In giro con Antonia

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In giro con Antonia

A cura di Antonia Fiorenzano

Sergio Castellitto: “Alla fine della Pandemia resisterà solo la qualità”

L’attore parla de Il Materiale Emotivo, film che dirige e interpreta, ispirato a uno script scritto dal regista Ettore Scola. Accanto a lui ha voluto Matilda De Angelis, Bérénice Bejo e il rapper Clementino: “l’ho scelto perché Troisi è morto”

Sergio Castellitto dietro la macchina da presa in una storia ispirata a uno script di un gigante come  Ettore Scola. Per gli appassionati di cinema basterebbe solo questo per vedere Il Materiale Emotivo dove Castellitto mette la sua sensibilità di uomo e di artista a servizio di un delicato film, a tratti raffinato. Come nelle pellicole precedenti che ha firmato da regista, mostra attenzione sulle dinamiche familiari e amorose e Il Materiale emotivo non è da meno: attraverso il rapporto di Vincenzo (interpretato dallo stesso Castellitto) e sua figlia Albertine (la sempre più lanciata Matilda De Angelis), una ragazza che da quando è costretta a stare su una sedia a rotelle a causa di un misterioso incidente, ha scelto di non parlare più comunicando solo sbattendo le palpebre degli occhi. Un legame che sembra ormai più una gabbia reciproca che entrambi hanno costruito.

Vincenzo è un uomo tranquillo e colto proprietario di una ricercata e antica libreria di Parigi. Un giorno questa quiete apparente viene rotta quando nella sua libreria piomba tutta bagnata dalla pioggia in cerca del suo cane Yolande (la candidata all’Oscar Bérénice Bejo), una bella ed esuberante attrice. 

Nei cinema dal 7 ottobre, Il Materiale Emotivo in origine è un progetto scritto da Ettore Scola e dopo vari riadattamenti e un lavoro di riscrittura fatto dalla scrittrice Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto porta al cinema.

Castellitto ha avuto un legame forte con Scola avendo lavorato con lui ne La Famiglia e in Concorrenza Sleale. “Da Ettore Scola ho imparato tanto. Per esempio, una cosa che mi ha insegnato è che il momento più bello è quando il film ancora non c'è ancora ma si lavora per realizzarlo” dice Sergio Castellitto ricordando il regista.

Un’idea poetica di fare cinema che è presente in ogni sequenza di Il Materiale Emotivo, dove si calibrano bene sia le tematiche esplorate dal Castellitto regista che le esperienze fatte dal Castellitto attore, soprattutto quelle fatte in Francia nei film diretti da Jacques Rivette: “Oltre al nocciolo germinale di Scola, c’è anche un po’ di Rivette. Io dal teatro provengo. Il teatro è mia nonna e il cinema un amante, ogni tanto vado a trovare nonna, e ogni volta che ritocco il teatro, che esiste da 4mila anni, mi rendo conto di quanto sia moderno. Il cinema ha 130 anni, è appena al primo atto. Ma da 4mila anni un imbecille sale sul palco e parla alla gente, è incredibile. Sia il cinema che il teatro dovrebbero essere considerati come gesti popolari. Ogni film e ogni spettacolo hanno il loro pubblico”.

Un film importante per far ripartire le sale

A causa del Covid è stato congelato, come molti dei film che sarebbero dovuti uscire nel 2020, ma Il Materiale Emotivo è un film importante sia per la qualità attoriale che per lo sforzo produttivo fatto essendo una coproduzione, infatti, è stato girato in doppia lingua. E’ un film italiano ma di una fattura internazionale, già venduto in 20 paesi, arrivando sul mercato in un momento in cui tutto sta ripartendo dove potrebbe esserci un aumento della capienza delle sale cinematografiche e teatrali dell’80 % dopo il responso favorevole del Cts.

