Mercoledì, 27 Ottobre 2021
In giro con Antonia

Opinioni

In giro con Antonia

A cura di Antonia Fiorenzano

Alessandro Gassmann: "Bisogna sfruttare i silenzi buoni e interrompere quelli che ci fanno paura"

Da lunedì anche in tv con I Bastardi di Pizzofalcone, l’attore e regista porta al cinema Il Silenzio Grande l’adattamento tratto dalla pièce di De Giovanni con Gallo e Buy. Un film che rappresenta una nuova tappa della sua carriera e che consolida il suo rapporto con Napoli, dove sta progettando di ideare una serie

Portare al cinema Il Silenzio grande rappresentata un punto di svolta per la carriera di Alessandro Gassmann,il film tratto dall'omonima piéce teatrale scritta da Maurizio de Giovanni e diretta da lui, che da questa settimana è nelle sale dopo essere stato apprezzato alle Giornate degli autori al Festival di Venezia. 

Per me è un film importante. Si avvicina al mio gusto cinematografico come spettatore e a 56 anni ho voglia di sperimentare cose mai fatte prima ponendomi degli obiettivi più difficili anche come attore, interpretando dei personaggi che non ho ancora fatto ” confessa Alessandro Gassmann presentando il suo terzo film da regista.

Un film girato in un mese in una villa di Posillipo, in piena emergenza quando la Pandemia ha costretto la Campania a oscillare tra la zona arancione e quella rossa, e che vuole essere collegato a una nuova pagina per Gassmann che anche come interprete cinematografico vuole intraprendere una strada sempre più autoriale dove Napoli potrebbe essere centrale anche nei suoi prossimi progetti: "Sto lavorando al mio prossimo film da regista ma, al tempo stesso, sto pensando di realizzare una serie a Napoli" rivela alla vigilia dell'uscita de Il Silenzio Grande che va braccetto con la messa in onda de I Bastardi di Pizzofalcone 3 che da lunedì sarà su Rai1 aprendo la nuova stagione delle fiction RAI.

Una curiosa coincidenza che probabilmente lega a doppio filo Il Silenzio Grande a I Bastardi di Pizzofalcone : proprio durante una chiacchierata tra de Giovanni e Gassmann avvenuta tra un momento di pausa e l'altro sul set della seconda stagione della serie Gassmann ha chiesto a de Giovanni di scrivere un testo per il teatro che parlasse della famiglia e dei suoi silenzi.

In breve tempo de Giovanni scrive la piéce che ha debutta al Napoli Teatro Festival del 2019 che piace e sorprende tutti facendo, fino all'arrivo del Covid, sold out in tutte le città in cui è stata rappresentata e che ha per protagonista Massimiliano Gallo, unico attore che è presente sia nello spettacolo che nel film.

La storia

Siamo a metà degli anni ‘60 a Villa Primic, un tempo lussuosa dimora napoletana, ora scricchiolante magione che sembra uscita da un racconto di fantasmi, è stata messa in vendita. Una decisione dolorosa, presa dalla signora Primic, Rose (Margherita Buy), e condivisa dai due eredi della fortuna dilapidata della famiglia, Massimiliano e Adele (Emanuele Linfatti e Antonia Fotaras): l'unico che non è affatto contento è il capofamiglia, Valerio (Massimiliano Gallo), scrittore di fama internazionale che, per motivi misteriosi, è a corto di ispirazione e non scrive più libri da dieci anni. A mostrare la sua stessa insofferenza alla vendita della villa è Bettina (Marina Confalone), la governante di casa Primic che in modo genuino e ruspante fa da grillo parlante a Valerio.

Via via, Valerio scoprirà di non aver mai davvero conosciuto i suoi cari e, forse nemmeno se stesso, fino a raggiungere l’amara consapevolezza che vivere non significa essere vivi. In particolare i figli e la moglie decidono di raccontare allo scrittore cose difficili: la ragazza gli rivela di essere incinta; il ragazzo, che si sente schiacciato da un padre che eccelle così straordinariamente in tutto, finisce col rivelargli la propria omosessualità e si 7 sorprende quando scopre che il padre non si sconvolge e anzi avrebbe voluto che gliene avesse parlato prima; la moglie gli dice che la vendita della villa è stata finalmente perfezionata e che i nuovi proprietari sarebbero arrivati presto. Il finale imprevisto capovolgerà il punto di vista dello spettatore e servirà a giustificare le tante stranezze emerse nel corso del racconto.

Dal teatro al cinema

Rispetto al testo teatrale che è più brillante, la versione per il cinema è differente: si apre con la visione della bellissima villa di Posillipo, prevedendo scene e momenti del racconto più ricchi e articolati in grado di offrire ai vari personaggi uno spazio più ampio.

