anima e quando manco per un po' di tempo ho voglia di tornare. Mi nutro della loro essenza".

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