Mi piacerebbe che i teatri e i cinema fossero pieni come gli stadi, ma evidentemente attorno al calcio ci sono interessi diversi, inoltre il mondo culturale s’è fatto sentire poco in questo senso” dice l’attore “Siamo passati dalla paura della malattia a quella del vaccino, che è la spina nel fianco. Poi accadono cose paradossali. Sono stato in Rai, ho tirato fuori il Green Pass e mi hanno detto ‘non serve’. Io ho avuto il Covid, ho fatto il vaccino, almeno datemi soddisfazione. Nemmeno un tampone mi hanno fatto fare. Chiaro che la gente sia confusa, va rassicurata” dichiara Castellitto sulle questioni attorno il Green Pass e l’importanza dell’aumento del pubblico in presenza, che sembra essere, più che una possibilità, una certezza.

Il legame con Napoli

C’è un po' di Campania in Il Materiale Emotivo. Come si sa Ettore Scola aveva origini campane ma non finisce qui: Castellitto ha voluto nel film anche il rapper napoletano Clementino, nel ruolo di Clemente, un cameriere napoletano trapiantato a Parigi che frequenta la libreria di Vincenzo: “ Ho scelto Clementino perché Massimo Troisi è morto. Nella graphic novel Un Drago a forma di nuvola’, la quale si è sempre ispirata alla sceneggiatura scritta da Ettore, ci sono dei personaggi che somigliano a Depardieu e Troisi”.

Del resto, il rapporto di Sergio Castellitto con Napoli, negli anni, è diventato sempre più stretto avendo varie opportunità per conoscerla e capirla: nel 2007 ha girato la miniserie O’ professore mentre nel 2009 è venuto in città per le riprese di una commedia indipendente, Tris di donne e abiti nuziali.

Napoli è un laboratorio culturale e sociologico sempre aperto. Anzi, l’ho sempre immaginata come un piccolo laboratorio dell’Italia. Ci vengo spesso e la trovo sempre meglio, in tutti i sensi grazie anche alla sua incredibile energia. Spesso ho detto che Napoli è la quintessenza dell'Italia, della sua storia, della sua arte, della sua animasostiene Castellitto.

Nell’ultimo anno è stato spesso a Napoli per le riprese degli adattamenti televisivi delle commedie di Eduardo. Dopo il successo di Natale in Casa Cupiello, adesso è atteso Non ti pago, sempre diretto da Eduardo De Angelis in onda su Rai1: “Mi propongono progetti come attore che mi piacciono. Sono Soddisfatto! Quest’anno arrivo al traguardo dei 100 film e non ho più la smania di dover dimostrare”.

L'Intervista

Castellitto, Il Materiale emotivo è un film che dà conforto.

"Grazie, è una cosa che mi fa molto piacere! Siccome siamo tutti su una strada di guarigione emotiva e ci stiamo leccando le ferite perché tutti siamo stati soli, isolati, impauriti e anche sospettosi verso gli altri. In qualche misura, il cinema diventa una specie di vaccino contro questa solitudine. Fare il film mi ha molto emozionato per tantissimi motivi. Quando lessi questa storia mi piacque l’idea di essere io a realizzare quella che era l’ultima idea di Ettore Scola. Poi, è stato pazzesco ricostruire Parigi nel teatro 5 di Cinecittà, quello usato da Fellini. Ho avuto il camerino storico di Federico, cosa può esserci passato?”

Cosa significa per lei il ‘materiale emotivo’?

Per me il materiale emotivo è quello che connette corpo e anima. Il buco alla pancia di quando sei innamorato, il male al fegato di quando sei arrabbiato. La preoccupazione per mio figlio che non torna la notte. O tutto quello che non so dire io stesso. Siamo tutti materiale emotivo, ora abbiamo il problema del distanziamento sociale. Alcuni titoli rimandano a una domanda, altri ti si impongono. Se uno si chiede cosa sia ‘il materiale emotivo’ magari si interessa al film”.

Il film si apre e si chiude con un sipario teatrale, un’intuizione arrivata da sua moglie Margaret Mazzantini. Dello script originario di Ettore Scola cosa è rimasto e cosa è cambiato?

