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A cura di Antonia Fiorenzano

Andare in giro alla scoperta di ciò che accade incontrando personaggi e persone per raccontare storie, fatti e notizie dove non manca quel pizzico di curiosità. A cura di Antonia Fiorenzano

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Gomorra, la stagione finale: "Nessuno è diventato criminale guardando la serie"

Incontro con Roberto Saviano e i protagonisti della serie che da venerdì 19 novembre sarà in prima visione su Sky Atlantic per la quinta e ultima stagione, in cui non mancheranno i colpi di scena

La resa dei conti tra Genny Savastano e Ciro di Marzio è arrivata e con essa è arrivata anche la conclusione di Gomorra. Una fine attesa che ricorda quella spasmodica per Il trono di spade. Anche qui c'è un trono che va conquistato, quello simbolico del potere dove Napoli è al centro. 

La necessità nasce dalla necessità di raccontare il potere e la violenza da cui deriva che va ben oltre la criminalità che si svolge solo un quel perimetro di Napoli. È riconoscibile nelle periferie in tutto il mondo. Solo la serialità poteva permetterlo” dichiara Roberto Saviano che oggi, insieme al cast principale, ai registi e ai produttori di Sky e di Cattleya, ha presentato la quinta e ultima stagione di Gomorra che da venerdì 19 novembre andrà in onda su Sky Atlantic.

Per tutti coloro che in questi 8 anni hanno preso parte alla realizzazione delle 5 stagioni non è quantificabile ciò che ha dato Gomorra umanamente e artisticamente. Rappresenta la rinascita dell'industria aprendo a chiunque abbia partecipato  i confini di un mercato.

Una produzione coraggiosa nella produzione e faticosa per le tematiche nere e la qualità con cui è realizzata diventando l'archetipo delle produzioni Sky, dove emergono nuovi talenti. Una serie elaborata per scrittura ed effetti spettacolari. Ma anche coraggiosa nel decidere di chiudere all’apice del successo internazionale.

Io ho debuttato alla regia con Gomorra e, prima di me, grandi registi, con sapienza e talento, hanno costruito un progetto che ha saputo parlare al mondo, mettendo in scena personaggi obliqui, tridimensionali, neri eppure affascinanti. Gomorra – La serie ha raccontato sistemi criminali con precisione chirurgica, attraverso un linguaggio nuovo, innovativo che l’ha resa unica nel mondo” dice Marco D’Amore alias Ciro ‘L’Immortale’ che in Gomorra V non è solo attore ma regista insieme a Luca Cupellini di 6 dei 10 episodi, con il quale divide anche il ruolo di supervisore artistico “Una pesante eredità da rispettare dove ho provato in ogni modo a tenere alta la qualità, con dedizione e amore, lavorando su una dimensione estrema dei personaggi”.

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Prima e dopo Gomorra

In questi anni più volte si è detto che nel mondo dell’audiovisivo c’è un prima e un dopo Gomorra. Gomorra ha cambiato il modo di fare cinema e serie TV in Italia dimostrando che anche noi avevamo qualcosa da dire a livello internazionale.

Gomorra è stata coraggiosa nella produzione, faticosa per le tematiche nere che affronta senza mezze misure e la qualità con cui è realizzata diventando l'archetipo delle produzioni Sky, dove emergono nuovi talenti. Una serie elaborata per scrittura ed effetti spettacolari.

L'attenzione nel mettere in piedi i codici del genere unita alla realtà ha aiutato a lanciarla a livello internazionale perché riconoscibili nel mondo. “Gomorra è stato per Cattleya un passo decisivo nello sviluppo della sua linea, volta a riportare il genere nel cinema e nella serialità italiani. In questo progetto siamo andati fino in fondo e senza mezze misure. L’ancoraggio ineludibile alla realtà e al tempo stesso il rigore nell’applicare i codici di genere, la coerenza nell’esplorare il negativo senza annacquare moralisticamente il racconto con l’equivalenza del positivo. La ricerca di un cast totalmente autentico, nell’esclusione del divismo, la pratica di una lingua viva e vera, la fisicità autentica dei luoghi. Questi sono stati gli ingredienti vincenti della serie che ora è diventato un modello che è e sarà seguito anche in futuro” afferma Riccardo Tozzi di Cattleya ribadendo la rivoluzione che ha portato in tv Gomorra dove il territorio napoletano ha avuto una componente essenziale non essendo stato ricostruito nulla in studio.