Se lo spettacolo, che dall’8 dicembre riprenderà la sua tournée per le città italiane ripartendo dal Teatro Diana, ha avuto uno straordinario successo, l’adattamento cinematografico de Il Silenzio Grande potrebbe seguire la stessa scia. Questo film, già considerato dalla critica un film raffinato che sa ben calibrare ironia e commozione riuscendo a spiazzare il pubblico, conferma Gassmann come un regista che sa ben padroneggiare più linguaggi. Accarezza i suoi personaggi, li fa esplodere all’improvviso, inserendoli in una storia semplice ma complicata che Gassmann sa orchestrare con sensibilità e sguardo acuto.

Alessandro è un uomo sensibile! Ama gli attori, ha la capacità di leggerli nelle loro fragilità. L'ho trovato molto preparato, era necessario un lavoro complesso di grammatica cinematografica e mi sono accorto che lui ha sempre cercato di girare delle inquadrature che non fossero mai banali, anche quando il dialogo avveniva tra due sole persone, c'era la volontà di dare profondità alla scena, una tridimensionalità. L'ho visto profondamente coinvolto, con una tenace volontà di raccontare la storia che aveva scelto in un certo modo, ogni mattina una volta arrivato sul set mi accorgevo che lui aveva pensato ad un progetto specifico su quel particolare giorno di lavoro” racconta Massimiliano Gallo che non solo è stato diretto anche in teatro da Alessandro Gassmann ma che condivide con lui anche il set de I Bastardi di Pizzofalcone “Spero di portare avanti ancora a lungo il sodalizio con Alessandro, per il grande piacere di lavorare insieme come era già accaduto in occasione dell'edizione teatrale de "Il silenzio grande" ma anche in passato sul set del film "Onda su onda" di Rocco Papaleo, su quello della fiction "La grande famiglia", e per le tre serie tv de "I bastardi di Pizzofalcone". Lo considero un grande regista, credo che possa e debba continuare a fare grandi film grazie al tipo di curiosità, passione e sensibilità che ha finora dimostrato: ogni volta che deciderà di mettersi dietro una macchina da presa potrà solo crescere”.

L'intervista

Gassmann, l’avventura de Il Silenzio Grande è nata mentre girava I Bastardi di Pizzofalcone. Caso vuole che l’uscita al cinema del film precede di cinque giorni la messa in onda della terza stagione de I Bastardi…

Sì, una curiosa coincidenza. Quando conversando con Maurizio de Giovanni lo esortai a scrivere un testo teatrale legato ai rapporti familiari, a Napoli e alla sua aura sotterranea di mistero, Massimiliano Gallo e io eravamo nel pieno delle riprese della seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio lo scrisse in soli 20 giorni e quando lo lessi, pensai subito che fosse un'opera che rivelava forti radici e potenzialità per un film che mi sarebbe piaciuto dirigere. Lo spettacolo che abbiamo allestito ci ha regalato emozioni indimenticabili fin dal debutto in scena avvenuto due anni fa al Festival del Teatro di Napoli e poi durante una stagione di repliche di grandissimo successo interrotta per il Covid a febbraio del 2020. “Il silenzio grande” racconta la storia di una famiglia che in qualche modo somigliava alla mia, con un grande capofamiglia molto colto e molto noto, e accanto a lui sua moglie, la governante di sempre della casa e due figli ventenni”.

E’ uno spettacolo che è stato molto amato e anche chi ha visto il film al festival di Venezia all’interno delle Giornate degli autori dice un gran bene del film. Secondo lei qual è l’elemento che maggiormente conquista?

Sì anche a Venezia è stato accolto molto bene anche dalla critica e ciò mi dà coraggio per presentare da regista cose che mi piacciono spingendo un po' di più sulla qualità e sul coraggio di fare un cinema diverso. Sono stati due giorni molto belli, emozionanti anche perché è stato visto con il pubblico. Il Silenzio grande è un film che ha bisogno della sala per essere apprezzato. Credo che la forza della vicenda stia nel raccontare un'Italia e un modo di parlare ormai scomparso. L’ambientazione è quella del 1965, a quell'epoca nel nostro Paese e nel mondo eravamo tutti più vicini, la parola, la comunicazione e il contatto erano molto più importanti mentre invece oggi si parla sempre meno perché si preferisce scrivere gli sms sui cellulari… C'era una certa forma che accompagnava i rapporti tra le persone, improntati comunque ad un maggiore rispetto, attenzione e ascolto, qualcosa che è andato completamente perduto in una società in cui si ascolta molto meno e questo è un aspetto che coinvolge anche i più giovani, a loro volta puniti dalla mancanza di attenzione e di ascolto da parte dei genitori ”.

Si mette l’accento su quanto siano deleteri i non detti familiari. Il silenzio, spesso, potrebbe anche essere più risolutivo delle parole.