"Ho letto la sceneggiatura più di 3 anni fa, quando tutti noi eravamo molto diversi, io stesso avevo una ‘cazzimma’ che oggi non ho più. Professionalmente io sono cresciuto con Ettore e poi sono stato onorato della sua affettuosa e ruvida amicizia. Ho trovato fatale questo bizzarro triangolo dove al centro c'è quest'uomo mite e tollerante che vive appartato circondato i suoi amati libri insieme a questa figlia che ha scelto di non parlare più imprigionata da una sedia a rotelle, finché nelle loro vite non irrompe un'attrice pazzarella e adorabile che gli scompagina la vita. Ho avvertito che ci fosse qualcosa di non concluso che bisognava aprire e rielaborare, cercando di evitare il melodramma e rinunciando alle tinte forti. Come sempre, la scrittura di Margaret Mazzantini è stata decisiva. Per me è stata folgorante la metafora del teatro tanto che ho deciso di iniziare il film con un sipario teatrale che si apre: tutto ciò che raccontiamo non è falso, ma rappresentato come si fa in teatro, perché rappresentare colpisce più della verità. È stata una completa riscrittura che però resta fedele al mondo anche estetico del cinema di Ettore. Lui ha spesso scelto un luogo unico, basti pensare a film come La Terrazza, La Famiglia e Una giornata particolare. Sono spazi unici ma non claustrofobico, un palco dove si mette in scena la vita e le sue relazioni. "

Perché la scelta di Matilda De Angelis, Bérénice Bejo e, naturalmente, di Clementino? 

"Matilda ha un grande talento, è stata clamorosamente brava: disciplinata, docile ma non servile . Lei comunica con gli occhi e qui viene fuori la sua bravura. Ma il motivo per il quale l'ho scelta è l'ostilità che trasmetteva con il suo sguardo. È una cosa che mi piace molto quando la trovo negli attori perché vuol dire che sono sinceri. Per quanto riguarda Clementino, è originale, arruffato, simpatico, generoso. Ho sempre usato i cantanti, essendo dilettanti della recitazione portano qualcosa di disconnesso ma di sorprendente. Mentre per Berenice Bejo ci siamo subito trovati. L'ho incontrata un anno prima a Parigi, abbiamo chiacchierato tanto riscontrando una comunione di intenti: lei è tecnicamente esperta, ma sa far dimenticare la tecnica. In questo mi riconosco, non è mai completamente spontanea. Mentre Albertine è costruita in una dinamica di estrema sottrazione rendendola ancora più immobile, Yolande, invece, è il movimento, un vortice che entra. Con Bérénice tutto è venuto spontaneo sul set nonostante io fossi sia nella trincea attoriale che in quella registica avendo le scene insieme quindi era indispensabile avere intesa. Lei è sempre stata dentro la psicologia del personaggio e anche del dialogo. Il fatto è che tutti e tre sono stati generosissimi".

Matilda De Angelis ha detto che è stato un set libero, dove non sono mancati momenti di improvvisazione... 

"Quando dirigo gli attori parto sempre dal corpo, in genere, il nostro materiale emotivo parte da lì. Prima di iniziare a girare ho detto a Matilda di prepararsi percorrendo con la sedia a rotelle 3 km al giorno. È il modo per entrare nel personaggio e nel suo mondo. Attenzione, non si tratta di performance, ma è un’ulteriore processo di scrittura che stavolta è fatta dall’attore mentre recita. La battuta può essere cambiata ma l'importante è che che rientri in quella psicologia a cui mi riferivo prima”.

Come il cattivo poeta, Il Materiale emotivo esce in più di 300 cinema in un momento che potrebbe essere cruciale per la ripartenza delle sale. Visto i film che sono usciti e che usciranno è evidente che agli spettatori si stanno proponendo  film di altissima qualità, riabituandoli anche a un nuovo criterio di selezione.

"Sono convinto che se ci sarà qualcosa di relativamente buono che potrebbe venire fuori da questi due anni terribili di Pandemia è che resisterà solo la qualità, i rami secchi non potranno più sopravvivere. Non potremo più dare 'fregature' consegnando soldi a coloro che non sono capaci di fare le cose bene. L'umanità, dopo tanta ansia e dolore chiede la qualità perché significa verità ed emozioni raccontate con onestà intellettuale".

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