Gomorra ha creato un sistema artistico e produttivo dando lavoro partendo da scelte azzardate che nella serialità non si erano mai viste prima di Gomorra: girarla in dialetto stretto, l'osservazione di fatti reali, ascoltando storie partendo dall'inchiesta giornalistica di Roberto Saviano, approfonditi e sviscerati per poi creare le storie intorno con personaggi bellissimi e costruiti bene anche se mostruosi con le loro evoluzioni ed eventuali chiusure nelle story line. “La scelta di girarlo in dialetto stretto era necessario per dare autenticità senza tregua. Non c'è l'eroe positivo che dà via di fuga, ma allo spettatore è dato un punto di vista nudo e crudo di un pezzo di mondo che lo riguarda” spiega Roberto Saviano che quasi 10 anni fa si presenta da Tozzi con due cartelle dattiloscritte slegate dal film di Matteo Garrone con il titolo iniziale di I Principi di Gomorra “I personaggi principali che abbiamo creato nella serie traggono ispirazione a figure realmente esistite. Per esempio Don Pietro Savastano ha in sé Raffaele Cutolo mentre Genny Savastano ha delle caratteristiche che ricordano Cosimo di Lauro e un giovane Francesco Schiavone Sandokan”.

Non c’è consolazione, bisogna turbare la coscienza di chi vede la serie, questo è un elemento determinante. Infatti, fin dalle prime sequenze di Gomorra V, la tensione si taglia con il coltello non c'è spazio neanche per un attimo di tregua. Non si fanno sconti a niente e a nessuno entrando subito in quel vortice di conflitti e regolamenti dei conti che si susseguono di scena in scena.

Per Saviano è inevitabile: "Sono dei perdenti e lo sanno. Nessun personaggio è convinto di farcela. Accolgono un destino triste e tragico. È l'aspetto più drammatico di quello che mostriamo nella serie."

Il dramma shakesperiano e le donne in Gomorra

La forza della drammaturgia di Gomorra sta nell’aver indirizzato la scrittura verso un impianto che sembra pensato da Shakespeare e in questa V stagione quegli echi da dramma shakespeariano ci sono tutti: la solennità dei dialoghi, la tracotanza delle immagini e c’è sacralità nelle azioni e nelle scelte dei personaggi. I giochi per conquistare il potere, personaggi ambiziosi, machiavellici azzardano, sfidano e manipolano il destino.

Sono uomini e donne che rappresentano un mondo negativo dalla psicologia complessa con i loro dissidi interiori e i loro sentimenti.

In questa folta galleria di personaggi che si sono susseguiti in 5 stagioni spiccano le donne che da sempre in Gomorra rappresentano i personaggi più interessanti perché sorprendono e ammaliano con le loro teste, i loro ragionamenti e l’essere salde anche quando percepiscono il momento della fine. Le figure femminili in Gomorra rappresentano un modo alternativo di raccontare la donna nel crime e nella serialità italiana.

Quest’anno sono due a emergere. C’è la new entry, Donna Luciana, interpretata da Tania Garribba. Lei è la moglie di Don Angelo detto O’ maestrale (Mimmo Borrelli) nuovo alleato di Genny Savastano, donna minuta ma con un carattere feroce al pari dell’amatissimo marito e un’intelligenza astuta e raffinata. Donna Luciana è la mente della coppia.