“Sì! Io nella vita parlo abbastanza poco. Sono più interessato ad ascoltare gli altri. In un momento come questo, molto rumoroso, un silenzio salvifico sarebbe molto utile per capire come siamo messi. Francamente, a me i silenzi piacciono, soprattutto quelli che mi permettono di sentire e osservare e, personalmente, riesco anche a gestirli abbastanza bene nel rapporto con gli altri. Nel film, invece, parliamo di silenzi diversi, quelli spaventosi che sottolineano i non detti che sommandoli rischiano di creare qualcosa di insormontabile. Bisogna sfruttare i silenzi buoni e interrompere quelli che, invece, ci fanno paura”.

Teatro e cinema hanno due linguaggi diversi ma in questo caso la pièce e il film sono osmotici nella struttura. Lo spettacolo ha un ritmo cinematografico tanto che mentre provavate le già pensava  di ricavarne un film, un’idea rafforzata durante il primo lockdown…

Nel momento in cui ho letto il testo ho subito pensato potesse funzionare anche al cinema. L’avanzare del Covid ha rafforzato questa convinzione: la violenza e l’astio presenti nella nostra società mi hanno fatto decidere  di portare anche al cinema un film che fosse una carezza per lo spettatore in un momento caotico in cui siamo costretti a stare distanti. Il film è teatrale, l'impianto è claustrofobico perché restiamo sempre all'interno di una villa (abbiamo girato lo scorso inverno in una Napoli "in zona rossa" per il Covid) ma abbiamo cercato di lavorare sulla misura, senza spingere troppo verso la risata o la commozione come spesso succede nei film italiani. Cercavo una bella forma e così ho scelto di avvalermi della fotografia di Mike Stern, che avevo conosciuto e apprezzato a Trieste sul set del film "Non odiare", mi piaceva l'idea di una fotografia particolarmente sobria ed elegante, la Villa Kern di Posillipo in cui abbiamo girato diventerà per chi vedrà il nostro film il luogo in cui sognerà di poter vivere”.

E’ un film che si regge sulla qualità degli attori. Sia con Massimiliano Gallo che è protagonista dello spettacolo, che con Margherita Buy e Marina Confalone che tipo di lavoro è stato fatto considerato appunto l’impianto teatrale che il film mantiene? E le riprese in piena Zona Rossa quanto ha inciso su quest’atmosfera sospesa e ovattata?

“Molto! C’è stata un’atmosfera rarefatta. I giorni delle riprese hanno rappresentato per me un viaggio paradisiaco grazie ai miei attori che già ammiravo tanto e insieme abbiamo fatto un lavoro di gruppo. Sono molto soddisfatto per tanti motivi, a partire dal fatto che gli interpreti principali incarnano personaggi diversi da quelli per loro abituali. Abbiamo girato in un mese. Ma prima di iniziare le riprese io e gli attori abbiamo provato per un’intera settimana alla villa, proprio come si fa in teatro, improvvisando e aggiustando anche la sceneggiatura per raggiungere una credibilità. Sono grato a Massimiliano Gallo perché ha fatto uno sforzo in più: ha azzerato il lavoro fatto nello spettacolo, ha creato un personaggio diverso. Gli ho chiesto di usare misura e compostezza e lui, anche se portava sulle sue spalle l'intera storia, lo ha fatto. Di lui ho sempre apprezzato la fantastica ironia. Rappresenta il motore comico del film, insieme a Marina Confalone riesce a far ridere anche se sposta solo un sopracciglio e poi incarna un personaggio che lo tocca molto in profondità.  Per quanto riguarda Margherita Buy e Marina Confalone, ho pensato subito a loro, sono entrambe due grandi attrici e sapevo che sarebbero state ideali per Rose e Bettina. Margherita era l'interprete che conoscevo meno e che temevo di più perché in genere è molto severa, soprattutto con se stessa. Si è rivelata sorprendente e commovente, l'ho ammirata moltissimo perché ha "domato" la sua nevrosi già molto sfruttata al cinema per dar vita ad una donna che ha la sua vera età ed è pervasa da una vena di straziante malinconia. Marina Confalone, invece, è da tempo la più grande attrice napoletana in circolazione, un vero e proprio fenomeno, e sono stato felice di aver potuto contare su di lei per un personaggio di grande tenerezza, qual è la governante Bettina, che porta avanti il meccanismo comico della situazione. Marina ha dato un prezioso contributo con il suo personaggio, una donna che non ha mai letto un libro ma nella sua semplicità riesce a essere più saggia e pratica di un uomo colto come Valerio”.

Anche qui il rapporto padre - figli è nevralgico come nei due film precedenti che ha diretto. Quanto è casuale ? E quanto ne Il Silenzio Grande il suo essere figlio di un padre molto importante ha inciso nella narrativa del film?

“Io ho avuto un padre silenzioso, ma soprattutto sia io che Massimiliano abbiamo avuto due padri che hanno fatto molto e molto bene con le loro carriere ci ha reso ancora più partecipi del racconto di Maurizio de Giovanni. Valerio Primic è un padre ingombrante, mentre mio padre non lo è stato, era più una grande ombra sotto la quale ripararsi perché era un uomo molto intelligente e dolce, presente, anche se spesso assente per lavoro”.

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