Poi c’è l’agguerrita Azzurra, la moglie Genny che in Ivana Lotito ha trovato il giusto equilibrio tra grazia e temerarietà. Quest’anno Azzurra sarà centrale nella storia. E’ separata da Genny che dopo l’assassinio di Patrizia (Cristiana Dell’Anna) si nasconde grazie a Don Angelo in un bunker. La latitanza di Genny la fa convincere che deve tenere lontano suo figlio Pietrino da quel mondo ed è disposta tutto per farlo.

Per Ivana Lotito essere Azzurra è stata un’esperienza totalizzante: “Sono entrata in Gomorra da outsider. Dove i rapporti personali e lavorativi si sono intrecciati. Nessuno mi conosce meglio dei miei compagni di lavoro. Il mio personaggio sarà fondamentale. Questa stagione finale si basa su un viaggio introspettivo dove c'è spazio anche nel raccontare la paura, l'impossibilità di essere liberi dove non c'è nemmeno la libertà di amarsi e Genny e Azzurra sono l'emblema di questo. Sono due ragazzi che in circostanze normali vivrebbero la loro storia e si godrebbero la famiglia che hanno costruito ma non riescono ad affrancarsi e a uscire dalle tenebre per potersi amare come vorrebbero”.

Amicizia, Amore e Odio tra Genny e Ciro

Man mano che la serie è andata avanti il nucleo narrativo della storia è il rapporto di fratellanza, di coesione e poi di antagonismo tra Ciro Di Marzio e Genny Savastano. Sono loro i due principi di quel primo titolo pensato da Roberto Saviano.

Le storie dei loro personaggi hanno preso la piega che tutti conoscono grazie all’alchimia che si è instaurata tra Marco D’Amore e Salvatore Esposito. Il rapporto che hanno creato e che sono riusciti anche a rendere in scena ha rimescolato le carte della storia originaria contenuta nei primi script dove alla fine della seconda stagione Genny sarebbe morto. La complicità tra i due attori e le potenzialità di dinamiche che il personaggio di Genny grazie anche all’interpretazione di Esposito avrebbe permesso di sviluppare hanno dato un’altra dimensione alla storia.

Marco D’Amore non ha dubbi: “L'incontro con Salvatore Esposito per me è stato fondamentale. La chimica tra di noi è stata sorprendente e per me è stata una ricchezza e ha dato ispirazione ai copioni delle stagioni successive. Abbiamo avuto un’attrazione sentimentale che si nota anche da quel modo di parlare a distanza da un centimetro dal naso l’abbiamo portata noi ai personaggi forse perché nella nostra terra conosciamo il concetto d’amicizia l'amicizia, legata alla carnalità ed è più importante di qualsiasi cosa. ‘Un vero amico è più importante di una donna’ dice Genny nel secondo episodio della quinta stagione ed è assolutamente vero".

Questa stagione finale porta alle estreme conseguenze il tormentato percorso dei due protagonisti: Ciro Di Marzio e Gennaro Savastano. Quasi fratelli, amici, nemici, in perenne lotta per affermare se stessi, per non soccombere, per ottenere più degli altri, per avere potere. L’orfano e il figlio che non si è mai liberato dell’ombra del padre, sono arrivati all’epilogo. Due maschere di sangue e morte, ma anche di grande e umana fragilità sono stati così vivi e incisivi nella storia che sembra che le parole sulla messe su pagina le abbiano sussurrate loro agli sceneggiatori.

Ciò che provano l’uno verso l’altro, quello che sono diventati viene fuori in tutta la sua potenza nel secondo episodio della V stagione che inizia dove finisce il film L’Immortale diretto dallo stesso D’Amore, ossia l’incontro tra Ciro e Genny a Riga. Potrebbe essere il momento più bello è intenso dove in unica scena emerge il loro rapporto impossibile da definire, animato da una valanga di sentimenti contrapposti dove entrambi per qualche istante sono vulnerabili. Anche come chiave stilistica la prima parte di quel episodio è diverso da quello che siamo abituati a vedere in Gomorra, è più intimistico vicino al cinema d’autore.

È come se fosse una storia d'amore quella tra Ciro e Salvatore. Nella quinta stagione Genny reagisce male all'abbandono di Ciro, il suo rancore per lui è mosso più per motivi affettivi. Questi due uomini si sono fatti di tutto e hanno fatto di tutto l'uno per l'altro e penso che alla fine della serie, in qualche modo, l'amore vincerà” racconta Salvatore Espoisto.

Per Roberto Saviano, Ciro e Genny hanno un legame che è più forte del sangue: “Nelle dinamiche criminali accade spesso parlarsi con i volti vicini, naso a naso, occhi negli occhi quasi come se si stessero per baciare. E una sfida ma paradossalmente indica anche criminalità. Il loro rapporto nasce da qualcosa che esiste ed è presente nelle interazioni dell’ambiente della criminalità, dove dall’amore si passa al sangue, attraversando tutti i gradi del colore dell’emozione e Marco e Salvatore la restituiscono benissimo”.

Cosa ha lasciato Gomorra?

Nonostante siano due antieroi, Ciro e Genny sono una coppia iconica nonostante siano due antieroi. Sono dei personaggi che sono diventate delle maschere in cui gli attori sono scomparsi dietro ai personaggi. Ma ora quanto è necessario distaccarsi dai loro personaggi? 

Noi abbiamo creato emulazione in tanti prodotti seriali internazionali e nazionali. Io sarò sempre grato a chi mi ha affidato Genny Savastano. Ha portato tanti progetti interessanti dove ho avuto modo di interpretare ruoli diversi. Spero di riuscirci anche in futuro anche con i prossimi film che usciranno come la commedia Rosanero e l’aspirazione di trasformare in serie il mio romanzo Lo Sciamano. Vedremo cosa accadrà...” racconta Salvatore Esposito che sul set di Gomorra ha fatto il suo vero apprendistato d’attore “ Noi attori potremmo scrivere gli effetti che i personaggi hanno avuto su di noi sia intimi, dolorosi ma anche pieno di aneddoti divertenti. Ho imparato tanto e ho avuto la fortuna di formarmi e interagire con persone estremamente professionali. Sono cresciuto grazie e con questa serie. C'è euforia ma malinconia per la chiusura di questa serie. Un po’ come la fine della storia d'amore”.

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La Polemica

Come sempre quando si parla di Gomorra si parla del cattivo esempio che si inculca soprattutto ai ragazzi e della brutta immagine che si dà di Napoli. Tutta la squadra della serie rimandano al mittente queste polemiche.

Ai giornalisti e alle persone che puntano il dito sull'emulazione negativa che dà la serie sui ragazzi dove sembra passare la vittoria del male e della criminalità è lo stesso Saviano a replicare: "Nessuno è diventato criminale o trafficante vedendo Gomorra o Breaking Bad. Gomorra ha raccontato quel mondo perché esiste e ha assistito alla sua rappresentazione. La serie spiega come mai il criminale si mitizza in qualche modo diamo lo strumento per capirlo e smontarlo e skipparlo. Raccontando il male penso di aver fatto un ruolo pedagogico. L'orizzonte criminale che raccontiamo è attuale, ed palpabile. Ciò che sta cambiando è Scampia. C'è tanto d a fare ma le persone che ci vivono e ci lavorano stanno iniziando a reagire per abbattere questo sistema criminale e forse in questa presa di coscienza lo si deve a proprio Gomorra".

Chi ci fa questa domanda vuol dire che non conosce bene il nostro territorio. Molti ragazzi vedendo Gomorra hanno iniziato a studiare recitazione. È aumentato il turismo a Napoli e dopo  Gomorra sono tante le produzioni cinematografiche e seriali che vengono nella nostra città generando nuovi introiti. ” affermano D’Amore ed Esposito.

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